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50.000 articoli di merce contraffatta sequestrati tra i vicoli del centro storico

GENOVA – Nei giorni scorsi i militari della Guardia di Finanza della Tenenza di Genova/Sestri, in servizio presso l’aeroporto “Cristoforo Colombo”, hanno eseguito nel centro storico cittadino una serie di perquisizioni delegate dalla locale Procura della Repubblica nell’ambito di una complessa attività volta a reprimere il fenomeno della contraffazione dei marchi. L’indagine, sviluppata in piena sinergia e coordinamento con l’Autorità Giudiziaria di Genova, ha condotto alla denuncia di 4 persone e alla segnalazione di 3 soggetti, su cui sono in corso accertamenti, tutti di origine senegalese. Nel complesso sono stati sequestrati circa 50.000 articoli di merce contraffatta e 7 apparecchiature da cucire.

In particolare l’attività, nata nell’ambito di servizi di vigilanza doganale dinamica nelle aree limitrofe alla zona aeroportuale, si è articolata in più fasi. Inizialmente è stato operato un monitoraggio di numerose spedizioni sospette connotate da elementi discordanti circa le informazioni riportate rispetto all’esistenza effettiva dei soggetti indicati.

Il successivo approfondito esame dei diversi elementi, effettuato anche mediante riscontri, appostamenti e il ricorso ad altri strumenti di analisi, ha permesso di ricostruire una rete di soggetti residenti nei vicoli del centro storico. In particolare, le indagini hanno mostrato come tali abitazioni erano in realtà veri e propri laboratori di produzione di articoli contraffatti di vario genere, dislocati in diversi punti nevralgici sia per l’approvvigionamento, sia per il confezionamento e la distribuzione. Si tratta di laboratori caratterizzati al loro interno da una catena di montaggio ben organizzata nelle sue fasi, dove avveniva l’assemblaggio di diversa merce di poco valore, soprattutto pelletteria, riprodotta fedelmente rispetto all’originale, con etichette, loghi e altri accessori sui cui venivano apposti segni distintivi delle più importanti griffe della moda.

L’attività di riproduzione mendace del marchio avveniva attraverso macchinari sofisticati di apposizione a caldo, quali punzonatrici, e altre macchine da cucire elettroniche che permettevano non solo di ricamare ma anche riprodurre il logo su tessuti, pellame e metallo vario, il tutto riproducendo nei minimi dettagli gli elementi che costituiscono e contraddistinguono un articolo di nota marca rispetto ad un altro; nello specifico si riferisce a sacchetti di stoffa, cartellini informativi, bottoni, ecc.., così da realizzare un prodotto il più verosimile possibile atto a trarre in errore l’acquirente.