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I cadidati a sindaco si sono confrontati in un dibattito sul Waterfront e l’Arsenale

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Convegno al Camec organizzato da Confcommercio.

LA SPEZIA – Il Design fa parte di noi. Senza non si vive. Non è un’opinione, ma una certezza. Questo è emerso dall’incontro che si è svolto questa mattina al museo Camec dal titolo “Design: Il segno attraverso il tempo” organizzato dalla Confcommercio.

“Il Camec, il museo d’arte moderna della Spezia, deve diventare un punto di riferimento del Design con appuntamenti costanti”. Sono le parole di Marzia Ratti direttrice Camec, in occasione dell’apertura dell’evento.

Erano presenti all’evento: Sergio Buttiglieri, Interior design director Sanlorenzo yacht, Piero Lissoni, Architetto, art director, designer Lissoni Associati, David Lopez, Project Manager Lissoni Associati e il nostro concittadino Andrea Carletti , architetto, CEO e Founder di Street Food Mobile Srl..

“Il Design e quindi l’interior design – hanno sottolineato gli intervenuti – ha conquistato la progettazione nautica fino a cambiarne i codici estetici, sempre meno legati al mondo marino e sempre più metropolitani e contemporanei. Il design unito alla funzionalità di oggetti della quotidianità ha fatto le fortune di aziende come Alessi, Kartell aiutandole a posizionarsi in una fascia alta di mercato nonostante materie prime economiche come plastica o metalli. Il design ha trasformato il modo di consumare, i luoghi dello shopping, del cibo , della quotidianità. Spazi urbani in Italia ed Europa hanno visto l’intervento di artisti ed architetti che attraverso il design hanno rivisitato il concetto di spazio e Fruizione. Il design è pervasivo: è un modo di vivere, uno stile, un modo di fruire dello spazio fisico ma anche digitale, un modo di consumare. E’ tutto ciò ci fa fare un’esperienza diversa della nostra quotidianità”.

Il convegno si è concluso con un dibattito dei candidati a sindaco alle prossime elezioni amministrative.

Lorenzo Forceri: “Penso che dal mondo del design – porto l’esempio del telefonino – arrivino molte suggestioni, alimentano la sensibilità verso la creatività. Si debbano prendere delle decisioni, facendo delle scelte Il design deve andare a braccetto con l’economia. La verifica di tutto questo si ha con la fruizione: per avere un ritorno è necessario tenere sempre acceso il collegamento con la gente. Se penso a buone realizzazioni esistenti dico il ponte Revel e l’auditorium dell’Autorità portuale, se penso a cose brutte, penso a piazza Cavour, peraltro anche poco funzionale, alla cattedrale. Piazza Verdi? Ha alcuni buoni elementi”.

Massimo Lombardi punta dritto sulla capacità di progettare secondo le sfide odierne: “Creatività, originalità, idee. La politica non è un mondo grigio, l’innovazione una strada, l’elemento artistico colora le nostre vite. La maglia dello Spezia è un simbolo, la divisa pensata per i 110 anni è una forma d’arte nel mondo che rappresenta. L’importante è non commettere gli errori fatti dall’amministrazione uscente: ci deve essere rispetto per la democrazia partecipata. Ascoltare la gente significa che chi ha le capacità di visione deve essere coinvolto. E che il nuovo abbia il giusto impatto con la storia partendo dalla ricostruzione di una progettualità collettiva”.

“Promuove il palazzo del Camec e la nuova biblioteca Guido Melley anche se al momento non funziona l’aria condizionata. Per me design non è solo prodotto, ma anche spazio urbano. L’interramento di Viale Italia è il ripensamento più forte, perché non tutto inizia e finisce con le crociere. Il sottopasso di Caricamento a Genova è un modello e se in questo caso non ci sono i finanziamenti possiamo mirare ad altro.

Il primo giro finisce con Pierluigi Peracchini, “C’è stato un lungo periodo buio. Quello del cemento, di piazze bruttissime come Kennedy e la Cavour rifatta fra i ’90 e i 2000. Io dico che bisogna partire dalla nostra storia, che è necessario un nuovo bando per il waterfront. Il bello deve essere vissuto, non deve essere solo puro piacere estetico”.

Il giro ricomincia.

La base militare e le immense pertinenze della Difesa diventano protagoniste ma prima Forcieri replica a Melley sulla possibilità di creare un tunnel sotto Viale Italia.

Forceri: “Quell’opera ha fatto saltare il waterfront, perché o fai dei grattacieli vista mare o non c’è, semplicemente, il ritorno economico. Cosa fai metti un ticket per passare? E allora dico che è nella zona di ponente che ci si deve muovere. Tutto quello che sta davanti a viale Amendola va aperto alla città. La Marina ne ha bisogno e noi dobbiamo ridefinire un nuovo patto con loro. Non tutti i muri sono storici e pregiati, insomma”.

Lombardi: chiede interventi in un senso di prospettiva: “Mettiamo mano all’arsenale pensando a dove è collocata. Contestualizziamo nell’odierno, l’apporto dell’arsenale, con i quartieri che la lambiscono. E poi facciamo formazione, nel rispetto della storia di quel luogo”.

Melley guarda a Marola: “Il piano Brin prevede lo spostamento delle officine, luoghi di produzione che sfatano il mito dell’arsenalotto scansafatica. Fino a quando quel cambiamento non si concretizza non si muove niente. L’importante è non dover pianificare in perpetua contrapposizione”.

PERACCHINI: “Non è una città nuova, ha vincoli fortissimi anche dal punto di vista delle servitù militari. Se noi abbiamo una visione produttiva dobbiamo pensare al prolungamento di Viale Italia, verso la Napoleonica e dalla parte destra aprire sempre più al privato. Il progetto dell’ampliamento del museo, il sottomarino, la nave in disuso visitabile, sono idee fattibili, coi soldi messi a disposizione dalla Regione”.

Claudia Verzani

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