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L’avversaria – Bari: Stop and go. Verso quale direzione?

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Bene al San Nicola, male fuori: la squadra di Colantuono non riesce ancora a trovare la quadra di un cammino altalenante. La paura di una piazza al colmo della pazienza, è l’esclusione dalle prime otto. 

LA SPEZIA – Che l’avvento di Colantuono abbia portato a Bari i propri benefici è indiscutibile: i galletti lottano tra le prime otto della classe, i play off, ad oggi, sarebbero realtà grazie ai 50 punti e il gioco è decisamente migliorato.

Non tutto, però, sembra perfetto, a partire da un negativo rendimento esterno che ha tarpato le ambiziose ali dei galletti. Se la vittoria sul campo del Benevento – datata 24 febbraio – aveva fatto pensare al definitivo salto verso le prime due posizioni della classifica, le seguenti tre uscite lontano dal San Nicola hanno riportato sulla terra i pugliesi.

La sconfitta di Chiavari, i quattro gol subiti a Trapani e il due a zero maturato a Vercelli hanno infatti portato alla luce il mal di trasferta della squadra di Colantuono, a differenza dell’ ottimo rendimento casalingo, dove nelle ultime cinque gare sono arrivate quattro vittorie, l’ultima contro il Latina.

A otto turni dal termine, cinque saranno gli appuntamenti esterni dei galletti, chiamati a rispondere ai consueti malumori di una piazza delusa ed esigente.

Per la gara contro lo Spezia, il tecnico romano dovrà far fronte ad una vera e propria emergenza infortuni: all’assenza di Brienza, si è infatti aggiunto il K.O. di Floro Flores, pedina fondamentale dello scacchiere barese, già a segno in quattro occasioni nonostante il recente arrivo. Pronti dunque Maniero o Raicevic , mai troppo brillanti in questa stagione e chiamati a sorreggersi un reparto offensivo troppo sterile – 37 le reti totali – per puntare a posizioni di lusso.

Decisamente meglio, invece, la difesa, tra le migliori con 35 reti subite, a testimonianza del fatto di come questo Bari sia caratterizzato da due velocità: a Colantuono l’arduo compito di far scattare una squadra da troppi anni bloccata sulle proprie paure.

Andrea Licari

 

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