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“Fulmine è oltre il ponte”, romanzo partigiano tramandato da nonno a nipote

LA SPEZIA – Nel 74° anniversario dell’armistizio di Cassibile, parte il crowdfunding per il libro “Fulmine è oltre il ponte”, vite appese al di là della Linea Gotica, coprodotto con la Marotta&Cafiero editori, storica casa editrice partenopea rilevata nel 2010 da Rosario Esposito La Rossa e Maddalena Stornaiuolo, dell’associazione Vo.di.Sca. (Voci di Scampia).

Autore del “romanzo partigiano” è William Domenichini, impegnato da anni nell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, con cui ha sviluppato progetti storico-culturali con le scuole, riguardanti la memoria partigiana.

“Fulmine è oltre il ponte” sono i racconti di un nonno che ha vissuto in prima persona la lotta partigiana, tra i boschi e le valli ai margini della Linea Gotica, ascoltati sulle sue ginocchia e ripetuti fino alla memoria, davanti al focolare. Storie in cui si racconta del popolo e non dei re, dei soldati e non dei generali, dove i fatti realmente accaduti si fondono con il romanzo delle emozioni evocate, tra paesaggi e sentimenti, cadenzata dai versi di Italo Calvino: “Non è detto che fossimo santi, l’eroismo non è sovrumano. Corri, abbassati, dai balza avanti! Ogni passo che fai non è vano”.

1) Com’è nata l’idea di sviluppare questo “romanzo partigiano”?

Ho iniziato a raccogliere le memorie di mio nonno partigiano, racconti che ho iniziato ad ascoltare fin da quando ero un ragazzino, per non rischiare di perdere un patrimonio di storia, di vita, di valori che non possono essere lasciati alla tradizione orale, per la loro importanza e la loro intensità.
Così, due anni fa, ho iniziato a trascrivere le storie di Ciro, mio nonno, classe 1922, partigiano combattente nelle fila della brigata Val di Vara, comandata da Daniele Bucchioni, insignito del brevetto Alexander (il certificato del patriota), di due croci al merito per l’attività partigiana e della medaglia dei volontari per la Libertà. Una storia che inizia nei giorni precedenti l’armistizio dell’8 settembre ’43 e che si sviluppa fino alla Liberazione, nella primavera del ’45. Questa storia non è solo la sua storia, ma dei tanti compagni di lotta partigiana, di quelli che come lui sono sopravvissuti e di quelli che hanno perso la vita, delle persone che ha incontrato, e perfino di quelle che incontrò solo dopo la guerra, ma che il caso ha fatto intrecciare senza nemmeno che ne fossero consapevoli, come nel caso di sua moglie. Una volta trascritti questi ricordi mi sono trovato tra le mani un materiale straordinario di esperienza di vita, che conoscevo solo nelle sue parti, senza avere una visione globale. Questo materiale mi ha stimolato a condurre ricerche, all’Istituto storico della Resistenza spezzina ed negli archivi di Stato di Massa e di Genova, dove ho trovato molto materiale per dare una cronologia alle sue storie, per ricostruire i personaggi che lo hanno accompagnato nella sua vicenda.

2) Perchè hai scelto questa casa editrice?

Ho conosciuto la Marotta&Cafiero, storica casa editrice partenopea rilevata nel 2010 da Rosario Esposito La Rossa e Maddalena Stornaiuolo dell’associazione Vo.di.Sca. (Voci di Scampia), attraverso i progetti sociali che sta realizzando, come la Scugnizzeria, un laboratorio di creatività che mette insieme teatro, editoria, cinema ed arte, o come Made in Scampia che vuole rilanciare il carattere di un quartiere difficile attraverso le sue tipicità, la cultura. Questa attività sociale straordinaria si sposa con una politica editoriale che punta su libri stampati con carta riciclata al 100% (Certificata da Der Blaue Engel ed EU Ecolabel), con inchiostri senza piombo a base vegetale e acquosa, rilegati con colle senza plastificanti ed utilizzando “font” ecologico (risparmiando oltre il 30% d’inchiostro), rilasciati con licenza Creative Commons 3.0 (il contenuto di tutti i libri può essere utilizzata a scopo didattico gratuitamente) e sono prodotti attraverso un sistema di crowdfunding che realizzano attraverso il loro sito www.marottacafiero.it, ovvero attraverso una raccolta fondi che consente una produzione dal basso, e che non significa solo prenotazione del libro, ma partecipare alla sua produzione, quindi libertà di pubblicazione, senza vincoli di grandi finanziatori. Per ciò ho inviato loro il dattiloscritto e gli è piaciuto.

3) Una bella storia che nasce da un rapporto nonno – nipote, separati da generazioni, ma uniti dall’antifascismo: quanto è attuale la questione? Forza Nuova ha annunciato per il prossimo 28 ottobre una nuova marcia su Roma. Come ha reagito Fulmine alla notizia?

Questa è una storia nata da racconti che rasentano la cronaca, una storia che parla di scelte, di come la Storia con la S maiuscola non sarebbe tale se non vi fossero uomini e donne che la animano. Non è la vicenda di uno statista o di un generale, ma la storia di una parte di quel popolo che ha scelto da che parte stare, senza troppi fronzoli e senza nessuna retorica. Per mio nonno essere antifascista è la necessità di fare delle scelte, di prendere una parte, per salvarsi la vita, per salvarla ai propri cari, per non di vivere una vita con la testa nella sabbia, consapevoli che si possa sbagliare, appunto come scriveva Calvino: “Non è detto che fossimo santi, l’eroismo non è sovrumano. Corri, abbassati, dai balza avanti! ogni passo che fai non è vano”.

William-Domenichini

Purtroppo la questione antifascista è attualissima. Dico purtroppo perché i valori espressi dalla Resistenza, quelli traslitterati nella nostra Costituzione, si sono affievoliti nel tempo, non certo perché siano divenuti superati ma perché è venuto meno il loro rispetto e la loro pratica. Questo credo sia un elemento fondamentale per tentare di capire il crescente riaffiorare di nuovi fascismi, in tutta Europa e dovrebbe interrogare soprattutto chi ha a cuore questi valori, per renderci conto che su questi non si può discutere, sono postulati, sono pilastri che vanno difesi e per farlo vanno praticati.
Oggi occorre consapevolezza che viviamo una fase storica dove le barbarie stanno riemergendo. Mi chiedi della presunta marcia su Roma, ma il mio primo pensiero va alle minacce che sono state rivolte agli insegnanti lericini, in un attacco vigliacco e di una violenza inaudita. A questo nuovo fascismo dobbiamo rispondere con lo stato di diritto, che lo stesso fascismo negò al nostro paese per oltre vent’anni.
Il commento di Fulmine sulla sparata di Forza nuova è stato piuttosto colorito, nonostante i suoi 95 anni è piuttosto energico, ma al tempo stesso quasi malinconico. Certo è che per un uomo che vede la parodia di una tragedia vissuta in gioventù, è purtroppo avvilente.

4) Nell’epoca delle fake news, assistiamo ad un sempre più crescente revisionismo storico. Qual è la ricetta da adottare affinché questo fenomeno venga contrastato?

La situazione storica e sociale che viviamo è davvero complessa. Abbiamo profondo bisogno di anticorpi per curarci e preservare le nuove generazioni. Uno di questi è senz’altro la Memoria e fondamentalmente lo scopo di questo mio lavoro è proprio quello di raccontare una testimonianza per non perderne memoria, anzi per diffonderla e per cercare di arginare quel tentativo modaiolo di gettare discredito sulla Resistenza, alla Pansa, tanto per non fare nomi. Da anni si tenta di estrapolare vicende drammatiche, spesso ancora difficili da chiarire, per poter dire che in fondo anche i vinti hanno dignità e per far questo si dipinge la Resistenza con tinte fosche. Per scrivere questo libro è stato necessario lavorare molto sulle fonti storiografiche ed archivistiche, confermando che la storia della Resistenza è un intricato groviglio di vicende, di piccoli episodi e di grandi scelte. Ridurlo ai minimi termini con semplicismo è un atto di violenza di quella storia, o se preferisci una truffa culturale. Occorre la giusta distanza per raccontare quelle vicende, senza usare la storia a nostro piacimento, ma capendo come si è sviluppata e perché. Di fondo c’è una scelta, quella di combattere per liberare il Paese da un invasore, per liberarla da oltre vent’anni di oppressione fascista.

5) Vedi all’orizzonte nuovi Fulmini?

Oggi il concetto di resistenza è ovviamente ben diverso da quello che ha vissuto mio nonno, lui ha combattuto una guerra. Ad ogni modo penso che oggi esistano molte esperienze di resistenza: sono tutte le persone che lottano contro le ingiustizie, nei luoghi di lavoro piuttosto che nei quartieri che vivono. Laddove esistono uomini e donne che non vogliono svendere la propria vita, per difendere il proprio lavoro, l’ambiente in cui vivono o i propri diritti. L’esperienza dei ragazzi di Scampia ne è un esempio straordinario, che quotidianamente cerca di costruire un avvenire, non combattendo con gli sten o i bren, ma con i libri, con le parole, con le opportunità che si possono creare per evitare che la criminalità sia una scorciatoia più appetibile rispetto ad una vita di valori, creando impresa sociale che possa dare un futuro.
Credo che il vero problema sta nel fatto che oggi le nuove forme di resistenza siano isolate, se non addirittura ostacolate da chi, invece di avere cura degli interessi di una comunità, preferisce tutelare interessi di pochi. Spero che questo libro sia un contributo che valorizzi chi ci ha consegnato una Repubblica dove il popolo è sovrano e doni consapevolezza sul fatto che i nostri diritti ed i nostri doveri sono frutto di scelte durissime fatte in passato, ma che possono essere rese vane se non si ha questa consapevolezza.

Andrea Licari

Nella prima foto un gruppo di partigiani, in piedi Aldo Comis, Ivano Malatesta, Nino Barani, Fausto Vignudelli – in spalla Giorgio Tonelli – Girolamo Spezia, Mario Vignudelli, accosciati sorella e padre di Aldo Comis e Fulmine, al secolo Ciro Domenichini; nella seconda l’autore William Domenichini.