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Toto Costruzioni Generali: Variante Aurelia a La Spezia bloccata da burocrazia ANAS

Variante Aurelia tra sorprese geologiche e pastoie burocratiche. L’ANAS impiega  due anni per dare indicazioni progettuali all’Impresa, e da oltre quattro mesi non si pronuncia sul progetto: scatta la Cig per 160 persone. L’opera che doveva essere finita nel 2015 sarà ultimata sono nel 2019, purché vengano risolti immediatamente tutti i problemi.

28 giugno 2017 – Il terzo lotto della Variante Aurelia non può  essere realizzato come previsto nel progetto originario, che non è adeguato alla situazione geologica, accertata nel corso dei lavori,  e non considera fatti sopravvenuti. Committente e impresa appaltante convengono che è necessaria una variante al progetto, che però non si riesce a finalizzare per indecisioni e ripensamenti della Committente ANAS.

Il risultato è che il cantiere di La Spezia è al suo ennesimo blocco, a causa del quale  la Toto ha dovuto porre tutto il personale, 160 operai e 25 impiegati,  in cassa integrazione. L’opera, che doveva essere pronta nel gennaio  2015, potrà essere conclusa solo entro la fine del 2019, purché la necessaria perizia di variante venga approvata immediatamente e contestualmente vengano rimossi tutti gli impedimenti ai lavori.

In particolare, l’esigenza di modificare il progetto con una perizia di variante era già chiaramente emersa  nel settembre del 2013, quando la Direzione Generale della società pubblica aveva incaricato il Compartimento per la Liguria di procedere a redigere una variante di progetto, senza che il Compartimento adempisse.

All’epoca titolare dell’appalto era un raggruppamento di imprese con  capofila la società COESTRA, cui la Toto è subentrata a seguito dell’acquisto dei  rispettivi rami di azienda. Infatti, a fine del 2013  COESTRA fu interessata da una crisi aziendale, e venne  ammessa a procedura concorsuale dal Tribunale di Firenze.  Fu bandita una gara per la vendita del ramo d’azienda COESTRA contenente i diritti sull’appalto. ANAS, come da procedura di legge, autorizzò la gara, ponendo però come condizione che fosse specificato nel bando che l’aggiudicatario doveva impegnarsi a riprendere immediatamente i lavori, a proseguirli agli stessi patti e condizioni della COESTRA, ad ultimarli  nel rispetto dei termini contrattuali, senza fare alcun riferimento alla necessità di adottare la perizia di variante.

E quindi nel luglio 2014  la Toto, come anche le altre Società interessate alla gara, ha formulato la sua offerta ritenendo di  partecipare a una gara che prevedeva la realizzazione di lavori “autorizzati e prontamente eseguibili” senza alcun impedimento, come indicato chiaramente nel bando. Non corrisponde quindi al vero la dichiarazione di ANAS, come riportata nell’articolo del 24 u.s., che la Toto non abbia ricevuto informazioni sbagliate sulle reali condizioni dell’appalto.

In realtà, c’erano da superare problemi tecnici e burocratici importanti, che ancora oggi non sono statti superati e che hanno portato la società Toto a dover sospendere l’attività nei cantieri. Perché il blocco delle attività investe oltre il 60% dei lavori ancora da eseguire,  e non il 10% come ha affermato ANAS, con conseguente ripercussione su tutto il progetto.Per questo il 7 novembre 2014, non appena la Toto è subentrata nell’appalto, il Compartimento le ha chiesto di redigere una proposta progettuale di variante.  La società si è messa all’opera e ha presentato nello stesso mese di novembre  la proposta (prima proposta di variante del progetto), contenente soluzioni ai problemi emersi durante l’esecuzione del progetto.

L’ANAS decise immediatamente, senza nemmeno approfondirla, che la proposta di variante presentata da Toto era troppo onerosa, e le prescrisse di presentare una proposta minimale di variante, specificando su quali parti del progetto  intervenire per renderlo realizzabile, e minacciando, ove la Toto non avesse adempiuto, di risolvere il contratto.

La Toto, pur non condividendo le scelte di ANAS, fu costretta a rivedere il piano e presentò la proposta di minima, il cui iter approvativo, inspiegabilmente, si è concluso dopo oltre 18 mesi.

Ma i problemi di cui ANAS aveva negato l’esistenza nel novembre 2014 si sono ripresentati in seguito, ancora più lampanti, costringendo ANAS a sospendere i lavori delle principali gallerie (Gallerie Naturali Felettino I, Felettino III e Pellizzarda, e Galleria Artificiale Fornaci I). Solo nel mese di novembre 2016 ANAS ha, finalmente, reputato necessaria l’adozione di una seconda perizia di variante, che ha condotto alle stesse conclusioni della prima proposta Toto.

Così, il 17 novembre 2016 ANAS chiede alla Toto di presentare il progetto per la seconda Perizia di  Variante, progetto che la Toto presenta tre mesi dopo, nel febbraio del 2017.   Ad oggi, e dopo che sono trascorsi oltre quattro mesi, Anas non ha ancora fornito alcuna risposta formale nel merito delle soluzioni tecniche ed economiche proposte dalla Toto (che, si ribadisce, ha redatto e consegnato il progetto in soli 91 giorni, mentre nei successivi 129 giorni trascorsi ad oggi ANAS non ha ancora assunto le sue decisioni).

Nel corso dei diversi incontri avuti con i Funzionari di ANAS si è appreso che la soluzione progettuale presentata dalla Toto è ritenuta valida ed idonea a risolvere le problematiche relative alle gallerie. E’ quindi evidente che il ritardo dell’iter approvativo non è causato da problemi tecnici, ma da valutazioni economiche, poiché ANAS tenta in ogni modo di forzare l’interpretazione delle previsioni contrattuali e della normativa vigente a proprio vantaggio, per ridurre l’incremento dell’importo d’appalto derivante dalle maggiori opere da eseguirsi. Contro l’evidenza di leggi e regolamenti che stabiliscono chiaramente i criteri per la remunerazione dei maggiori lavori.

Nel frattempo la Toto ha eseguito  tutti i lavori possibili fuori dalle gallerie, ma non può riprendere la maggior parte delle attività, pregiudicata proprio dal mancato completamento dei tunnel, che costituiscono la gran parte dei lavori del lotto. E quindi, oltre a subire rilevanti costi per lo stallo del cantiere, la Toto ha dovuto procedere alla messa in cassa integrazione del personale, che sarà costretta a licenziare se la situazione non verrà risorta in tempi brevi.

Una grande opera attesa da anni rischia di trasformarsi in un enorme cantiere incompiuto.