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Pagano: «Sicurezza vuol dire innanzitutto mettere al sicuro i migranti»

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Giorgio Pagano, Presidente dell’Associazione Culturale Mediterraneo.

LA SPEZIA – Le parole spiegano che il clima verso gli immigrati sta cambiando. Sempre più vengono chiamati “clandestini” e “irregolari”, come ai tempi di Berlusconi e Maroni. Poi vennero gli anni in cui assistere gli esseri umani era una priorità, ma sono lontani. Ritorna la parola sicurezza, che, dice il Ministro Minniti, è “una parola di sinistra”. Ma la sicurezza non è un valore in sé: può essere abbinata con la forza, ma anche con la giustizia. La vera sicurezza è quella che vale per tutti, innanzitutto per le vite umane che scappano dall’inferno. Solo se mettiamo in sicurezza loro siamo sicuri anche noi.

Visti nell’insieme, il decreto sulla sicurezza e quello sull’immigrazione, firmato anche dal Ministro Orlando, combinati con il taglio del Fondo sociale, descrivono uno Stato che non affronta le ragioni del disagio ma lo perseguita: allontanare chiunque venga considerato “indecoroso”; moltiplicare i Cie (Centri di identificazione ed espulsione) cambiandone il nome (Centri di permanenza per il rimpatrio) ma non l’inutilità e la vergogna; accelerare le espulsioni, con soli due gradi di giudizio anziché tre, contro i principi basilari del diritto come “La legge è eguale per tutti”. Il rischio di incostituzionalità è forte, come per il decreto Maroni, ma ora importa prendere voti facendo leva sulla paura. Minniti ammette che i reati sono diminuiti del 9,4% nell’ultimo anno, ma quel che conta è che “la percezione di insicurezza è aumentata”. Grazie a chi?

L’altra linea in continuità con Berlusconi è quella dei muri, che dice ai governi africani: “Noi ve li paghiamo, voi ve li tenete”. Dove poi se li tengano e chi paghiamo noi per tenerseli non conta. Invece va detto: i migranti resteranno all’inferno, perché i governi con cui trattiamo sono dittature come l’Eritrea o regimi debolissimi come la Libia. La cooperazione allo sviluppo ha come scopo garantire il “diritto di restare” con lo sviluppo equo dell’Africa, non certo impedire a chi è costretto il “diritto di migrare”. Solo stabilizzando la Libia e l’Africa si potrà cominciare ad affrontare il problema. Intanto dobbiamo accogliere: perché, a causa della crisi demografica, abbiamo bisogno dei migranti, e per un motivo etico. Nell’ufficio del Sindaco di Lampedusa Nicolini c’è una targa con scritto: “Quando alzi un muro, pensa a chi lasci fuori”.

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