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“Non ci sono case nostre e loro, ma solo un’unica casa comune”

Giorgio Pagano a Levanto su migrazioni e cooperazione con l’Africa.

LEVANTO – Giorgio Pagano ha presentato, introdotto da Pierfranco Pellizzetti, “Sao Tomé e Principe – Diario do centro do mundo” a Levanto, nell’ambito della rassegna “In giardino con Morando”. A proposito della discussione in corso su migrazioni e cooperazione con l’Africa Pagano ha detto: “Dobbiamo garantire il diritto di migrare. Serve una operazione umanitaria multinazionale sotto il controllo dell’Italia, una missione Mare Nostrum allargata e finanziata direttamente dalla Commissione europea”. E poi occorre, ha aggiunto, la riforma della legislazione europea, a partire dalla sospensione del regolamento di Dublino che obbliga i migranti a fermarsi nello Stato di primo approdo, Italia, Spagna e Grecia.

Secondo Pagano “è impossibile distinguere tra i profughi politici e quelli economici e ambientali”. E ha citato a tal proposito Monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei: “E’ come fare la distinzione se uno preferisce morire impiccato o alla sedia elettrica”.

Pagano ha concluso dicendo che occorre garantire anche “il diritto di restare”, agendo sulle cause che costringono a migrare: “Ma non contrapponiamo ‘casa’ a ‘casa’. Non ci potranno più essere ‘case’ nostre e loro, recintate, esclusive, ma solamente un’unica ‘casa’ comune. Nella quale gli africani verranno in Europa, e gli europei andranno in Africa, perché abbiamo bisogno gli uni degli altri”

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Infine qualche considerazione sulla cooperazione: “La cooperazione con i Paesi africani deve aumentare le risorse: noi, con lo 0,16%, siamo gli ultimi in Europa! In realtà stiamo facendo tutto il contrario: dal mercato italiano delle armi (‘aiutiamoli a spararsi a casa loro’) fino alla politica energetica che produce il riscaldamento climatico innanzitutto a ‘casa’ loro. La cooperazione deve basarsi, come stiamo facendo a Sao Tomé e Principe, su partnership fondate sulla parità e la reciprocità, deve smetterla di depredare le risorse africane e non deve trasformarsi in aiuti ai regimi perché rinchiudano in campi di concentramento chi è costretto a fuggire dalle guerre, dalla fame e dai cambiamenti climatici. Servono aiuti, sostegno vero e riparazioni alle malefatte della nostra economia di rapina. Il Governo dice: aiutiamo il Niger. Ma guardiamo a come le multinazionali occidentali del petrolio hanno ridotto il Delta del Niger: un pantano immenso di bitume e scarti del grezzo di prima estrazione che ha compromesso le falde acquifere costringendo alla fuga migliaia di contadini. Mentre la Francia tuttora estrae, in questa sua ex colonia, pagando compensi irrisori, l’uranio che alimenta un terzo della potenza energetica francese. Noi oggi dobbiamo offrire al Niger la sicurezza economica, l’unica che può contrastare l’emigrazione, non un altro scambio ineguale”.