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La Contessa di Castiglione piace sempre di più

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Oggi doppia manifestazione alla Villa: esposizione di libri in ricordo di Sergio Del Santo e il sindaco Peracchini scopre una targa.

LA SPEZIA –  Più passa il tempo e più si arricchisce il fascino della Contessa di Castiglione. Oggi  presso la  Villa  “La Contessa”, a Isola,  si è svolta una doppia manifestazione: in ricordo di Sergio Del Santo cultore di storia locale, con l’esposizione di libri e altre testimonianze della Contessa e una collezione  privata di Del Santo e della vedova Giuliana Zucchini. Il sindaco della Spezia, Pierluigi Peracchini, ha  scoperto una targa in ricordo della permanenza di Virginia Oldoini presso la Villa. L’evento è stato organizzato dall’Associazione  “Virginia Oldoini” Contessa di Castiglione, la cui presidente è Emanuela Dall’Ara che è proprietaria della Villa (vice presidente è Barbara Sussi).

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Tra le donne del Risorgimento la Contessa di Castiglione fu certamente la più bella, la più intrigante e chiacchierata. A introdurre la serata è stato Egidio Banti che ha raccontato come Sergio Del Santo era “innamorato” della Contessa e quindi voleva esserne un ricercatore (visto che lui era laureato in Fisica). Qui, in questa villa, si respira davvero la vita della Contessa. Virginia Oldoini, figlia del nobile marchese spezzino Filippo Oldoini e della fiorentina Isabella Lamporecchi, nacque a Firenze il 23 marzo 1837. Lei è passata alla storia per avere sedotto Napoleone III, portandolo così a sostenere la causa dell’indipendenza italiana. Non aveva ancora 17 anni quando, il 9 gennaio 1854, “Nicchia” (così la chiamava Massimo d’Azeglio) divenne contessa di Castiglione, andando in sposa al conte Francesco Verasis di Castiglione Tinella e di Costigliole d’Asti, cugino di Cavour, assolutamente deciso a sposare la donna più bella d’Italia, nonostante sapesse di non essere ricambiato.

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Ne rimase sempre innamorato e, come tutti i mariti ingannati che si rispettino, disposto a ignorarne i tradimenti e ad assecondarne i costosi capricci, anche dopo la separazione legale, finché nel 1867, durante il corteo di nozze tra il principe Amedeo d’Aosta e la principessa Maria dal Pozzo della Cisterna, caduto da cavallo, morì travolto dalla carrozza reale. Virginia non amò altri che se stessa, motivo per cui il figlio Giorgio, morto di vaiolo a Madrid nel 1879, la detestava cordialmente. Dagli uomini sapeva farsi adorare quanto odiare dalle donne, prima tra tutte la spagnola Eugenia Montijno, consorte di Napoleone.

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Dalla amata Spezia, appena sposata, si trasferì a Torino alla corte di Vittorio Emanuele di Savoia e quindi a Parigi. Dopo un esordio memorabile alle Tuileries, alla sfolgorante ventenne bastò mezz’ora d’amore con l’Imperatore cinquantenne nella stanza azzurra del Castello di Compiègne per riuscire nella “delicata” missione di Stato che le era stata affidata. Era il gennaio del 1856. Napoleone la coprì di gioielli, tra cui una collana a cinque giri di perle e si favoleggiava di un appannaggio mensile di 50mila franchi.

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Dopo l’armistizio di Villafranca, nel luglio 1859, la sua stella presso Napoleone cominciò a offuscarsi a vantaggio della moglie del ministro degli esteri contessa Walewska, ma a buon conto l’imperatrice Eugenia, col pretesto di un sventato attentato all’Imperatore programmato durante un convegno tra i due amanti, ne ottenne l’espulsione dalla Francia.

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Nel 1862, per intercessione dell’ambasciatore Costantino Nigra, tornerà a Parigi con propositi di rivalsa, ma ormai quella partita era persa come lo fu più avanti quella con Vittorio Emanuele, seccatosi per i suoi tentennamenti e le sue eccessive pretese dopo averla ripetutamente invitata a trasferirsi a Firenze. La Contessa di Castiglione morì a Parigi il 28 novembre 1899 in un piccolo alloggio sopra il ristorante Voisin.  All’indomani del suo funerale, la polizia e Carlo Sforza per l’ambasciata italiana distrussero tutte le lettere e i documenti compromettenti riguardanti re, politici, papi e banchieri, da Napoleone III a Bismarck, Cavour, Pio IX, Rothschild. Ci restano i suoi diari. Avrebbe voluto tornare in Italia e farsi seppellire alla Spezia con i suoi gioielli, la camicia da notte verde acqua di Compiègne e i suoi due pechinesi, Sanduga e Kasino, imbalsamati. Riposa invece, tra i grandi, al Père Lachaise.

Claudia Verzani

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