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Troppa poca frutta e verdura entra nell’alimentazione dei bambini: solo 40 grammi di frutta e 10 grammi di verdura

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LA SPEZIA – «40 grammi di frutta e 10 grammi  di verdura  è questa la quantità (di frutta e verdura) che i bambini  mangiano in età scolare nella nostra città.  I dati sono emersi  dal progetto “Cibo e Mindfulness” realizzato in sette scuole  spezzine da IESCUM e sostenuto dalla Fondazione Carispezia  presentato questa mattina  nel corso di una conferenza stampa  che si è svolta nella sede della Fondazione . Il percorso è ancora lungo  anche se i bambini spezzini si sono posizionati meglio  di quelli siciliani e allo stesso livello di quelli milanesi.  E allora che cosa fanno i ricercatori  per  invogliare gli studenti  a mangiare  frutta e verdura?  Realizzano all’interno delle scuole   il “Pranzo educativo” acquistando fino ad oggi oltre tre tonnellate di frutta da distribuire come snack  al posto della merendina.»

Educare alla giusta alimentazione fin da piccoli per prevenire in primis l’obesità. Un percorso arduo che ha meritato uno studio approfondito dalla ricerca “Cibo e mindfulness” realizzata dall’istituto Iescum e sostenuto da Fondazione Carispezia. I primi risultati sono stati illustrati questa mattina nella sede della Fondazione, entro un anno il quadro sarà completo.
Lo studio ha coinvolto 450 bambini, tra i 3 e i 5 anni, ai quali sono stati proposti giornalmente frutta e verdura al posto degli snack tra un pasto e l’altro. Alla Spezia, a detta anche degli esperti che hanno presentato il progetto, i bambini hanno mostrato conoscenza nei confronti di frutta e verdura ma il consumo effettivo è ben lontano da quello consigliato.

Per Franco Giovannoni responsabile della struttura semplice dipartimentale di neuropsichiatria infantile dell’Asl 5: “Partiamo da un dato allarmante, il 25 per cento della popolazione pediatrica è a rischio obesità e non viene calcolata l’incidenza di malattie molto più gravi che potrebbero insorgere in età adulta. Le politiche di Asl cercano di creare percorsi di educazione alimentare, uno su tutti quello del day hospital per evitare l’insorgere di disturbi alimentari. Ai bambini di oggi manca la cultura e hanno un consumo ansioso del cibo”.
I primi risultati sul territorio si sono ottenuti grazie alle politiche già adottate dal Comune che favoriscono l’introduzione di alimenti sani nella vita di tutti i giorni, partendo dal coinvolgimento delle insegnanti. “Come istituzione – ha spiegato Lucia Castiglia responsabile dei servizi educativi nidi e scuole dell’infanzia del Comune della Spezia – abbiamo cercato di portare già a suo tempo con Asl dei percorsi mirati. Ad esempio le maestre mangiavano assieme ai bambini sia al nido che alla scuola dell’infanzia. Nel corso del progetto i bambini sono stati invogliati a mangiare frutta e verdura tramite assaggi tra un pasto e l’altro in modo che arrivassero con il giusto appetito al pasto”. Per lo studio sono state distribuite tre tonnellate di frutta nelle sette scuole che hanno aderito al progetto, in due è ancora in corso, e da oggi cominceranno le fasi di restituzione.

Nonostante il “modello spezzino” sia lo stesso in città come Milano, rispetto ad altre scuole anche del sud Italia, che quindi favorisce buoni risultati e l’aumento della consapevolezza da parte del bambino i consumi rimangono bassi. Perché i bambini disdegnano cibi sani? E’ una questione di abitudine, se gli adulti ne consumano meno anche loro saranno portati a rispettare quel modello, e per impatto visivo. Ad esempio alimenti di determinati colore e consistenza non invogliano il bambino al consumo. Giovan Battista Presti, vice presidente di Iescum ha spiegato: “Tutto il progetto è stato realizzato per lasciare un’eredità importante per il territorio. Lo studio è stato improntato molto sulla letteratura scientifica e l’obiettivo è quello di creare interventi semplici. In questo territorio è già stato fatto molto, la domanda è: si può fare di più? La risposa è sì ma tutti insieme. Da una prima analisi dei dati è possibile evidenziare come il consumo medio di frutta effettuato nell’intervallo di metà mattina da parte del campione analizzato si aggira intorno ai 40 grammi prima dell’intervento mentre quello di verdura intorno ai 10 grammi, quantità che sono all’incirca da un quarto a un quinto di quelle giornaliere raccomandate. Alla fine della prima fase dell’intervento le quantità si sono innalzate e stiamo verificando se questo comportamento viene mantenuto nel corso del tempo”. Ma lo studio ha anche dimostrato che il continuo assaggio, 20 giorni per le scuole coinvolte e un totale di 10mila ore di lavoro, può cambiare almeno in parte le cattive abitudini.

“Nel corso del progetto – ha detto la ricercatrice Iescum Silvia Cau – abbiamo notato un aumento degli assaggi da parte dei bambini. Si tratta di risultati ottenuti grazie ai modelli proposti al bambino e ai feed back che riceveva dai compagni. “Cibo e mindufulness” prevede anche un percorso per i bambini affetti da autismo, in accordo con le famiglie, verrà condotta una sperimentazione al di là dell’orario scolastico”.
I dati raccolti consentiranno di verificare se effettivamente le strategie che la letteratura scientifica riporta come efficaci lo sono state in questo specifico contesto. La raccolta dati terminerà nel prossimo anno scolastico. Saranno, inoltre, analizzate le abitudini alimentari delle famiglie e sarà confrontata la selettività alimentare in bambini con e senza diagnosi di disturbo dello spettro autistico.

Fondazione Carispezia, ha rimarcato il proprio impegno: “Si tratta di un progetto con ricadute socio-sanitarie importanti per il territorio – ha spiegato Giulia Micheloni consigliere d’amministrazione di Carispezia -. Per noi è fondamentale poter condividere questo percorso e come le altre nostre attività punta a rafforzare il legame tra attività di ricerca e strutture ospedaliere locali. La sinergia tra enti è fondamentale per il bene di tutti”.
Claudia Verzani

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