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“Tesori Svelati”. Opere dalle Collezioni d’Arte di Crédit Agricole Carispezia e Fondazione Carispezia

LA SPEZIA – È stata inaugurata questa mattina alla presenza del Sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini, dell’assessore alla Cultura Paolo Asti, di Paolo Gavini Responsabile  area private Crédit Agricole Carispezia, di Elda Belsito, Consigliere di Indirizzo della Fondazione Carispezia.e del Dirigente dei Servizi Culturali Marzia Ratti,   la mostra “Tesori Svelati – Opere dalle Collezioni d’Arte di Crédit Agricole Carispezia e Fondazione Carispezia”. La mostra è curata da Andrea Marmori e Francesca Giorgi.

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Un  omaggio conclusivo ai vent’anni di vita del Museo Civico “Amedeo Lia”, i cui festeggiamenti sono stati condivisi fin dall’inizio proprio con Crédit Agricole e Fondazione, ma anche l’occasione per osservare da vicino veri capolavori altrimenti difficilmente accessibili al pubblico. I dipinti e la scultura esposti sono una vero e proprio florilegio delle ricche raccolte d’arte della banca e della Fondazione, dove negli anni si sono assommati importanti documenti figurativi relativi alla cultura ligure, ma non solo, come ben dimostrano le opere più antiche esposte, vale a dire le due preziose tavole dell’Altissimo riferibili alla serie gioviana, ossia quella fenomenale quanto esemplare raccolta di ritratti di uomini illustri voluta dal medico letterato Paolo Giovio per la sua villa comasca, replicata per conto del Duca Cosimo Medici a partire dal 1552 a opera appunto dell’Altissimo. Il nucleo dei pittori liguri, esemplificati dai documenti seicenteschi, è forte dell’apporto di Gioachino Assereto, che figura un intenso quanto assorto Diogene, dove il topos della ricerca perenne della verità è sapientemente esplicitato dalla lanterna ben stretta nella mano sinistra, a rischiarare, anche nelle ore diurne, il libro di cui vengono in questo modo assicurate lettura ed esegesi.

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E poi l’importante gruppo di dipinti riferibili al catalogo di Domenico Fiasella, il Sarzana, narratore disinvolto e indefesso di fatti tanto sacri (L’ebbrezza di Noè, Rebecca al pozzo) quanto laici, di chiara ascendenza letteraria questi (La morte di Clorinda) o riferiti al mito e alla sua epopea, come illustra la grande tela narrante il racconto d’amore e morte diVenere e Adone o ancora l’affollato rendiconto del riconoscimento dell’eroe infine chiamato allo svolgimento del suo ruolo, sontuosamente descritto inAchille e le figlie di Licomede. A tali opere antiche viene non a caso affiancato ilTorso di fanciullo di Francesco Messina, eseguita nel 1958, splendida citazione antiquaria dove la voluta lacerazione del corpo, mutilato, richiama esplicitamente la frammentarietà propria del reperto archeologico, usurato dal tempo, dalla storia e, precocemente, dalla vita.

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Nel corso della mostra saranno attivati percorsi guidati, percorsi di approfondimento e attività ludico e didattiche rivolte al pubblico più giovane.