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Consiglio Regionale di venerdì 8 settembre

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Gestione del depuratore in Val Polcevera, a Genova

Alice Salvatore (Mov5Stelle) ha presentato un’interrogazione, sottoscritta da tutti i colleghi del gruppo, con cui ha chiesto alla Regione di avviare un’inchiesta per verificare responsabilità tecniche gestionali e amministrative per la mancata preventiva gestione della criticità del depuratore Val Polcevera e di introdurre una disciplina sulla gestione delle interruzioni totali o parziali del ciclo depurativo dovute a guasti o altri eventi. Salvatore ha ricordato le numerose segnalazioni sulle emissioni odorigene e sversamenti di liquami prodotte dal depuratore Val Polcevera. Il consigliere ha citato note della divisione ambiente del corpo di polizia municipale e di Iren, che confermerebbero che la gestione delle acque non assicurerebbe il trattamento integrale dei liquami che giungono all’impianto. Salvatore non ha escluso che esistano violazioni delle norme nazionali ed europee in materia di trattamento delle acque reflue e degli scarichi nei corpi idrici.

L’assessore all’ambiente Giacomo Giampedrone ha spiegato che l’autorizzazione e il controllo degli scarichi da impianti di trattamento delle acque reflue urbane spettano, nel caso specifico, alla Città Metropolitana di Genova mentre, in caso di criticità, il Piano d’Ambito può intervenire con adeguati interventi. Giampedrone ha quindi illustrato il piano di interventi che prevede, nella prospettiva di una sostituzione dell’impianto attuale, un nuovo polo con un costo di 3 milioni e 260 mila euro nel 2017 e 15 milioni nel 2019. Rispetto alla seconda domanda l’assessore ha precisato che la normativa dà la possibilità alle Regioni solo di disciplinare le fasi di autorizzazione provvisoria per impianti già realizzati, ancorchè non avviati, o in attesa di completamento di interventi di potenziamento o adeguamento, cioè circostanze che non riguardano la struttura genovese.

 

Sulle industrie a rischio incidente rilevante

Alice Salvatore (Mov5Stelle) ha presentato un’interrogazione, sottoscritta da tutti i colleghi del gruppo, con cui ha chiesto alla Regione di promuovere presso il Governo un adeguamento della normativa nazionale sulle industrie a rischio incidente rilevante ai nuovi indirizzi della Commissione UE e alle linee guida operative ed alle interpretazioni che emergono dai documenti e dalla giurisprudenza. Il consigliere ha chiesto, inoltre, alla Regione di promuovere una revisione dei programmi ispettivi che tenga conto delle condotte esterne agli impianti classificati “Seveso”. Il consigliere ha ricordato lo sversamento di petrolio dai depositi IPLOM del Fegino a Genova rilevando che, secondo il decreto legge 105 del 2015, viene definito stabilimento ai sensi della disciplina Seveso, “tutta  l’area  sottoposta  al  controllo  di  un gestore, nella quale sono presenti sostanze pericolose all’interno di uno o più impianti, comprese le infrastrutture o le attività comuni o connesse”; quindi tra i pericoli connessi al deposito IPLOM rientrerebbero quelli legati alla gestione dell’oleodotto. La Commissione UE – ha concluso – ha specificato che gli Stati devono estendere alle condotte l’ambito di applicazione della direttiva Seveso III all’interno della propria legislazione nazionale.

L’assessore all’ambiente Giacomo Giampedrone ha illustrato nel dettaglio  quanto la legge prevede per i casi illustrati e quanto finora è stato fatto. L’assessore ha spiegato che nel breve periodo non sarebbero efficaci iniziative per rafforzare le ispezioni e i controlli sulle condotte di collegamento nell’ambito dell’attuale disciplina Seveso III, perché la direttiva comunitaria esclude le condotte di collegamento dal campo di azione. Giampedrone ha però suggerito di rappresentare la questione alla Commissione Europea competente, attraverso il ministero dell’Ambiente, proprio in forza proprio dall’esempio concreto dell’incidente accaduto alla Iplom per arrivare ad una revisione della disciplina.

 

Fondi regionali al Comune di Balestrino e messa in sicurezza della strada Lavagin

Andrea Melis  (Mov5Stelle) ha presentato un’interrogazione, sottoscritta da tutti i colleghi del gruppo, con cui ha chiesto alla giunta di attivarsi per il riavvio dell’attività dell’impresa Ligurblock, legata al ripristino della strada vicinale Lavagin, danneggiata dall’alluvione del 2016. Melis, inoltre, ha domandato se è vero che non sono previsti ulteriori finanziamenti a favore del Comune di Balestrino per riattivare la strada Lavagin, l’unica che conduce all’impianto. Il consigliere ha ricordato che l’alluvione del novembre 2016 ha causato ingenti danni anche alla strada: «La sua mancata riparazione – ha spiegato – determinerebbe il fallimento dell’impresa». Melis ha sollecitato anche la messa in sicurezza del Rio Pendie.

L’assessore alla difesa del suolo  infrastrutture Giacomo Giampedrone ha ribadito che in questo caso la Regione si è mossa nel quadro di competenza di un’ordinanza della Protezione civile, che non può destinare fondi  per interventi di ripristino dei danni relativi ad attività economiche e  privati. L’assessore ha quindi ricordato che al Comune di Balestrino sono stati assegnati fondi con un provvedimento del 31 gennaio 2017, ratificato nel maggio successivo,  a seguito di verifiche ed istruttorie per interventi di somma urgenza. Giampedrone ha ribadito che per casi specifici, come quello segnalato nell’interrogazione, occorre muoversi nell’ambito di altri strumenti, non rappresentati dell’ordinanza  di protezione civile per  la somma urgenza, ma occorrono strumenti specifici.

 

Nuovi rifiuti tossici nel SIR di Pitelli

Francesco Battistini (Rete a sinistra & liberaMente Liguria) ha presentato un’interrogazione, sottoscritta dal collega del gruppo Giovanni Pastorino, con cui ha chiesto alla giunta di chiedere la trasformazione di Pitelli da Sito di Interesse Regionale a Sito di Interesse Nazionale e di svolgere una Valutazione di Impatto sulla Salute per conoscere l’incidenza del sito sulla salute dei cittadini e sull’ambiente circostante. Battistini ha ricordato il ritrovamento di ulteriori rifiuti tossici a Pitelli e ha rilevato che non esiste una completa caratterizzazione del sito per la dislocazione e le tipologie di rifiuti stoccati, sia nell’area di proprietà comunale sia nell’area di competenza della Marina Militare.  «Appare evidente la difficoltà, da parte della Regione, di gestire la caratterizzazione e la bonifica del sito in tempi ragionevolmente rapidi, con la conseguenza – ha concluso – che le aree interessate vivono una situazione di pesante disagio».

L’assessore all’ambiente Giacomo Giampedrone si è detto in sintonia con quanto evidenziato dal consigliere e ha ricordato di aver chiesto al Ministero dell’Ambiente di rivedere la decisione, trasformando la classificazione del  sito da interesse regionale a interesse nazionale. Ma – ha aggiunto – questa nota non ha ottenuto alcuna risposta. Per quanto riguarda l’applicazione della Vis (Valutazione di impatto sulla salute) Giampedrone ha spiegato che questa verifica a carattere sanitario è inserita nella procedura di Via che, però, non è prevista sul sito. E’ quindi impossibile attivare la Vis.

 

Carenza di personale nella sala gessi dell’ospedale San Bartolomeo di Sarzana

Francesco Battistini (Rete a sinistra & liberaMente Liguria) ha presentato un’interrogazione, sottoscritta dal collega del gruppo Giovanni Pastorino, con cui ha chiesto alla giunta «se intende mantenere il livello di servizio della sala gessi dell’ospedale San Bartolomeo di Sarzana e di porre rimedio alla cronica carenza di personale della struttura in modo da coprire, in maniera adeguata, i turni e garantire il servizio» anche in caso di ferie, malattie del personale e altri imprevisti. Il consigliere ha rilevato che nella struttura vengono eseguiti 10 mila interventi all’anno, ma il personale «risulta palesemente insufficiente a coprire i turni operativi, specie nel periodo estivo, in concomitanza con l’esigenza delle ferie e l’aumento dell’afflusso turistico nei nostri territori». Battistini ha sottolineato che, per gestire l’emergenza e coprire il turno scoperto garantendo il servizio, in alcuni casi è stato utilizzato un infermiere proveniente dal Sant’Andrea.

L’assessore alla Sanità Sonia Viale ha spiegato che l’organico del servizio è composto da 4 infermieri e, in regime ordinario, ci sono due unità al mattino e uno al pomeriggio. Lunedì, mercoledì e giovedì un infermiere di turno al mattino viene impiegato in sala operatoria per la chirurgia protesica, lasciando comunque un infermiere in sala gessi mentre le ferie estive sono programmate in modo da avere sempre due unità al mattino e una al pomeriggio. Nella prima settimana di luglio il 5 luglio, – ha precisato – un infermiere della sala gessi del Sant’Andrea è stato inviato al San Bartolomeo, in seguito ad un congedo straordinario.

 

Sui microchip nei camici dei dipendenti della Sanità ligure

Raffaella Paita (Pd) ha presentato un’interrogazione, sottoscritta dagli altri componenti del gruppo, con cui ha chiesto alla giunta in quali strutture sanitarie o ospedaliere è già stato messo in atto il provvedimento che prevede l’inserimento di un microchip nei camici dei dipendenti della sanità ligure e i tempi di attuazione. Paita ha chiesto, inoltre, di assumere immediatamente iniziative nei confronti delle rappresentanze dei lavoratori per superare la mancanza di un accordo su questo tema: secondo il consigliere, infatti, «l’inserimento del microchip rappresenta un fatto potenzialmente lesivo della privacy dei lavoratori, in quanto i loro spostamenti potrebbero essere individuati costantemente e – ha sottolineato – rilevo che la decisione, così delicata per i lavoratori, è stata assunta senza alcun accordo sindacale e senza informativa».

L’assessore alla Sanità Sonia Viale ha replicato definendo «una cantonata dell’opposizione» le proteste già avanzate dai media nei giorni scorsi. Entrando nel merito l’assessore ha spiegato che l’utilizzo dei microchip avrà indubbi vantaggi economici e consentirà di seguire il percorso di pulizia degli indumenti di servizio, scongiurando fra l’altro, il rischio del lavaggio a casa, che non garantisce idonee misure di sanificazione e igiene. Viale ha aggiunto che l’utilizzo dei microchip permette inoltre di monitorare esattamente il numero dei lavaggi, di ridurre il rischio di smarrimento degli indumenti «che sono un costo per il servizio pubblico».

 

Corsi dell’ente di formazione privata Euroform di Genova

Giovanni Pastorino (Rete a sinistra & liberaMente Liguria) ha presentato un’interrogazione, sottoscritta dal collega del gruppo Francesco Battistini, sui corsi Euroform per la formazione di operatori sanitari. Pastorino ha ricordato che la Città Metropolitana di Genova il 7 febbraio 2017 ha revocato a Euroform il riconoscimento di 4 edizioni dei corsi e che anche Alfa (Agenzia Regionale per il Lavoro e la Formazione e l’Accreditamento Liguria) il 2 marzo successivo ha ulteriormente revocato il riconoscimento di 4 edizioni dei corsi. «L’Assessore regionale alla Formazione e alle Politiche giovanili – ha ricordato Pastorino – si è impegnata a incontrare i 23 giovani che non hanno potuto terminare il corso da operatore socio sanitario con Euroform dopo aver pagato duemila euro ciascuno. Da quando il corso si è interrotto anzitempo – ha concluso – i 23 ragazzi attendono ancora una soluzione concreta». Pastorino ha chiesto alla giunta di dare la possibilità agli studenti di terminare il percorso professionale anche presso un’altra struttura convenzionata.

L’assessore alla sanità Sonia Viale ha spiegato che si tratta di un caso limite e ha assicurato l’intervento della Regione sulla base delle proprie competenze. Viale ha proposto, dunque, al consigliere di individuare insieme un percorso ribadendo la volontà dell’amministrazione di affrontare il problema che, con situazioni differenti, non riguarda solo i 23 studenti oggetto dell’interrogazione.

 

Corsi per educatori professionali.

Giovanni Pastorino (Rete a sinistra & liberaMente Liguria) ha presentato un’interrogazione, sottoscritta dal collega del gruppo Francesco Battistini, con cui ha chiesto alla giunta i motivi per i quali il corso di laurea triennale o di I livello in Educatore Professionale Sanitario è stato soppresso dall’Università di Genova e ha sollecitato il ripristino del corso, «in considerazione anche dell’altissimo tasso di inserimento lavorativo in un settore così delicato e fondamentale». Pastorino ha rilevato che l’educatore professionale è una figura richiestissima in Liguria dal mercato del lavoro e trova impiego nelle cooperative che si occupano di servizi alla persona e dalla stessa Asl. In seguito alla chiusura del corso genovese – ha concluso – gli aspiranti educatori professionali dovranno rivolgersi ad altri atenei, come le Università di Milano e Torino.

L’assessore alla sanità Sonia Viale ha premesso che su questo tema «esiste una lacuna nel sistema nazionale lamentato da tutte le Regioni». «L’università- ha aggiunto Viale – ha spiegato che, nel rispetto di alcune circolari ministeriali e parametri, ha dovuto sopprimere quest’anno il corso di laurea» tuttavia la stessa università ha comunicato l’intenzione di riattivare il corso nel 2018-19. L’assessore ha comunque condiviso con il consigliere la contrarietà per la sospensione nel 2017 del corso di laurea triennale.

 

Nomina del direttore sanitario della ASL 5

Raffaella Paita (Pd) ha presentato un’interrogazione, sottoscritta dal collega del gruppo Juri Michelucci, per sapere se l’assessorato competente abbia verificato che la nomina del direttore sanitario dell’ASL 5 deliberata il 10 ottobre 2016, abbia tenuto conto dei requisiti di legge previsti e quali determinazioni assumerà, nel caso in cui dovesse emergere una non corrispondenza fra i requisiti presentati dal medico nominato e quanto disposto dalla normativa vigente. Il consigliere ha rilevato che il Decreto legislativo 502 del 1992 e il decreto del Presidente della Repubblica 484 del 1997 stabiliscono che può svolgere il compito di direttore sanitario un medico di qualifica dirigenziale che abbia svolto per almeno cinque anni qualificata attività di direzione tecnico-sanitaria in enti o strutture sanitarie, pubbliche o private, di medie o grandi dimensioni con la diretta responsabilità delle risorse umane e strumentali affidate al dirigente.

L’assessore alla sanità Sonia Viale ha illustrato dettagliatamente le norme che regolano le procedure di selezione e di nomina, che spetta al direttore generale, attingendo da elenchi liguri o di altre regioni. L’assessore ha aggiunto: «Ritengo che i nostri uffici, nella valutazione dei requisiti per l’iscrizione nell’albo regionale dei direttori sanitari, abbiano rispettato tutte le caratteristiche, i profili professionali e le attitudini». Viale ha concluso: «Si ritiene che il direttore sanitario possegga i requisiti richiesti dalla legge al fine della idoneità al conferimento dell’incarico di direttore sanitario».

 

Partecipazione della Regione al “Meeting per l’amicizia fra i popoli” di Rimini

Fabio Tosi  (Mov5Stelle) ha presentato un’interpellanza, sottoscritta da tutti i colleghi del gruppo, con cui ha chiesto i motivi della partecipazione della Regione al Meeting di Comunione e Liberazione di Rimini, «con un impegno di spesa elevato. Il  presidente della Giunta ha voluto presenziare al Meeting – ha aggiunto – con un proprio stand per la promozione dell’eccellenze liguri e il servizio è stato aggiudicato, per un importo pari a  70 mila euro oltre Iva, alla società che gestisce lo spazio espositivo al meeting di Rimini, soggetta alla direzione e coordinamento della Fondazione meeting per l’amicizia fra i popoli concessionaria in esclusiva dei servizi pubblicitari della Fondazione». Secondo Tosi la partecipazione a fiere internazionali di promozione può avere costi più contenuti.

L’assessore alla cultura Ilaria Cavo ha ribadito che il  costo sostenuto per la partecipazione all’evento è di 70 mila euro, così ripartito: 50 mila euro  per la presenza standistica e 20 mila per l’allestimento dello stand. L’assessore ha quindi sottolineato la rilevanza dell’appuntamento, che ha registrato ottocentomila presenze agli eventi, con un pubblico proveniente da 70 differenti nazioni. Sono proprio i “numeri” – ha ribadito Cavo – ad aver indotto la Regione alla partecipazione alla manifestazione, portando una delle eccellenze liguri: l’oliva taggiasca. A tal proposito Cavo ha ricordato che sono state distribuite  50 chili di olive taggiasche sottolio o in salamoia,  per oltre 3000 assaggi. Cavo ha sottolineato che i costi sostenuti dalla Liguria sono inferiori rispetto a quelli di altre Regioni presenti al meeting.

 

Sospensione dell’attività venatoria

Marco De Ferrari (Mov5Stelle) ha presentato un’interpellanza, sottoscritta da tutti i colleghi del gruppo, con cui ha chiesto alla giunta perché «ha deciso di non seguire le leggi nazionali a tutela ambientale, gli appelli provenienti dal coro unanime di tutte le associazioni ambientaliste e la raccomandazione proveniente dall’ISPRA per la sospensione del calendario venatorio». De Ferrari ha chiesto, inoltre,  sulla base di quali controlli la Regione ha valutato non grave lo stato di stress fisico ed ecologico della fauna selvatica causato dall’emergenza climatica e ambientale. Il consigliere ha rilevato che l’ISPRA, ha affermato, in una prima nota del 7 luglio, che la siccità è stato il fenomeno filo conduttore tra il 2016 e il 2017 e in  una seconda nota del 27 agosto ha chiesto alle Regioni di sospendere almeno per il mese di settembre l’avvio della stagione venatoria. «Per quanto riguarda gli incendi – ha concluso –  è altamente plausibile che il patrimonio faunistico nazionale si trovi in larga misura in una condizione di stress che lo rende altamente vulnerabile rispetto a ulteriori diverse pressioni».

L’assessore alla caccia Stefano Mai ha ribadito che d’abitudine le indicazioni di Ispra vengono valutate attentamente, sottolineando che da tempo la Regione ha avviato politiche di controllo e verifiche sul territorio. Mai ha quindi ribadito che in questo caso non c’è stato da parte di Ispra una richiesta ad operare delle scelte, ma a verificare se ci siano le condizioni per mettere in atto delle forme restrittive nei confronti dell’attività venatoria e di quella cinofila correlata. Si tratta – ha detto – di una sorta di raccomandazione. L’assessore ha quindi ribadito che non si è rilevata una condizione di forte stress della fauna selvatica e Ispra, di contro, non ha indicato elementi oggettivi sui quali basarsi. Diversi fattori hanno quindi indotto la Regione ad intraprendere la strada scelta. In particolare – ha evidenziato – la superficie boschiva colpita da incendi non supera l’un per cento, i giorni dedicati all’addestramento dei cani in Liguria sono soltanto diciannove. Mai ha quindi sottolineato che in Liguria non c’è l’apertura precaccia e ha ribadito, invece, l’emergenza legata alla presenza del cinghiale.

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