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Aree militari e Waterfront: la posizione di Spezia Bene Comune

Massimo Lombardi, candidato sindaco per Spezia Bene Comune

LA SPEZIA – Spezia è una città che si affaccia sul mare, ma agli spezzini ne è impedita la fruibilità, tranne per quanto riguarda la Passeggiata Morin e per altri limitatissimi spazi.

Riuscire a recuperare un rapporto con il mare è dunque un tema importante per il nostro futuro ed è oggi concretamente possibile. A differenza del passato, infatti, tante aree militari e dell’Arsenale che si affacciano sul mare sono inutilizzate e, di fatto, dismesse. Ci sono quindi le condizioni concrete per rivendicare che questi spazi siano restituiti alla città. Dobbiamo porci l’obiettivo di abbattere pezzi di quel muro che ci separa dal mare, a Marola e non solo.

Per farcela occorre intavolare una trattativa seria con il Ministero della Difesa e con la Marina Militare, mettendo in campo quella determinazione che è fino a ora mancata all’amministrazione.

Bisogna affrontare tutti gli argomenti riguardanti i rapporti tra la città e la Marina Militare, compreso il rilancio dell’Arsenale, lo spostamento di alcune attività cantieristiche al suo interno e il fatto che debbano essere eseguite con modalità che tutelino la città dal rischio di effetti inquinanti.

Occorre parlare anche delle bonifiche, non solo del Campo in ferro, ma di tutte le aree militari che sono inquinate. In quest’ambito, com’è peraltro previsto dalle leggi, il Comune deve essere parte attiva e non solo spettatore com’è stato finora.

L’altro tema decisivo per il nostro futuro è il waterfront e il recupero di Calata Paita.

Anche in questo caso occorre avere una visione generale e mettere in campo un vero e proprio “Piano” (da sottoporre alle procedure previste dalla Vas) da realizzarsi magari a tappe, con specifici progetti che devono però essere parte di un disegno complessivo e ben definito.

Per quanto riguarda Calata Paita, si è perso troppo tempo inseguendo un progetto, quello di Llavador, che non va bene. Occorre ripartire, avendo come punti fermi che questo spazio a mare non deve essere una colata di cemento, che le attività economiche e le strutture che vi saranno realizzate non devono avere impatto ambientale e che il waterfront non va privatizzato, ma deve essere fruibile a tutti. La definizione dei contenuti progettuali deve essere il frutto di un’ampia discussione della quale devono essere protagonisti i cittadini e non solo gli addetti ai lavori più o meno interessati.

La partecipazione e la democrazia non sono una perdita di tempo, ma l’unico modo per fare bene e, a questo punto, anche “presto”, visti i tempi biblici di quelli che vogliono decidere (male) per tutti.