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#pray4charlie in Liguria e Italia

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Da Londra giunge la notizia che i genitori del piccolo Charlie Gard hanno ritirato la richiesta di trasferimento negli Stati Uniti, e il giudice Nicholas Francis ha confermato l’autorizzazione al Gosh di sopprimere il bambino disabile, interrompendogli i sostegni vitali.

Quello che è sicuro è che Charlie non si è arreso e il movimento spontaneo #pray4charlie continua a lottare con lui, per la vita e contro la morte. Anzi, è proprio questo il momento di far sentire ancora più forte la vicinanza umana e il sostegno soprannaturale a tutta la famiglia Gard.

Questa sera si pregherà per Charlie Gard in molte città italiane, tra cui Padova, in cattedrale.

In Liguria, a Luni (SP), chiesa del Preziosissimo Sangue, alle 19, ci sarà una Messa per Charlie e tutti i bambini malati. Si prega per Charlie anche a Genova nella chiesa di Santa Caterina da Genova (accesso da Corso IV Novembre e Via B. Bosco), alle 20.30 Rosario, alle 21 Messa celebrata da Padre La Barbera.

Sempre nel capoluogo ligure, un centinaio di persone hanno partecipato ieri sera alla preghiera cittadina per Charlie, iniziata con una processione da Piazza De Ferrari. Recitando il Rosario, i partecipanti, in gran parte giovani e famiglie, hanno raggiunto la chiesa di Santa Marta, per la Messa e l’adorazione.

Nell’omelia, monsignor Sergio Galletti, rettore di Santa Marta ha ricordato che «la Messa è la preghiera per eccellenza. Gesù stesso offrendosi in sacrificio, si fa carico delle nostre croci, riassunte nella Sua, e così abbiamo un mediatore di straordinaria efficacia presso il Padre».

Galletti ha detto che tutti i battezzati hanno il compito di «santificare la propria vita» e il mondo in cui si vive. «Un modo è quello di testimoniare i principi non negoziabili della vita umana. Credendo questo, non dobbiamo arrenderci a chi vuole “staccare la spina” ad un bambino disabile».

Galletti ha poi ripreso alcuni brani dell’intervista di Avvenire al dott. Melazzini, medico malato di SLA, contro cui combatte da anni: “Ritengo che sia inaccettabile avallare l’idea che alcune condizioni di salute rendano indegna la vita e trasformino il malato o la persona con disabilità in un peso sociale e in un costo”.

Ancora Melazzini: “Bisogna contrastare la corrente di pensiero che ritiene che la vita, in certe condizioni, si trasformi in un ‘accanimento’ e in un calvario inutile, dimenticando che un’efficace presa in carico e il continuo sviluppo della tecnologia consentono anche a chi è stato colpito da patologie gravi e altamente invalidanti di continuare a guardare alla vita come a un dono ricco di opportunità. In questi tempi si deve lavorare concretamente sul riconoscimento della dignità dell’esistenza di ogni essere umano”.

“Questo deve essere il punto di partenza e di riferimento di una società che difende il valore dell’uguaglianza e si impegna affinché la malattia e la disabilità non siano o diventino criteri di discriminazione sociale e di emarginazione. Il dolore e la sofferenza (fisica, psicologica), in quanto tali, non sono né buoni né desiderabili, ma non per questo sono senza significato”.

Galletti ha infine sottolineato che, se anche non fosse guaribile, chiunque deve essere sempre curato. «Non possiamo arrenderci. Dobbiamo testimoniare anche fuori di qui. La soppressione di Charlie sarebbe un precedente dalle terribili conseguenze. Perché chiunque, malato con poche speranze di guarigione, potrebbe o addirittura dovrebbe venire soppresso. Sono argomenti che abbiamo già sentito, nella storia del Novecento, e che sono stati condannati per decenni anni da Stati che hanno fatto sfoggio di democrazia e libertà, e che ora sembrano ripercorrere la stessa strada di quei regimi che avevano tanto esecrato».

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