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“Acre odore di juta”. La lotta delle donne secondo gli evasi

Compagnia degli evasi.

PONZANO MAGRA – Giovedì 13 luglio alle ore 21.30 a Ponzano Magra, presso l’Opificio della Calibratura della Ceramica Vaccari, andrà in scena, ad ingresso gratuito, lo spettacolo teatrale della compagnia degli Evasi “Acre odore di juta”, finalista nel prossimo ottobre al Concorso Nazionale Folle d’Oro di Fossano(CN) e al Concorso Nazionale Deviazioni Recitative di Formia (LT). Lo spettacolo fa parte del cartellone degli eventi culturali estivi del Comune di Santo Stefano Magra, mette in scena un pezzo di storia della provincia spezzina, la vicenda delle lavoratrici dello Jutificio Montecatini di Fossamastra (SP) ed il racconto delle loro lotte, a partire dal periodo bellico contro le deportazioni e l’occupazione nazista, poi contro le disumane condizioni di lavoro subite, e infine per il mantenimento del loro posto di lavoro, con scioperi e battaglie che non evitarono la chiusura dello jutificio. Scritto da Marco Balma e liberamente ispirato al libro “Noi, le donne della filanda: storia dello Jutificio di Fossamastra” di Sondra Coggio, lo spettacolo parla con la voce delle donne, delle operaie che, sin da bambine, diventarono lo spirito narrante ed insieme il simbolo più forte della ‘filanda’, segnando con la loro vita le tappe di un percorso di lotta verso la crescita sociale, politica e sindacale delle donne spezzine.

“Lo scenario inizialmente desolato e vuoto dello jutificio che oggi non esiste più, raccontano le registe Vanessa Leonini e Mafalda Garozzo, si anima quando in mezzo alle macerie e ai detriti abbandonati compaiono le ombre di chi è rimasto lì nell’attesa che il ricordo delle donne della filanda venga riportato alla luce ed onorato come merita. La voce di una sola donna si moltiplica quindi in quella di tutte le donne, diventando una fitta trama di narrazioni, storie e vicende accadute nello spezzino in un arco temporale di più di mezzo secolo, dai primi del ‘900 fino agli anni ‘70, da quando lo jutificio venne fondato fino a quando smise di essere una fabbrica produttiva e fonte di lavoro per moltissime donne e uomini della nostra città.”

Le attrici impegnate in un’energica quanto incessante dinamica di costruzione e frammentazione anche della scenografia, fanno emergere e poi nuovamente seppelliscono il ricordo degli eventi, e delle vite delle filandine, seguendo come in un flusso continuo i movimenti della memoria che riaffiora trasformando i loro corpi in immagini quasi oniriche ora di persone, ora di epoche storiche, ora di parti di un telaio. Per la canzone originale si ringraziano Livio Bernardini ed Egildo Simeone. Info 3358254436