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Le opere delle sculture di Mordacci rivivono nella chiesa di Sant’Anna al Felettino: il suo ricordo all’Accademia Capellini

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LA SPEZIA – «Questo libro presenta aspetti sconosciuti e mai presentati dall’artista spezzino Rino Mordacci di cui è pressochè impossibile elencare o classificare la quantità dell’operato. Il legame di Mordacci con la Chiesa di Sant’Anna continua a vivere attraverso le innumerevoli opere realizzate sin dai primissimi momenti della sua edificazione». Queste sono le parole del Vescovo monsignor Luigi Enersto Palletti nel libro «Mordacci a Sant’Anna» presentato oggi all’Accademia «Giovanni Capellini» edito dalle Edizioni del Porticciolo, nella collana La Bussola. L’opera, curata da Mara Borzone, Pier Luigi Acerbi e Valerio Cremolini, è stata presentata da Marzia Ratti, dirigente dei Servizi Culturali del Comune della Spezia.

Il libro descrive le opere plastiche realizzate dallo scultore Rino Mordacci (1912-2007) per la chiesa parrocchiale di Sant’Anna del Felettino, alla Spezia. «Mordacci è stato fra gli artisti più noti ed amati della città. Partecipò a diverse manifestazioni nazionali d’arte ed ottenne importanti premi e riconoscimenti.- ha detto la Borzone- il legno fu il materiale da lui prediletto per realizzare le sue opere, ma non disdegnò anche gli altri supporti con cui realizzò diverse opere. Il suo lavoro si inserisce a pieno titolo nella tradizione scultorea spezzina, che annovera molte altre stimate figure». Mordacci, i cui inizi risalgono agli anni trenta sotto l’esperta guida di Enrico Carmassi, avrebbe certamente meritato di più, ma lo spazio limitato del pur autorevole presidio museale di via del Prione 156 ha imposto di proporre una minor quantità di opere, effettuando una non facile scelta tra la sua vastissima produzione scultorea.

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«La diffusa presenza di sculture di Mordacci in numerose chiese, – ha spiegato Valerio Cremolini – edifici pubblici e collezioni private lo colloca sicuramente tra gli artisti più noti ed amati della Spezia, la sua città dove fu protagonista, tra l’altro, di qualificate personali proposte dalla Galleria Mazzoni nel 1953, nel 1957 e nel 1960, dalla Galleria Adel di Attilio Del Santo nel 1956, sino all’antologica del 1981 nell’Auditorium della Cattedrale di Cristo Re, promossa dall’Unione Cattolica Artisti Italiani. Ancora da menzionare sono le successive personali al Pomarancio di Sarzana nel 1984, nella Pinacoteca di Vezzano Ligure nel 1986, nell’Oratorio S.Antonio a Bolano nel 1987 e 1995 e nel Palazzo Comunale di Pignone nel 1994. Inoltre, vanno interpretati come significativi riconoscimenti all’attività di Mordacci le partecipazioni ad esposizioni di prestigio, quali la Mostra Nazionale di Napoli nel 1937, quella di Palermo nel 1938, di Trieste nel 1939, la VII Quadriennale di Roma nel 1955, le Rassegne nazionali di Vado Ligure nel 1951 e 1954, il Premio Internazionale Città di Carrara nel 1957, il Premio Suzzara nel 1958 e 1960, la III Biennale d’Arte Sacra a Bologna nel 1958, la Mostra Internazionale d’Arte Sacra di Novara nel 1959 e il Premio Vallombrosa nel 1959 e 1960». Il legno è stato indubbiamente il materiale prediletto dallo scultore, che ha contraddistinto il suo linguaggio non visionario sapendo offrire, inoltre, maiuscole prove anche nella lavorazione del gesso, del cemento, nella fusione in bronzo e nell’espressiva incisione di coppi ed embrici. A proposito del vasto repertorio di sculture lignee, fu particolarmente lusinghiero il giudizio espresso dallo storico Enzo Carli, il quale in uno scambio epistolare non ebbe titubanza nel riconoscere in Mordacci “un maestro dei nostri giorni”. Come si legge nel pieghevole che annuncia questa retrospettiva Mordacci ha saputo creare “forme scultoree di compiuta bellezza che sanno parlare di una realtà sospesa tra fantasia e tradizione. Attraverso il bulino e la sgorbia egli ha fatto rivivere il mondo degli umili”. Inquietudine e calma, affanno e speranza si percepiscono nell’ampio ed apprezzabile progetto scultoreo di Mordacci, “uomo ed artista pieno di risorse, sincero e pulito”. È un progetto convincente che parla al cuore e che induce ad avviare un dialogo su importanti temi, quali il lavoro, la maternità, la famiglia, il dolore, la pace, la bellezza e la fede. Insomma, attraverso l’arte essere stimolati ad amare sempre più e meglio la vita. Valori che alimentano fiducia ed ottimismo, rinnovamento e pienezza di vita, così come traspare dalla sottile figuratività degli antichi embrici, non presenti nella mostra, che si consegnano, con una imperitura modernità, agli archivi del XX secolo. Certe linee essenziali, certi ritmi chiusi cosparsi di una luce pacata e sommessa, riportano la mente a lontanissime civiltà. È un’eredità dell’antico da ritenere una caratteristica avvincente ed affascinante della meditata e serena ricerca di Rino Mordacci. Ricerca palpitante, non evasiva, ma strettamente aderente alla realtà. Tangibile prova di ciò è l’intero arredo liturgico della chiesa di Sant’Anna al Felettino con il suo portale, solennemente inaugurato nel luglio del 2002, nel quale diciotto pannelli bronzei raccontano duemila anni di storia cristiana. Quasi novantenne Mordacci viveva la scultura con la vocazione e la freschezza ideativa di un giovane artista. La retrospettiva, che si sviluppa in cinquanta lavori riferiti a vari decenni del secolo scorso, dalla Pietà del 1935 agli Apostoli del 1997, mette in luce da un lato il forte legame con la classicità e dall’altro l’impulso a concretizzare una maggiore libertà operativa, mai inseguita con affanno.

Claudia Verzani

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