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Futuro dei lavoratori e delle aree dopo la demolizione della Centrale Termoelettrica di Vallegrande

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Giorgio Tartarini, (Partito Comunista Italiano – Federazione di La Spezia).

BREVE STORIA.

La centrale termoelettrica di La Spezia costruita negli anni 50 è stata per parecchio tempo uno dei poli energetici più grandi d’Europa, forse per un periodo il più grande con una potenza di 1800MV, tutti generati dalla combustione del carbone.

Poca è stata in quel periodo l’attenzione ai danni che tali impianti causavano a livello di inquinamento sia atmosferico che sul territorio con conseguenze che oggi cominciano ad avere riscontri scientifici sia sui lavoratori che lavoravano sugli impianti che sulle popolazioni che vicino ad essi vivevano.

Alto è stato il prezzo che i lavoratori e i cittadini di La Spezia e provincia hanno pagato per decenni di produzione con poca attenzione alla salute dei lavoratori e delle popolazioni.

Solo negli anni novanta si sono introdotte tecnologie atte a diminuire l’impatto ambientale, con l’aumento delle dimensioni degli elettrofiltri che prima erano gli unici depuratori dei fumi prodotti dalla combustione del carbone prima che gli stessi andassero in atmosfera e l’inserimento di impianti come il DENOX e il DESOLFORATORE, questi impianti hanno contribuito sia a rispettare i termini di legge sulle emissioni e a rendere meno nociva la presenza degli impianti per la popolazione.

Molto in questo hanno contribuito le battaglie dei lavoratori dell’Enel e delle ditte appaltatrici impegnati a lavorare su questi impianti, un esempio su tutti la messa in mora dell’utilizzo dell’amianto prima ancora che la legge lo rendesse non più utilizzabile.

LA SITUAZIONE OGGI

La ormai vicina dismissione della centrale vede il PCI della Spezia impegnato per far si che ciò avvenga senza ricadute negative sui lavoratori dell’Enel e delle imprese dell’ indotto.

Per i lavoratori Enel che al momento della chiusura non avranno ancora raggiunto le condizioni per andare in pensione anche usufruendo di eventuali accompagnamenti, chiediamo che gli stessi siano ricollocati sul territorio provinciale, senza rendere il lavoro degli stessi un lavoro più disagiato dell’attuale con pendolarismi o altro.

Per i lavoratori delle ditte chiediamo l’impiego degli stessi nei lavori di demolizione.

IL FUTURO.

La dismissione della centrale elettrica di Vallegrande e la sua demolizione che deve vedere le istituzioni locali impegnate affinché Enel bonifichi le aree. Secondo noi comunisti tali aree debbono rimanere a vocazione industriale per la creazione di posti di lavoro stabili e qualificati. La destinazione d’uso dell’area deve rimanere quella del PUC : produttivo, artigianale, con annesse attività terziarie direzionali e di ricerca, servizi, impianti per la produzione di energie da fonti rinnovabili. Non sono consentiti lo stoccaggio e la movimentazione di container.

Inoltre al fine di favorire lo sviluppo del distretto produttivo della nautica che ad oggi risulta uno dei settori più importanti e qualificati del settore produttivo spezzino proponiamo la realizzazione di una grande darsena e relativo canale navigabile nell’area del carbonile N° 1. Infatti sono sempre più richieste aree a terra e specchi acquei per incrementare la produzione navalmeccanica.

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