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«Ora basta, più potere ai cittadini!»

Sino all’ultimo voto. Annotazioni, curiosità e analisi della campagna elettorale.

LA SPEZIA – Serve più partecipazione, basta con le decisioni subite dai cittadini, coinvolgiamoli nelle scelte amministrative! E’ il mantra di tutti i candidati ripetuto con sfumature diverse. Gli archi di Buren (nuova piazza Verdi) e le piante abbattute lungo scalinata Cernaia sono diventati, a torto o a ragione, episodi simbolici dell’irrilevanza dei cittadini. Così in campagna elettorale assistiamo al rinascimento invocato della consultazione popolare. Però l’esigenza di cambiare registro, cioè di aprirsi di più alle istanze degli spezzini, si era posta nell’ultima fase dell’amministrazione Federici che sembrava aver smarrito il feeling con loro. Federici perdeva percentuali in popolarità (sondaggi Sole 24 Ore) e alcuni assessori, Luca Basile in testa, gli rimproveravano una politica troppo chiusa nel Palazzo.

Così la partecipazione da rilanciare è diventato uno dei argomenti branditi dai candidati. Cristiano Ruggia, candidato dei Comunisti Italiani, promette che, se sarà eletto, ridarà vita ai Comitati di quartiere (lo ha mai proposto nella sua lunga permanenza in giunta? chissà). Donatella Del Turco, candidata del Movimento 5 Stelle, si impegna a coinvolgere comitati e associazioni nella lotta agli sprechi e assicura verifiche rigorose su bilancio e aziende partecipate. Andrea Costa, capolista di Spezia Popolare, lista che sostiene Pierluigi Peracchini, assicura che la prima cosa che farà il centrodestra sarà quella di far decadere il Puc (“E’ nato già vecchio”) e di riscriverlo ascoltando la città come non è avvenuto prima. Massimo Lombardi, candidato sindaco di “Spezia bene comune”, si è spinto più avanti di tutti e ha annunciato istituti di partecipazione diretta dei cittadini sul modello di quanto fatto a Napoli dal sindaco Luigi De Magistris.

Certo che con 12 aspiranti sindaco e 25 liste, nell’ultima settimana di campagna elettorale ne vedremo ancora delle belle. Gli attacchi personali-identitari sono già partiti. Andrea Orlando, ad ogni iniziativa, ribatte il chiodo dell’unico candidato del centrosinistra che, secondo lui, è Paolo Manfredini. Sempre secondo lui votare altri presunti candidati di centrosinistra “da percentuali da prefisso telefonico”, come Lorenzo Forcieri o Guido Melley, significa far vincere il centrodestra o i grillini.

Lorenzo Forcieri, candidato sindaco, ribatte senza scomporsi che si sente più del Pd lui, ancorchè “scomunicato”, di Paolo Manfredini, socialista da sempre. Cristiano Ruggia si inorgoglisce a esibire, unico candidato, la falce e il martello, ma Massimo Lombardi ricorda a tutti: rappresentiamo la vera sinistra in città. “L’unica opposizione siamo noi” gonfia il petto Giulio Guerri, candidato di due liste civiche, mentre Cesare Bruzzi Alieti, candidato sindaco di Casapound, gli rinfaccia che in tutti questi anni non c’è stata vera opposizione e i “risultati si vedono”. Donatella Del Turco vuol dimostrare che non tutti i politici sono uguali e Guido Melley, candidato sindaco, rivendica la sua diversità: essere indipendente e autonomo.

Le proposte più stravaganti ascoltate nella scorsa settimana sono di Andrea Costa e Paolo Manfredini. Costa, che coltiva la passione della maratona, immagina di popolare le periferie della città di runners, di gente che corre e si allena, rendendole così più sicure. I corridori segnalerebbero anomalie e presenze equivoche.

Manfredini, invece, pensa di installare un tapis roulant nella galleria Spallanzani per i pedoni. La viabilità stradale continuerebbe in direzione stazione ferroviaria con una corsia per i bus, separata da quella per pedoni (tapis roulant) e ciclisti. Ve lo dicevo, no? La competizione stimola la fantasia.

Renzo Raffaelli