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Per l’unità delle liste civiche

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Giorgio Pagano, Cooperante, già Sindaco della Spezia.

LA SPEZIA – Nel terzo libro delle “Storie” Erodoto mette in scena la discussione tra tre alti dignitari sul miglior regime da adottare. Dario sostiene il governo di uno solo, la monarchia; Mogabizo il governo dei pochi, l’oligarchia; Otane propone di consegnare il governo alla moltitudine. A questo regime spetta “il nome più bello di tutti”: “isonomia”, che vuol dire “eguaglianza”. Erodoto aggiunge che equivale a “democrazia”. Anche allora c’era la crisi di un impero. Come oggi, nel nostro piccolo, a Spezia. Se ne esce con “il potere alla moltitudine”, cioè la partecipazione, l’”eguaglianza” e la “democrazia”, diretta e non solo rappresentativa. Con un cambio netto di rotta rispetto all’esperienza di questi anni. E anche a quella degli anni precedenti: io, che fui “il Sindaco della partecipazione”, ho poi proposto modelli diversi, frutto dei tempi nuovi. In una città diventata molto meno giusta, il cambio riguarda anche l’”eguaglianza”: la lotta alle povertà e alle solitudini e per i diritti sociali. Il lavoro non basta se è servile, come quello degli immigrati pagati trecento euro al mese, che vivono ammassati in dieci in una stanza. Lavorano in alcune delle nostre fabbriche, già simbolo di una fierezza operaia per ora piegata.

Il centrosinistra di cui qualcuno invoca l’unità non c’è più perché non è più da tempo la forza della “partecipazione” e dell’”eguaglianza”. Certamente sono state fatte cose buone, come l’avvio di una riflessione sulla nuova economia sostenibile. Anche se l’aver riportato le demolizioni navali in Arsenale è un macigno che inficia tanti buoni propositi. Il centrosinistra e la sinistra potranno rinascere: ma solo guardandosi allo specchio, non rimuovendo le sconfitte.

L’alternativa oggi è il civismo: una democrazia civica fondata sulla responsabilità e un nuovo disegno comune. C’è bisogno di far circolare sangue in una città sempre più anemica. Di costruire non solo un nuovo modello di sviluppo ma anche una nuova società civile. Non saranno i partiti a mutare le cose se non ci sarà un passo in avanti dei cittadini. Le liste civiche che vogliono il cambiamento dovrebbero unirsi, non competere tra loro. E, al loro fianco, le forze di sinistra dovrebbero contaminarsi e rigenerarsi in una nuova stagione di impegno civile, anziché ritrarsi nelle loro stanche identità.

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