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Beppino Englaro e Maria Antonietta Farina Coscioni alla Spezia per Paolo Manfredini

LA SPEZIA – «”Diritti uguali e inalienabili”. Può sembrare una frase scontata ma non la è. Anzi, è proprio nel momento in cui i diritti e le libertà si danno per scontati che si rischia di perderli. Ed è proprio in questa frase il fulcro della nostra lista. Una lista che racchiude storie e culture radicali e socialiste. Due storie che molto spesso si sono incontrate per la difesa dei diritti degli ultimi». Lo ha dettoDeborah Cianfanelli, capolista della Lista Giacobini Laici e Socialisti, a introduzione dell’iniziativa organizzata dal Psi alla presenza di Beppino Englaro e Maria Antonietta Farina Coscioni. «Ringrazio i relatori che oggi sono stati qui alla Spezia – ha detto Cianfanelli -. Grazie a Beppino, che ha portato avanti una battaglia politica affinché quanto subito da sua figlia Eluana, costretta allo stato vegetativo per 17 anni, non si debba ripetere per altri. Beppino ha chiesto alle istituzioni delle risposte certe, delle leggi nuove in tema di testamento biologico e di accanimento terapeutico, mettendosi contro a quel potere che aveva preso in ostaggio Eluana con una blasfemia prepotenza pregna di quel feticismo cattolico, ma non cristiano. Un atteggiamento che lo stesso Paolo Giovanni II aveva chiesto di scongiurare per se stesso. Ringrazio inoltre Maria Antonietta, che da sempre si batte per la dignità della vita e nella morte. È stata accanto a Luca Coscioni nella vita come nelle battaglie che lo stesso ha condotto fino alla fine. Luca si è battuto fino all’ultimo per la ricerca scientifica e per l’uguaglianza dei diritti dei disabili».

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All’incontro, moderato da Marco Andreini, membro della segreteria del Psi, è intervenuto anche il candidato sindaco del CentrosinistraPaolo Manfredini. «In questa campagna elettorale, i contenuti più gettonati sono stati essenzialmente tre, il lavoro, la sicurezza e la pulizia – ha detto Manfredini -. Noi non ci sottraiamo a questo dibattito e abbiamo proposto la nostra idea di città. Manca però una parte fondamentale: una comunità deve farsi carico anche di altri tre temi che rappresentano le linee guida del vivere civile e sono la libertà, il rispetto e i diritti. Dietro a tutti c’è una comunità che deve essere coesa, rispettosa delle diversità e che sappia dare delle risposte, valorizzare le differenze e le individualità. Sono veramente felice di avere qui questa sera due ospiti illustri come Englaro e Farina Coscioni. Mi farebbe piacere che su questi temi ci fosse un po’ più di calore nella campagna elettorale. Su questi temi che appartengono ai diritti civili e alle libertà individuali dobbiamo ora ascoltare chi ha fatto di queste prospettive le battaglie di una vita».

Ha così preso la parola Maria Antonietta Farina Coscioni, esponente del Partito Radicale, nonché presidente dell’Associazione Coscioni.  «Il tema della salute pubblica non riguarda solo il legislatore o il governo centrale – ha detto -. La salute del territorio è una delle prerogative fondamentali di un sindaco. Parlare di questi temi a pochi giorni dalle consultazioni credo faccia bene a tutti noi. Oggi, mentre ero sul treno per venire alla Spezia insieme a Maurizio Turco, segretario del Partito Radicale e presidente dell’associazione ‘Marco Pannella’, ho pensato che avrei incontrato nuovamente Beppino, il papà di Eluana Englaro, mi sono emozionata. Questo perché le storie di Luca ed Eluana si intrecceranno per sempre. Quella di Eluana è una storia decennale. Beppino non ha fatto il bene di sua figlia, ha fatto il bene di noi tutti. Ha rivendicato un diritto fondamentale con la carta costituzionale in mano, ovvero quello di poter decidere o comunque proteggere la dignità delle persone e in quel caso di sua figlia. Ma perché questi temi riguardano anche l’amministratore di una città? È semplice. Quando si vive in condizioni invalidanti, abbiamo bisogno di un’assistenza sociale, di interventi e politiche che riguardano le responsabilità anche del Primo cittadino. Questo perché quando si vive accanto ad una persona in stato vegetativo, ad ammalarsi da un punto di vista psicologico e ad aver bisogno di assistenza sono anche i familiari. È tutto il nucleo familiare che ne soffre. Non va dimenticato. Vorrei evidenziare come la dignità di una persona a prescindere dalle condizioni di vita debba essere rispettata. Quando veniamo a conoscenza dei casi noti come quello di dj Fabo venuti alla luce ultimamente noi pensiamo ci sia una sorta di sconfitta da parte delle istituzioni a diversi livelli perché una persona scelga di compiere un gesto piuttosto che accettare di sopravvivere alla propria condizione di vita. Noi non dobbiamo cadere in questo errore. Noi dobbiamo semplicemente dire che la volontà delle persone deve essere rispettata. Bisogna rispettare i malati disabili che desiderano ricorrere alle più avanzate cure pur di rimanere in vita, e allo stesso modo rispettare chi invece sceglie di abbandonare questa esistenza. Purtroppo spesso non accade. Io credo ci sia un’ipocrisia tutta italiana in questo. Le tecniche di procreazione medicalmente assistita, fatte al momento delle scelte di inizio vita, sono ancora oggi viste da alcuni in maniera negativa, mentre quella stessa tecnica medica viene usata e imposta per procrastinare il tempo del morire. Scelte strumentali che vengono proposte all’opinione pubblica per influenzare le nostre scelte».

Ha dunque preso la parola Beppino Englaro, che è anche un compagno del Partito socialista. «Mia figlia frequentava una scuola delle suore salesiane e loro sapevano del suo convincimento socialista – ha raccontato -. La chiamavano “il fiore rosso” anche se aveva i capelli corvini.

In una sua lettera, trovata 15 anni dopo la sua morte perché lei era solita scrivere e non spedire, Eluana parlava della famiglia intesa come un nucleo molto forte basato sul rispetto e sull’aiuto reciproco. Più socialista di così non poteva essere. Lei aveva un concetto della dignità molto forte, motivo per cui questo tema era stato approfondito varie volte. Per noi è stato automatico darle voce e ci siamo misurati con le sue volontà, anche se non sono state messe da lei nero su bianco. Sin da subito, dal primo incontro con i medici e con i legali dopo l’incidente, ci è stato detto che non era possibile rivendicare la volontà di Eluana. Questo nonostante lo stato dell’Arte fosse appena sopra lo zero e le incognite a cui andava in contro erano a 360 gradi. Ho trovato un deserto intorno. Lei si era espressa con noi in modo chiaro. Aveva avuto modo di percepire fino a che punto ci si poteva spingere per rimanere in vita in una situazione che per lei era peggiore della morte. Piano piano, sono arrivate delle risposte. C’è stato un iter giuridico per rivendicare delle libertà e dei diritti fondamentali. Per avere le risposte abbiamo però dovuto aspettare 15 anni e 9 mesi. 5750 giorni dopo è arrivata la risposta della Corte Suprema di Cassazione. Dobbiamo ringraziare Eluana perché ora per tutti voi non accadrà più che un medico possa dirvi “io non posso non continuare a curare”. Questa risposta non vi verrà più data. Nessuno potrà più decidere al vostro posto. Per queste persone l’autodeterminazione terapeutica non può incontrare un limite, anche se ne consegue la morte. E questo non ha niente a che vedere con l’eutanasia, che viene evocata sempre a sproposito. Grazie a questa vicenda il cambiamento culturale c’è stato. L’informazione c’è stata. Ora se lo si vuole, si può affrontare questo problema attraverso il testamento biologico. Nel vostro Comune c’è un registro di queste disposizioni. Ovviamente non siete obbligati. Non è mai facile parlare dei diritti universali della morte, ma Eluana, come altri, non aveva il taboo della morte. Per lei il taboo era la profanazione del proprio corpo. Noi socialisti questi valori e questi principi li abbiamo nel DNA e quindi non posso non fare un appello al voto di Paolo Manfredini, un socialista che ha a cuore il tema dei diritti, del rispetto e della dignità umana».