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L’attacco di Pucciarelli e Costa: «Non è un feudo con regole proprie: devono essere resi pubblici tutti i rendiconti e gli atti di nomina»

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Secondo i due consiglieri, che questa mattina hanno sottoscritto un’interrogazione sull’argomento, «poche persone non possono gestire arbitrariamente l’attività venatoria di tutta la provincia». Aggiungono: «Basta opacità nella gestione». 

GENOVA – «L’Ambito territoriale di caccia della Spezia è un ente che deve imparare a porsi con maggiore trasparenza nei confronti sia della cittadinanza che delle istituzioni – affermano i consiglieri regionali Stefania Pucciarelli (Lega Nord Liguria-Salvini) e Andrea Costa (Liguria Popolare) – Infatti non è tollerabile che l’A.T.C. si comporti come un feudo dotato di regole proprie e di totale autonomia, quando invece la Regione e i Comuni del territorio hanno il diritto ed il dovere di chiedere spiegazioni in merito alle molte opacità che sono emerse negli ultimi mesi. A noi consiglieri regionali eletti sul territorio non è stato permesso di visionare alcuni documenti dei quali abbiamo fatto esplicita richiesta, in particolar modo quelli che si riferiscono all’istituzione dell’anomala figura di “direttore”, una carica che non esiste in nessun altro ambito territoriale ma che a Spezia sembra possedere enormi poteri».

Sulla questione è stata presentata un’interrogazione dai due consiglieri che continuano: «È possibile che le istituzioni pubbliche, i cittadini e la maggior parte dei cacciatori siano ostaggio di un piccolo gruppo di persone che gestisce arbitrariamente l’attività venatoria della Provincia come se fosse una loro esclusiva proprietà?». E ancora: «Noi crediamo fermamente che una simile situazione non sia accettabile. Pertanto siamo ancora in attesa di ricevere una risposta alle nostre richieste, che sintetizziamo di seguito per informarne l’opinione pubblica: 1) copia conforme dello statuto a.t.c.; 2) verbale di nomina del direttore; 3) obiettivi legati alla nomina del direttore; 4) i rimborsi spese dei collaboratori e le relative pezze d’appoggio; 5) prospetti immissione selvaggina per le annate comprese tra il 2013 e oggi; 6) le certificazioni sanitarie; 7) una spiegazione su alcune anomalie presenti a bilancio; 8) i preventivi per l’acquisto di selvaggina, con particolare riferimento alle lepri e le eventuali gare d’appalto, giacché il costo di una singola lepre pare ammontare, incredibilmente, a quasi 400 €. 9) il perché le pelli vengono smaltite, unico caso in tutta la Regione, da una ditta che riceve più di ventimila euro annui, quando nessuna norma regionale impone tale modalità di smaltimento.

Concludono Pucciarelli e Costa: «Fin quando non verrà data una risposta alle nostre legittime domande, continueremo a lavorare per far sì che la maggior parte dei cacciatori, che oggi è scontenta dell’attuale gestione dell’ambito, non si rassegni allo status quo, ma lavori attivamente per cambiare le cose».

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