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Beata Itala Mela

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Omelia del card. Amato in occasione della beatificazione della serva di Dio Itala Mela.

Omelia[1]

Angelo Card. Amato, SDB

[1]     Tenuta a La Spezia il 10 giugno 2017, in occasione della beatificazione. Itala Mela nacque a La Spezia nel 1904 in una famiglia di maestri elementari lontana dalla fede. Anzi il padre era apertamente ateo. Come adolescente e poi come studentessa universitaria a Genova, Itala continua a vivere lontana dalla fede. Un evento che accrebbe in lei l’odio per la religione, fu la morte prematura del fratellino Enrico, che la ferisce profondamente perché ritenuta ingiusta e crudele. Nel 1922, iscrivendosi alla Facoltà di Lettere dell’Università di Genova entra come pensionata nell’istituto delle suore di Nostra Signora della Purificazione. Fu l’occasione per riaccostarsi ai sacramenti. Nel 1923 entra nella federazione universitaria cattolica (Fuci), con un desiderio di totale conversione a Dio. Dopo la laurea, ottenuta nel novembre del 1926, la vediamo prima in un monastero benedettino in Belgio, poi dopo il rientro in Italia per malattia, Itala emette la professione di Oblata benedettina nel monastero di San Paolo a Roma, nel 1933, a 29 anni. Il suo nome di religiosa è ora Maria della SS. Trinità. Nonostante la salute cagionevole, si impegna come insegnante in varie attività didattiche e apostoliche. Dopo mesi di sofferenze, muore in fama di santità a La Spezia, il 29 aprile 1957, a cinquantadue anni di età.

  1. Maria della Trinità era il nome della Beata Itala Mela come Oblata benedettina. Maria della Trinità è anche il logo della sua santità. L’inabitazione trinitaria era per lei il centro e il fondamento della sua esistenza e della sua missione. Dopo il passaggio dal tenace ateismo adolescenziale a un abbandono incondizionato e perseverante a Dio, Itala affrontò l’ascesa al monte della santità superando ogni ostacolo psicologico e spirituale.

Itala-Mela-Geata

La svolta avvenne all’Immacolata del 1922 con la confessione generale e la comunione, anche se in lei permanevano dubbi e oscurità. Nell’aprile del 1923 il suo approdo al porto della fede era compiuto. Itala era consapevole che non si trattava di un evento fortuito e passeggero, ma di una consacrazione totale alla chiamata di Dio. Il suo proposito fu: «Signore, ti seguirò anche nelle tenebre, a costo di morire».[1]

Inizia così un’esistenza di intensa vita spirituale, scandita dalla messa quotidiana e dalla confessione settimanale. Leggendo il suo fitto orario quotidiano come insegnante, si nota che al tempo dato alla preghiera e allo studio, ella aggiungeva anche quello consacratato, in tram, alla lettura spirituale, tre quarti d’ora al mattino e mezz’ora nel primo pomeriggio.

  1. Nell’esistenza della Beata Itala Mela possiamo distinguere tre fasi. La prima riguarda la sua vita di giovane spensierata, per niente interessata alla cose di chiesa. A questo suo atteggiamento di indifferenza, di freddezza e anche di disprezzo delle cose di chiesa, appreso soprattutto dal padre ateo convinto, si possono applicare le parole dell’Apocalisse: «Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo […]. Tu dici: “Sono ricco, mi sono arricchito; non ho bisogno di nulla”. Ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo […]. Mostrati zelante e ravvediti. Ecco sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (Ap 3,15-20).

È un rimprovero crudo ed esplicito che ben si addice all’atteggiamento indifferente della giovane Itala in quel periodo.

  1. Ma il Signore era alla porta del suo cuore, bussava e stava in attesa. Tutto ciò somiglia alla situazione del profeta Elia, che, perseguitato e abbandonato da tutti, anche da Dio, fugge nel deserto e desidera morire. Ma il Signore gli è vicino e lo sottrae allo scoraggiamento, inviandogli un angelo che invita più volte il profeta a mangiare, a bere e a riposare, prima di mettersi in viaggio nel deserto per raggiungere il monte Carmelo.

Così, nella seconda fase della sua vita la nostra Beata sembra incamminarsi per un lungo pellegrinaggio verso il monte di Dio. La giovane, infatti, iscritta alla Facoltà di Lettere dell’università di Genova, avverte sempre più viva la presenza della grazia e inizia così un cammino di ritorno alla fede. Abbandona l’aridità del deserto ed entra nel territorio sacro della vita con Dio.

Ospitata nella pensione delle Suore di Nostra Signora della Purificazione, di fronte agli inviti delle religiose a partecipare alla comunione generale per la festa dell’Immacolata del 1922, Itala dapprima avverte un senso di ribellione e quasi di ripulsa. Poi, per accontentare le buone suore e soprattutto per un certo desiderio di curiosità, si confessa nella Chiesa dei Cappuccini. È un imprevisto appuntamento con la grazia, che comincia a fare breccia nella sua anima e che la fa esclamare: «Signore, se tu ci sei, fatti conoscere». È un periodo questo di dubbi e di travaglio interiore, che dura qualche mese. Ma lo Spirito Santo la sta strappando a poco a poco all’indifferenza, infondendole un sentimento di serenità nella ragionevolezza della fede.

  1. La terza fase celebra il ritorno convinto di Itala alla realtà del suo battesimo, sperimentando prove mistiche e dialoghi d’amore con Gesù.

Ritrovata la fede, vi rimase saldamente attaccata come il ferro alla calamita. In tal modo, lo Spirito Santo restituiva alla società e alla Chiesa una giovane profondamente convertita non solo alla vita cristiana ma soprattutto alla santità.

Dopo aver cercato di entrare in un monastero benedettino in Belgio, per ragioni di salute, dovette rinunciare a questo proposito, ma non alla ferma volontà di salire in alto prima sul monte Tabor della trasfigurazione e poi sul monte Calvario della crocifissione. Anche vivendo nel mondo si sentiva attratta alla vita religiosa. A 29 anni fece professione come oblata del monastero di S. Paolo a Roma e riceve il nome di Maria della Trinità.

  1. Con tale nome ella intendeva donarsi totalmente a Dio carità senza fine. La consapevolezza dell’inabitazione della Trinità nella sua anima la spinse non solo a fare i voti classici di povertà, castità e obbedienza, ma anche quelli di vita eremitica e di totale abbandono alla divina providenza. Itala non voleva più appartenersi. Voleva essere tutta di Dio, come figlia obbediente del Padre, discepola fedele di Cristo, tabernacolo puro dello Spirito Santo.

La sua esistenza, vissuta eroicamente nell’esercizio delle virtù cristiane, è la risposta positiva alla preghiera trinitaria di Gesù: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di Verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo coosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi» (Gv 14,15-17).

La consapevolezza di questa inabitazione trinitaria la rendeva serena nello spirito, incrollabile nella fede, forte nella sopportazione dei suoi malanni fisici e gioiosa nell’offerta al prossimo del suo buon esempio.

L’intensa carità trinitaria la riversava sul prossimo bisognoso con delicatezza, dolcezza e concretezza. Oltre alla preghiera e al consiglio, Itala, nonostante le sue non floride condizioni economiche, era generosa nella beneficenza, aiutando gli indigenti con collette in denaro, offerte di vestiti e di cibo, aiuto nella soluzione dei tanti problemi della vita quotidiana. E tutto ciò nonostante le difficoltà di una salute cagionevole, che la portò prematuramente alla morte.

  1. La Beata Itala Mela ci lancia un appello. La chiamata universale alla santità vale anche per i fedeli laici, che, se vivono con autenticità il loro battesimo, possono diventare i protagonisti della nuova evangelizzazione. La società ha bisogno della santità laicale in ogni settore della sua molteplice realtà: nell’educazione, nella famiglia, nella comunicazione sociale, nell’economia, nello sport, nel mondo del lavoro, nella politica.

Nella Beata Itala Mela la Chiesa lascia un messaggio di fiducia nella possibilità del laicato non solo di vivere in pieno la santità cristiana, ma anche di essere artefice e protagonista del rinnovamento culturale e spirituale della società. Il mondo ha bisogno di laici santi, che fecondano la società con i frutti preziosi della bontà, della fraternità e della carità.

Beata Itala Mela, prega per noi.

[1]     Positio, Summarium, p. 573.

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