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Ufficio delle Dogane della Spezia: accertata evasione per oltre 1.600.000 euro

LA SPEZIA – A seguito di una lunga e complessa attività di indagine, diretta nei confronti di due legali rappresentanti di una società, di fatto, esistente solo “sulla carta”, è stata accertata, dai funzionari dell’Ufficio delle Dogane della Spezia, una sotto fatturazione per oltre 3 milioni di euro.

Gli accertamenti, iniziati nel corso del mese di gennaio e terminati nel mese di novembre 2017, hanno avuto come punto di partenza l’incrocio dei dati presenti nella banca dati COGNOS-MERCE (in uso all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli), al fine di valutare l’attendibilità del valore dichiarato all’atto dell’importazione di prodotti tessili (principalmente abbigliamento intimo).

I funzionari doganali, avendo riscontrato palesi irregolarità, hanno quindi presentato specifica informativa di reato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale della Spezia la quale ha conseguentemente emesso decreto di perquisizione a carico degli indagati.

La perquisizione condotta, dai funzionari spezzini con la collaborazione dei colleghi di Venezia, ha consentito di rinvenire e sequestrare numerose fatture di acquisto, di merci importate dalla Cina, esponenti un valore di transazione nettamente superiore rispetto a quello dichiarato ed indicato in un ulteriore esemplare   (falsificato) di tali fatture, presentato   in allegato alle singole dichiarazioni di importazione.

E’ stato inoltre possibile accertare come uno degli indagati avesse la materiale disponibilità dei file informatici liberamente modificabili, necessari per la produzione della documentazione commerciale ideologicamente falsa utilizzata per lo sdoganamento.

I funzionari doganali spezzini, in relazione ad alcune ulteriori spedizioni per le quali non sono state rinvenute le fatture originali nel corso della perquisizione, hanno attivato il canale di Mutua Assistenza Amministrativa con l’organo collaterale della dogana cinese, richiedendo la trasmissione della documentazione presentata all’atto dell’esportazione dalla Cina della merce di cui si tratta.

Tali riscontri hanno consentito di accertare in modo inequivocabile che, anche per tali ulteriori importazioni, gli indagati abbiano sistematicamente sottofatturato la merce introdotta nel territorio nazionale italiano.

Nel corso dell’attività di polizia è emerso inoltre che, in diversi casi, gli indagati hanno introdotto la merce in depositi ai fini I.V.A., con ciò “sterilizzando” l’imposta e differendone, come noto, il pagamento ad un momento successivo.

La società, però, non solo non ha mai effettuato i versamenti all’ Agenzia delle Entrate (tramite modello F.24), ma non ha nemmeno istituito le scritture contabili obbligatorie relative agli anni 2016 e 2017.

Inoltre, gli indagati, allo scopo di rendere quanto più possibile difficoltosa la ricostruzione del volume d’affari, hanno soppresso i registri I.V.A. relativi al “sezionale autofatture” delle medesime annualità.

Nel complesso, gli indagati hanno sottofatturato la merce importata evadendo fiscalità di confine in misura pari a 1.213.228 euro, oltre ad ulteriori 396.973 euro di I.V.A. evasa a seguito dell’estrazione della merce dai depositi I.V.A. in cui è stata introdotta.

A carico dei legali rappresentanti della società importatrice pendono le accuse di falso ideologico in atto pubblico, contrabbando aggravato, truffa aggravata a danno dello Stato e soppressione di scritture contabili.