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Paita: “Sconfitte nette a Genova e Spezia. Dobbiamo ricostruire una comunità solidale”

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Raffaella Paita, capogruppo Pd in Regione Liguria.

GENOVA – «In Liguria abbiamo subito una sconfitta netta, sia a Genova sia alla Spezia. Ma si tratta di due vicende molto diverse tra loro. A Genova abbiamo perso anche con un’ampia alleanza a sinistra; alla Spezia, invece, le divisioni e le candidature dentro il perimetro del centrosinistra hanno condizionato pesantemente l’esito del voto. Ricordo che i candidati provenienti dal mondo riferibile alla sinistra, al primo turno, erano 6. La volontà di far perdere il centrosinistra a Spezia è stato perseguita scientificamente e, da parte di qualcuno, in modo del tutto irresponsabile. Non è stata sufficiente neppure la decisione presa all’unanimità dagli organi di partito di favorire una ricomposizione unitaria attraverso la candidatura di Paolo Manfredini, preside e uomo delle istituzioni.

Ovunque è prevalso il cambiamento rispetto allo status quo. Anche a Chiavari, dove governava la coalizione di Toti e ha vinto comunque un candidato di destra, si è scelto il cambiamento per il cambiamento.

Desidero, per l’amore che nutro nei confronti di Genova e Spezia, augurare buon lavoro a Bucci e Peracchini, visto che tante sono le sfide che li attendono. E voglio riconoscere senza infingimenti la capacità politica dimostrata da Toti di tenere unita una coalizione. Toti in questi anni ha prodotto più disoccupati in Liguria e liste d’attesa più lunghe in sanità, ma evidentemente è riuscito a esercitare una funzione di sintesi politica dentro la sua maggioranza capace di far percepire il centrodestra unito. Diamo a Cesare quel che è di Cesare.
Da domani sarà necessario analizzare dati e prospettive che ci aiutino a capire i nostri errori.  Nei territori è necessaria una seria e autentica autocritica e poi dobbiamo tornare con umiltà tra la gente: quella che ci ha votato, quella che non ci ha votato e quella, tanta, che non si è recata ai seggi. Sento che alcuni vorrebbero spiegare con un dato nazionale il fenomeno ligure. È innegabile che la fase sia difficile, ma proprio la differenza siderale tra le sconfitte di Genova e Spezia dovrebbe indurci a riflessioni più approfondite. Non è vero che abbiamo perso per l’incapacità di costruire le alleanze a sinistra. A Genova c’erano e non ce l’abbiamo fatta. Sarebbe più utile interrogarsi su quanto abbiano fatto male le divisioni e le polemiche interne, anche durante il ballottaggio. E su quanto questa continua richiesta di oscillare dalla linea e dal profilo riformista del Pd per inseguire tutti alla sinistra abbia contribuito a farci perdere credibilità e forza nel voto più moderato.

Sul futuro credo che molto inciderà lo scenario nazionale che si aprirà. Chi deciderà di credere nel Pd, a partire da me, dovrà farlo con lo spirito di ricostruire una comunità solidale. La guerra dei Roses a livello nazionale e locale serve solo a farci inutilmente del male tra noi.»

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