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Consiglio Regionale di martedì 30 maggio

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Discussione sui Nuovi criteri per l’assegnazione e la gestione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica

Questa mattina è ripreso il dibattito sul Disegno di legge 150: Modifiche alla Legge regionale 10 del 2004 in materia di assegnazione e gestione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica e alla Legge regionale 38 del 2007 relativa all’organizzazione dell’intervento regionale nel settore abitativo.

Marco De Ferrari (Mov5Stelle) ha criticato il testo definendolo «vuoto» e ha ricordato l’urgente necessità di nuovi alloggi di edilizia residenziale, vista la grave crisi economica che ha colpito l’Italia. Il consigliere ha rilevato che buona parte del patrimonio abitativo ha bisogno di urgenti ristrutturazioni.

Secondo Andrea Melis (Mov5Stelle) il provvedimento non avrebbe «incidenza sulla finalità del percorso» e «non rappresenta una vera riforma», ma avrebbe solo intenti propagandistici senza dare risposte concrete all’esigenza di nuovi alloggi.

Francesco Battistini (Rete a sinistra&liberaMENTE Liguria): «A fronte di una domanda crescente di alloggi – ha dichiarato – nell’articolato ci sono due obbiettivi chiari: restringere alla fonte la platea degli aventi diritto e massimizzare il profitto vendendo alcuni immobili cioè fare qualcosa di diverso da quello che è la finalità sociale di questo patrimonio».

L’assessore all’edilizia Marco Scajola ha replicato: «Esprimo una grande soddisfazione perché erano tanti anni che i cittadini aspettavano un intervento strutturale su questa legge, una legge del 2004». «Questa riforma – ha aggiunto – nasce per tante persone che ogni mattina devono affrontare dei problemi enormi, non è contro qualcuno, ma nasce per allargare le maglie dell’edilizia residenziale popolare e aprire a una situazione che forse viene spesso sottovalutata, che è quella dell’edilizia residenziale sociale, una situazione che ha toccato il ceto medio che una volta era escluso da condizioni di povertà». Scajola ha sottolineato che la legge prevede, per la prima volta, la tutela dei genitori separati: «Oggi un separato, sia uomo che donna, quando lascia la propria abitazione va in difficoltà economica. Tuttavia oggi questa persona non può partecipare a bandi di edilizia residenziale popolare o di edilizia residenziale sociale – ha spiegato – perché è considerata ancora un benestante mentre, dopo l’approvazione della nostra legge, queste persone potranno partecipare ai bandi per avere un alloggio». L’assessore ha, dunque, ricordato tutti gli interventi fatti dalla giunta nei primi due anni di legislatura, fra i quali, la riqualificazione di alloggi per almeno 3.500 famiglie liguri e, grazie alla vendita di immobili a Santa Margherita, sarà investito 1 milione di euro nei quartieri di Genova delle case popolari per ristrutturare almeno 70 o 80 alloggi e per riqualificazione urbana. «Ho ascoltato gli inquilini, ho partecipato a tutte le audizioni che la minoranza ha chiesto – ha ricordato – e ho recepito e recepiremo anche dei suggerimenti dell’opposizione». L’assessore, infine, ha ricordato nel dettaglio, le norme nazionali che prevedono le stesse condizioni per i cittadini stranieri che sono inserite nella sua legge e ha negato interventi sull’ISEE. «Questa è una riforma vera, è un primo passo importante che qualcuno prima o poi doveva assumersi la responsabilità di fare. Noi – ha concluso – questa responsabilità ce la siamo assunta con serenità, ma anche con determinazione. Ripetiamo che nessuno verrà messo fuori dalle nostre case popolari»

Dopo l’intervento dell’assessore è iniziato l’esame degli articoli.

 

Nuovi criteri per l’assegnazione e la gestione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica

Con 16 voti favorevoli (maggioranza di centrodestra)  e 13 contrari (Pd, Movimento 5 Stelle, Rete a Sinistra & Libera-MENTE Liguria) è stato approvato il  Disegno di legge 150: Modifiche alla Legge regionale 10 del 2004 in materia di assegnazione e gestione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica e alla Legge regionale 38 del 2007 relativa all’organizzazione dell’intervento regionale nel settore abitativo.  Le modifiche introdotte per l’assegnazione degli alloggi di edilizia popolare, secondo l’intento del legislatore,   tengono conto del mutamento sociale di questi ultimi anni e dell’insorgere di nuove povertà.

In particolare, pur continuando a garantire una riserva del 50 per cento  degli alloggi a nuclei familiari che si trovano al di sotto della soglia di povertà assoluta, in virtù del bassissimo reddito Isee, si fa un ulteriore passo in avanti individuando realtà sociali a cui assegnare gli alloggi disponibili: anziani ultrasessantacinquenni, nuclei familiari con soggetti disabili, nuclei con malati terminali, giovani coppie di età non superiore ai 40 anni con figli, appartenenti alle Forze dell’Ordine, nuclei familiari soggetti a procedure esecutive di rilascio, genitori separati o divorziati, persone sole con minori. Può ottenere l’alloggio anche un coniuge, legalmente separato o divorziato e proprietario di un’abitazione ma che,  a seguito di decisione giudiziale, non ha più la disponibilità della casa. I nuovi criteri di assegnazione  privilegiano, comunque,  il concetto della radicalizzazione sul territorio regionale dei richiedenti. In particolare è richiesto per gli stranieri il soggiorno regolare decennale sul territorio nazionale e per tutti la residenza quinquennale anagraficamente accertata o l’attività lavorativa nel bacino di utenza  del Comune che emana il bando. E’ stata, inoltre,  inserita la temporaneità del rapporto di assegnazione dell’alloggio pubblico, fissata ad otto anni. Alla scadenza, la verifica della regolarità della posizione  dell’assegnatario determina la possibilità di rinnovo per uguale periodo dell’atto convenzionale. Il nuovo regime è da subito operativo per i nuovi contratti, mentre per quelli già in essere opererà dal 1° settembre 2019. Si prevede la vendita di immobili di pregio o inseriti in contesti di pregio, compresi nel patrimonio ERP, ma inutilizzati. Il ricavato dovrà essere utilizzato in programmi di costruzione, acquisto o recupero di alloggi pubblici, al fine di ampliare l’offerta a canone sociale.

In merito all’assenza di condanne penali  per delitti non colposi, per i quali è prevista la pena detentiva non inferiore ai cinque anni, che rientrava nei requisiti richiesti dal testo in discussione per accedere bandi di assegnazione,  è intervenuto un emendamento di Andrea Costa (Liguria Popolare) che chiarisce che  può accedere ai bandi e diventare assegnatario chi ha già scontato  la relativa pena.

Approvati alcuni emendamenti del Pd; tra questi uno, relativo ai  particolari soggetti aventi diritto alla partecipazione ai bandi , individua le giovani coppie di età inferiore ai 40 anni, con figli. Il testo originario fissava invece l’età massima a 35.

Approvati anche alcuni emendamenti del gruppo Rete a Sinistra & Libera-MENTE Liguria. Uno ha meglio puntualizzato i diversi soggetti tra gli aventi diritto. Un secondo emendamento, invece,  ha escluso la possibilità di sublocazione da parte dell’inquilino moroso incolpevole. Un emendamento di uguale contenuto era stato presentato anche dalla giunta e da altri gruppi.

Approvato un emendamento della giunta che dilata da due a cinque anni consecutivi il tempo massimo in cui l’assegnatario mantiene il diritto all’alloggio, nonostante l’ISEE sia diventato superiore alla soglia richiesta.

Approvati alcuni emendamenti  del Movimento 5 Stelle, uno dei quali stabilisce che alla scadenza dell’atto di locazione è consentita l’occupazione dell’immobile per un massimo di sei mesi, necessari ad effettuare la verifica dei requisiti di permanenza.

Giovanni Lunardon (Pd) ha valutato positivamente la rinuncia alla sublocazione, «ma non siamo ancora soddisfatti. Rimane un giudizio negativo – ha aggiunto – su molti aspetti fra i quali i nuovi compiti di Arte e sui tempi lunghi dei bandi. Questa legge non fa fare nessun passo in avanti al settore, non chiarisce le norme, anzi le complica ed è, insomma, una legge sbagliata».

Gianni Pastorino (Rete a Sinistra & Libera-MENTE Liguria) ha preannunciato il voto contrario del suo gruppo, pur apprezzando il fatto che il testo, anche a seguito degli emendamenti presentati dalla minoranza, è stato affinato. Il consigliere ha, però, puntualizzato che il testo, in realtà, restringere la possibilità di accesso agli alloggi di edilizia popolare e ha ribadito che ci sono stati tanti elementi «di carattere mediatico propagandistico, ma – ha detto – non si arriverà a maggiori garanzie per la nostra cittadinanza».

Andrea Melis (Mov5Stelle): «Ci sono state alcune modifiche migliorative ma gli emendamenti della minoranza approvati sono poca cosa. Questo intervento – ha aggiunto – non è una riforma, che avrebbe richiesto un approccio più organico. Non è un intervento di semplificazione sulle procedure e non sembra dare un impulso alla costruzione di case da destinare all’edilizia popolare».

Secondo Juri Michelucci (Pd) questa legge è «un mero spot elettorale» e non risponderebbe alle esigenze dei cittadini. Michelucci ha criticato anche il fatto che gli importi derivati dalla vendita del patrimonio non verrebbero impegnati esclusivamente all’edilizia residenziale pubblica.

Andrea Costa (Gruppo misto-Liguria Popolare) ha annunciato voto favorevole alla legge che «pone l’attenzione su un tema sentito e importante». Costa ha sottolineato la disponibilità della maggioranza al confronto durante l’iter precedente all’approvazione del provvedimento. «Questa legge è una risposta importante ai problemi del territorio e pone l’accento – ha aggiunto – sui diritti, per esempio, dei separati, degli anziani dando priorità ad una casistica che prima non c’era». Inoltre – ha concluso – con la vendita degli immobili ci saranno nuovi investimenti per il settore.

Secondo Francesco Battistini (Rete a sinistra&liberaMente Liguria) questa «non è una riforma, ma solo campagna elettorale». Questa legge, secondo Battistini, va a ledere dei princìpi: «Restringe la platea degli aventi diritto agli alloggi e tenta di massimizzare il profitto andando a vendere gli immobili».

Secondo Sergio Rossetti (Pd) «permangono pesanti frange di incostituzionalità della legge». Critiche sono state espresse anche sui bandi: «Questa legge renderà più costosa e complicata la pubblicazione dei bandi». Secondo Rossetti, inoltre, il provvedimento non risponde all’esigenza di alloggi dei liguri meno abbienti.

Alessandro Piana (Lega Nord Liguria-Salvini) ha spiegato che si tratta di una legge con proposte di «buon senso, che riflettono esigenze reali affrontate nella loro complessità». Piana ha assicurato che lo straniero che viene in Italia con la reale volontà di inserirsi ed appartenere al territorio è ben accetto. Ha poi posto l’accento sul fatto che si apre ai genitori separati in difficoltà la possibilità di accedere ai bandi per l’assegnazione degli alloggi.

Stefania Pucciarelli (Lega Nord Liguria-Salvini) ha ribadito che la legge tiene conto di chi è nato o da molto tempo è residente nel nostro territorio ed ha contribuito allo sviluppo del territorio stesso. Anche Pucciarelli ha evidenziato l’importanza della possibilità di accesso ai bandi  per l’assegnazione degli alloggi ai genitori separati che, altrimenti – ha evidenziato – «rischiano di finire in mezzo ad una strada».

Giovanni Barbagallo (Pd) ha dichiarato la sua contrarietà al provvedimento, non condividendone – ha detto –  la filosofia e ha spiegato: «Io sono a favore di una filosofia inclusiva e , quindi, vado sempre a cercare l’ultimo della fila».

Luca Garibaldi (Pd): «Questa legge è una pubblicità ingannevole perchè con questo provvedimento – ha detto – ci saranno, in realtà, meno case per i liguri, l’accesso ai bandi sarà più difficile e più lento, e saranno più stretti i criteri per decidere chi potrà partecipare all’assegnazione degli alloggi».

Secondo Marco De Ferrari (Mov5Stelle) la legge è un «testo vuoto che assume i connotati dello slogan». Il consigliere ha sottolineato il degrado degli alloggi di edilizia residenziale pubblica rilevando una continuità politica di gestione fra la precedente giunta e quella attuale.

 

Proposte da inserire nei criteri di assegnazione dopo l’approvazione del ddl 150

Approvato all’unanimità un ordine del giorno, sottoscritto da tutti i gruppi, che impegna la giunta a “prevedere che nei criteri per l’assegnazione e la gestione degli alloggi ERP, gli assegnatari di alloggi a canone moderato, che si trovano in comprovate difficoltà economiche tali da non poter far fronte al pagamento dell’affitto e il cui reddito rientra nei limiti previsti per l’assegnazione degli alloggi ERP, possano partecipare ai bandi per l’assegnazione di alloggi ERP. Il documento prevede, inoltre, di avviare una iniziativa nei confronti dei Comuni e di Arte affinché, attraverso una ricognizione sui rispettivi patrimoni, possano modulare i limiti di costo delle manutenzioni ordinarie e dell’adeguamento alle vigenti norme in materia di sicurezza, al di sotto dei quali l’alloggio inutilizzato possa essere messo a bando, con la previsione dell’impegno dei futuri assegnatari, tenendo conto delle loro condizioni di reddito, a eseguire i lavori attraverso un’apposta convenzione nella quale si impegnano ad anticipare le spese che saranno decurtate dal canone.

 

No all’esternalizzazione del servizio clienti consumer Wind Tre spa Genova

All’unanimità è stato approvato un ordine del giorno, sottoscritto da tutti i gruppi, contro l’esternalizzazione  del servizio clienti consumer Wind Tre spa Genova.  Nel documento si ricorda che dal primo gennaio 2017 Wind  e Tre Italia si sono fuse in un unico operatore di telefonia mobile. In occasione del piano industriale – si rimarca –  è stata comunicata l’intenzione di Wind di esternalizzare  il servizio “consumer  ex 3,” nella sua componente operativa  mediante lo strumento  della cessione  del ramo d’azienda ad azienda outsourcer che deve essere ancora individuata. L’operazione coinvolge, in particolare, 180 addetti  per la sede di Genova. Il documento impegna, quindi, la giunta  ad attivarsi nei confronti  del ministero dello sviluppo economico  «per evitare che, attraverso  l’inspiegabile cessione del ramo d’azienda,  si addivenga ad una esternalizzazione  del servizio clienti, voluto dalla Wind  Tre, che determinerebbe  una possibile pesante  perdita  occupazionale  che  colpirebbe nuovamente la città di Genova».

 

Mantenimento del Dea di secondo livello nel Ponente ligure

Il Consiglio ha approvato un ordine del giorno, sottoscritto da tutti i gruppi, con il quale si impegna la giunta ad attivarsi affinché sia mantenuto e consolidato il DEA di secondo livello all’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure; che questo sia ampliato all’ospedale Santa Maria di Misericordia di Albenga, «rendendo i due presidi complementari tra loro e costituendo, sulla carta e soprattutto di fatto, l’ospedale unico “Santa Corona – Santa Maria di Misericordia”, quale punto di riferimento per le province di Savona ed Imperia». Nel documento si chiede, inoltre che «siano salvaguardate le strutture di emergenza di 1 livello della Asl1 imperiese e della Asl2 savonese.

Nell’ordine del giorno si sottolinea che , secondo quanto stabilito dal “Patto per la Salute” sancito tra Governo italiano e Regioni, per avere un Dipartimento d’Emergenza e Accettazione (DEA) di secondo livello è necessario un bacino di utenza compreso tra 600 mila e un milione e 200 mila abitanti. A tal proposito si evidenzia che la popolazione delle province di Savona e Imperia ammonterebbe a circa 500 mila persone residenti, ma sale «quasi mai a meno di un milione sommando anche coloro che a qualunque titolo si trovano nel territorio».

Il documento è il frutto della sintesi di due ordini del giorno, che erano stati presentati su questo argomento: il primo era stato presentato da Angelo Vaccarezza di FI e sottoscritto anche da Luigi de Vincenzi del Pd; il secondo era stato presentato da Andrea Melis (Mov5Stelle) e soscritto da tutti i componenti del gruppo.

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