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Mostra “Walter Bonatti. Fotografie dai grandi spazi”

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Inaugurata la mostra a Walter Bonatti: alpinista, giornalista, fotografo nella sede della Fondazione Carispezia e al Castello Doria di PortoVenere. La mostra viene dedica ha detto Matteo Melley ai 4 alpisti deceduti della nostra città.

LA SPEZIA – Se dico Walter Bonatti a cosa mi ricollego? All’alpinista, al giornalista, al fotografo, ed anche  ad una persona che dell’avventura ne ha fatto una narrazione umana.

Da tutto questo è nata  la mostra: “Walter Bonatti: Fotografie dai grandi Spazi”, inaugurata questa mattina nella sede della Fondazione Carispezia, e domani sabato alle ore 17,30 presso il Castello Doria di Porto Venere.

La mostra nasce dalla collaborazione con la Fondazione FORMA per la Fotografia,  è curata da Alessandra Mauro e Angelo Ponta ed è stata realizzata con l’Archivio Bonatti.

Resterà aperta in entrambe le sedi fino al 18 giugno 2017.

Walter-Bonatti

“L’esposizione – ha sottolineato il presidente della Fondazione Matteo Melley –  viene dedicata  ai  4  alpinisti  deceduti  della nostra città.  Con questa nuova iniziativa  la Fondazione  prosegue il percorso dedicato alla fotografia e rende omaggio alla figura di Walter Bonatti, alpinista, esploratore e fotografo, che con il nostro territorio ha avuto legami affettivi e familiari, in particolare con Porto Venere nel cui cimitero comunale è sepolto insieme alla compagna Rossana Podestà”.

Un lungo racconto visivo, un insieme di immagini straordinarie stampate in grande formato, un’avventura esistenziale unica: la mostra su Walter Bonatti è un’occasione per ripercorrere oltre 30 anni di viaggi alla scoperta dei luoghi meno conosciuti e più impervi della Terra, raccontando la passione per l’avventura insieme alla straordinaria professionalità di un grande alpinista, esploratore e fotografo. Le grandiose immagini a colori di Bonatti in mostra nelle due sedi espositive compongono un lungo, unico diario di viaggio dove si intrecciano visioni e ricordi. Le fotografie – tratte dall’Archivio di Walter Bonatti, donato dagli eredi al Museo della Montagna di Torino Duca degli Abruzzi – sono accompagnate da note dello stesso autore, cimeli originali e interventi video (realizzati da N!03) sulla sua esperienza in montagna e sul “personaggio” Bonatti. Walter Bonatti imparò a fotografare e a scrivere le proprie avventure con la stessa dedizione con cui imparò i segreti della montagna. Nei suoi quindici anni di lavoro per il settimanale Epoca si imporrà come uno dei più talentuosi fotoreporter dai luoghi selvaggi del pianeta, e se l’alpinista estremo (e spesso solitario) aveva conquistato l’ammirazione degli uomini e il cuore delle donne, l’essere insieme narratore e protagonista delle proprie avventure lo proietterà anche nell’immaginario dei più giovani.

A ogni viaggio, Bonatti partiva alla ricerca dei suoi ricordi letterari e dei suoi eroi, cercando di riviverne le avventure.Molte tra le sue folgoranti immagini sono grandiosi “autoritratti ambientati” e i paesaggi in cui si muove sono insieme luoghi di contemplazione e di scoperta. Bonatti si pone davanti e dietro l’obiettivo: in un modo del tutto originale è in grado di rappresentare la sua fatica e la gioia per una scoperta, ma al tempo stesso sa cogliere le geometrie e le vastità degli orizzonti che va esplorando.

Così, immagine dopo immagine, reportage dopo reportage, si compie il racconto dell’avventura e insieme, il “romanzo dell’io” di Bonatti. Il talento per la narrazione, l’amore per le sfide estreme, l’interesse per la fotografia come possibilità di scoprire e testimoniare per sé e per gli altri. Una passione, e probabilmente anche un’esigenza, nata già negli anni dell’alpinismo (con i trionfi e le amarezze che li segnarono), con le foto scattate sulle pareti più difficili, e poi consolidata nel tempo, con i racconti d’imprese affascinanti e impossibili.

Walter Bonatti nasce a Bergamo nel 1930. Del 1951 è la sua prima grande impresa alpinistica: con Luciano Ghigo scala la parete est del Grand Capucin nel gruppo del Monte Bianco. Nel 1954 Bonatti è il più giovane partecipante alla spedizione capitanata da Ardito Desio, che porterà Achille Compagnoni e Lino Lacedelli sulla cima del K2. Nel 1955 scala in solitaria e per la prima volta assoluta il pilastro sud-ovest del Petit Dru, nel massiccio del Monte Bianco. Nell’inverno del 1965 scala in solitaria la parete nord del Cervino aprendo una nuova via. È la sua ultima impresa di alpinista estremo. Successivamente si dedicherà all’esplorazione e all’avventura come inviato del settimanale Epoca, fino al 1979. A partire dagli anni Sessanta pubblica numerosi libri che narrano le sue avventure in montagna e negli angoli più sperduti del pianeta. Muore a Roma il 13 settembre 2011, all’età di 81 anni.

orari e biglietti:

FONDAZIONE  CARISPEZIA:

lunedì – giovedì 10.30-13.00 e 15.30-19.30

venerdì – domenica 10.00-19.30

ingresso libero

CASTELLO DORIA -PORTOVENERE:

lunedì – domenica

10.00-18.00

entrata a pagamento al Castello Doria

Claudia Verzani

 

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