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Al via il progetto “Le chiavi del sorriso”

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Progetto selezionato dal bando 2016 “Verso un welfare di comunità: la famiglia come risorsa” della Fondazione Carispezia

LA SPEZIA – Migliorare la qualità di vita delle persone con disabilità intellettiva e dei loro famigliari. È questo l’obiettivo principale del progetto “Le chiavi del sorriso” realizzato dall’Associazione Anffas La Spezia in rete con soggetti pubblici e privati e finanziato dalla Fondazione Carispezia attraverso il bando 2016 promosso nel settore dell’Assistenza sociale “Verso un welfare di comunità: la famiglia come risorsa”.

Le chiavi del sorriso” risponde agli elementi chiave del bando: oltre alla creazione di uno stabile partenariato, il progetto avvierà una sperimentazione innovativa sul territorio con la realizzazione di spazi adeguati e percorsi socio-educativi per l’autonomia abitativa di persone con disabilità intellettiva, puntando a far raggiungere loro una maggiore indipendenza dai famigliari.

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Molte famiglie che hanno all’interno del loro nucleo persone con disabilità intellettiva hanno l’esigenza di attivare percorsi di maggiore autonomia della persona con disabilità per non rendere troppo traumatico il suo distacco dal famigliare in caso di malattia o, ancor più grave, in caso di morte dello stesso, ma anche per permettere ai membri della famiglia, sempre concentrati sul proprio famigliare bisognoso di attenzioni, di potersi ritagliare momenti di vita “normali”.

Ogni mese, per 24 mesi, 4 persone con disabilità potranno trascorrere un fine settimana in “autonomia” e saranno ospitati nella struttura dell’Anffas Onlus La Spezia, che dispone di un appartamento di 350 metri quadrati, con annesse due camere da letto. La struttura, autorizzata dalla Asl 5 “Spezzino” e dal Comune della Spezia con protocollo n.7977/4 come Centro di Sollievo Residenziale, si trova in viale Amendola 92 alla Spezia.

I partecipanti – utenti con disabilità intellettiva seguiti dall’Associazione Anffas Onlus o dal Distretto Socio-Sanitario 18 La Spezia-Lerici-Porto Venere – entreranno nella struttura il venerdì pomeriggio alle ore 15 e usciranno la domenica alle ore 21 dopo aver cenato. La struttura potrà accogliere contemporaneamente 4 persone disabili che saranno affiancate da 3 educatori e da 3 volontari che si alterneranno nello svolgimento delle giornate. Farà parte dell’équipe anche uno psicologo. Per ogni singolo utente coinvolto, l’équipe redigerà un progetto educativo individuale con il quale verrà definito l’itinerario operativo.

Nella struttura si alterneranno quindi 24 utenti e ognuno parteciperà a 4 fine settimana di autonomia. I destinatari avranno la possibilità di sperimentare momenti di gestione domestica, tra cui la gestione degli spazi comuni e propri, la preparazione della tavola per i pasti, le abituali attività quotidiane come la cura della propria persona. Insieme agli educatori e ai volontari verranno decise le uscite sul territorio, i laboratori da svolgere, la partecipazione e momenti di integrazione sociale nelle varie feste presenti sul territorio. Saranno previste anche uscite in barca a vela nel periodo aprile-settembre.

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Grazie al contributo della Fondazione Carispezia sarà possibile utilizzare l’appartamento nei fine settimana, sostenere i costi degli educatori e psicologi, delle gite e attività da svolgere nei week-end. Partner del progetto che saranno coinvolti nelle diverse attività sono realtà attive da diversi anni nell’ambito socio-assistenziale, quali l’Orsa Minore e l’Associazione Afrodite, oltre al Distretto Socio-

Sanitario 18 che parteciperà alle riunioni d’équipe nei vari step e individuerà eventuali utenti da inserire nel progetto.

Le attività de “Le chiavi del sorriso” saranno costantemente monitorate da un’apposita cabina di regia e condivise con il sistema di stakeholder con il quale si intende creare un processo partecipativo che avrà la finalità di diffondere i risultati e in parallelo di programmare interventi futuri nell’ottica della sostenibilità economica del progetto. L’iniziativa potrà proseguire nel tempo grazie a molteplici fattori, tra cui: un numero elevato di volontari “esperti” delle associazioni coinvolte che potranno, con l’esperienza acquisita, sostituire in parte gli educatori; la compartecipazione economica delle famiglie che vorranno inserire il proprio familiare; la disponibilità da parte degli enti pubblici di riferimento – Distretto Socio-Sanitario e Azienda sanitaria locale – che potranno impiegare risorse proprie verificati i risultati positivi del progetto una volta terminati i due anni di sperimentazione.

Le chiavi del sorriso” costituisce quindi un’esperienza importante per la città e il territorio: un percorso di crescita comune volto a far sì che le persone con disabilità intellettiva possano raggiungere gradualmente un ruolo adulto, divengano capaci cioè di prendersi cura di sé, di scegliere e di decidere, di vivere una vita il più possibile autonoma, a piccoli gruppi, in normali abitazioni, seguiti da educatori; allo stesso tempo, i loro famigliari potranno godere di tempo da dedicare a loro stessi ritrovando maggiore serenità.

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