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Messaggio per l’Avvento

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di Luigi Ernesto Palletti*

Come ogni anno, l’Avvento segna l’inizio di un nuovo anno liturgico nel quale la Chiesa, ripercorrendo gli eventi fondamentali della vita di Gesù, cammina con lui nella storia, lo attende nella sua manifestazione gloriosa e lo annuncia ad ogni uomo.

Fare memoria. Fare memoria è fondamentale se vogliamo custodire la coscienza della nostra identità. Questo avviene nella vita di ogni giorno, ma a maggior ragione si rende necessario per le realtà legate alla nostra fede. Come non ricordare con affetto la grotta di Betlemme, il bambino Gesù, sua madre Maria, Giuseppe, il bue, l’asinello, i pastori, gli angeli… San Francesco d’Assisi ricostruendo la scena del presepe vivente ha contribuito non poco a ravvivare nel popolo questo evento, affermando con semplicità una caratteristica fondamentale della fede cristiana, ovvero il suo essere radicata in una storia concreta e reale. Gesù di Nazareth è nato da Maria. Alcuni hanno creduto in lui, lo hanno riconosciuto come Figlio di Dio e salvatore, lo hanno seguito; altri no. Ma la sua presenza nella storia si manifesta per tutti come un fatto, un evento. Ecco perché, per i credenti, è necessario fare memoria. Perché la nostra fede non nasce da una apparizione di angeli, né dalla sottile speculazione filosofica dei sapienti, ma da un evento concreto. L’apostolo Giovanni ce lo ricorda nella sua prima lettera: «Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita… noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi» (Prima lettera di Giovanni 1, 1.3).

Due impegni. Un evento, dunque, che ci interpella e chiede ad ognuno di noi di compiere passi concreti di accoglienza e di conversione. In questo Avvento potrebbero trovare una efficace risposta due impegni precisi.

Il primo: quello di accostarsi al Vangelo, leggendone uno dei quattro, pagina dopo pagina, in modo continuativo, senza dare per scontati i suoi contenuti. Abbiamo infatti estremo bisogno di accogliere la voce del Signore. Troppe sono le parole che riempiono e frastornano la nostra vita. Dobbiamo trovare il tempo e soprattutto il coraggio del silenzio e dell’ascolto. Non importa se tanto o se poco, quel che è necessario è che sia perseverante, costante, assiduo. Lo si può fare personalmente come anche in famiglia, con i propri cari. Ma l’importante è il non perdere l’opportunità che questo tempo ci offre nell’incontro col Signore Gesù. Il secondo impegno, complementare al primo, è quello di compiere gesti di autentica carità, ricordando le parole del Signore: «tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Matteo 25, 40). È dunque necessario riscoprire la bellezza e la necessità della opere di carità materiali e spirituali. Fede e carità non possono mai essere separate. Solo così il nostro Avvento ci potrà condurre all’incontro con Gesù, che nella memoria di fede ci riporterà a Nazareth, mentre nel gesto concreto ci permetterà di viverlo nell’Eucaristia e nella vicinanza a tanti nostri fratelli in necessità.

Alcune iniziative concrete. A tal proposito anche quest’anno nella comunità di fede sono presenti varie iniziative concrete. La Caritas diocesana, com’è consuetudine, ne propone tre: 1) Sostegno alle famiglie in difficoltà; 2) Sostegno al dormitorio e ai servizi per la cura della persona presso la “Cittadella della pace”. 3) Supporto all’Emporio Solidale (La Spezia e Sarzana) e ai centri d’ascolto parrocchiali.

Invitando ancora tutti a prendere in considerazione queste proposte, nell’attesa di poter celebrare insieme la grande solennità del Natale, a tutti auguro un santo tempo di Avvento ed invoco dal Signore Gesù la sua benedizione.

*Vescovo

Avvento di carità
Con l’inizio odierno del nuovo anno liturgico prende il via anche quest’anno l’iniziativa dell’”Avvento di carità”. Per tutto il periodo di preparazione al Natale, tempo “forte” dell’anno cristiano, il vescovo e la diocesi suggeriscono a tutti alcuni impegni di sacrificio e di offerta, all’insegna della solidarietà soprattutto verso le persone sofferenti e in difficoltà. Quest’anno, come monsignor Palletti indica nel messaggio che pubblichiamo qui a fianco, gli obiettivi sono tre: 1) Sostegno alle famiglie in difficoltà; 2) Sostegno al dormitorio e ai servizi per la cura della persona presso la “Cittadella della pace” di Pegazzano; 3) Sostegno all’emporio solidale della Caritas, attivo nelle città della Spezia e di Sarzana e tramite i centri di ascolto parrocchiali. Questi tre obiettivi registrano situazioni di oggettiva e grave difficoltà di un numero crescente di famiglie, come già descritto alcune settimane or sono in occasione della “Giornata dei poveri” voluta da Papa Francesco. Venendo al dettaglio, le famiglie in difficoltà, come detto, sono sempre di più. Solo nell’ultimo mese, la Caritas è intervenuta in favore di nove famiglie sfrattate e rimaste senza un tetto, cinque alla Spezia e quattro a Sarzana. Per quanto riguarda l’ospitalità ai senza fissa dimora, le necessità sono aumentate con l’arrivo del freddo. Il dormitorio di Pegazzano, davvero prezioso, già ospita quaranta persone, ma sono stati predisposti altri venti posti letto in vista di ulteriori rigidità di clima. L’emporio solidale, a sua volta, eroga ogni mese, nelle diverse forme previste, circa 8500 interventi di spesa gratuita o comunque a buon mercato. L’emporio solidale è un progeto di rete attivo dal 2013, che vede la Caritas operare con i tre distretti socio–sanitari del territorio e con la Fondazione Carispezia: i due empori della Spezia e di Sarzana hanno assistito nel solo 2017 circa novecento famiglie, con circa trecento nuovi “ingressi”. Particolare interessante: per la prima volta dal 2013 i “tesserati” italiani, con il 54,5 per cento, hanno superato quelli non italiani. Al secondo posto (22 per cento) c’è la comunità marocchina, con nuclei familiari residenti in modo stabile alla Spezia.

Con Niccolò V alle radici dell’Europa
L’impegno del centro culturale “Niccolò V” per una progressiva riscoperta delle radici storiche e culturali del territorio ha visto una nuova tappa l’altro sabato, a Sarzana. Il centro, che opera da molti anni quale centro di cultura territoriale dell’Università Cattolica, è impegnato da tempo nello studio della personalità storica del Papa sarzanese Tommaso Parentucelli, Niccolò V (nella foto), dal quale prende il nome insieme ad altre importanti realtà diocesane, quali la biblioteca del Seminario e l’Istituto superiore di Scienze religiose. Così, in collaborazione con la Biblioteca Apostolica Vaticana, che venne fondata proprio da Parentucelli, il centro sta presentando nuovi studi sui testi in lingua greca che, a metà del Quattrocento, erano già in possesso di Niccolò V, del resto sempre molto attento ai rapporti tra Chiesa latina e Chiesa d’oriente. Le esposizioni di Antonio Manfredi, “scrittore” della Vaticana, e delle due giovani borsiste Francesca Potenza e Clementina Marsico, hanno così dimostrato una volta di più – nel descrivere l’interesse del Papa per il mondo classico – come nella sua figura si concentri in qualche modo la chiave di volta di origine dell’Umanesimo in Europa. Origine tutt’altro che avulsa o lontana dal pensiero cristiano, al contrario di quanto una parte della storiografia vorrebbe sostenere. Non a caso, come ha sottolineato il presidente del “Niccolò V” Egidio Banti, la stessa autorevole e certo non sospetta Enciclopedia Britannica aveva definito il Parentucelli “forse il migliore dei Papi della Rinascenza”. L’iniziativa, svoltasi nello storico salone del palazzo vescovile in collaborazione con il Comune di Sarzana, punta ora a coinvolgere le scuole per valorizzare sempre di più temi ed aspetti di storia locale troppo poco considerati. Lo stesso era avvenuto sempre a Sarzana poche ore prima con la presentazione da parte del Centro Studi Lunensi diretto da Maria Silvia Lusuardi, nella sede dello stesso centro “Niccolò V”, dei risultati degli ultimi scavi archeologici sull’antica cattedrale di Luni.

Verso una società post umana?
La società cosiddetta post–moderna sta subendo processi continui e molto forti di trasformazione, che rischiano di disgregare la stessa persona umana, almeno per come l’abbiamo sin qui conosciuta. Di questi temi, sempre più attuali, si è parlato ieri l’altro sera a Lerici nel corso di un incontro nella sala consiliare di palazzo civico, promosso dall’associazione “Lerici domani”. L’occasione è stato il libro di Giulia Bovassi “L’eco della solidità”, presentato dall’autrice. Nata a Monselice nel 1991, Bovassi si è laureata in filosofia a Padova, conseguendo poi un master in consulenza filosofica e antropologia esistenziale al pontificio ateneo “Regina Apostolorum” di Roma. Si è poi perfezionata in bioetica all’Università Cattolica del “Sacro Cuore” di Roma, e collabora con la cattedra Unesco di Bioetica e diritti umani. Il libro che ha presentato a Lerici è il primo da lei pubblicato, ed ha come sottotitolo “La nostalgia del richiamo tra antropologia liquida e postumanesimo”. Come ha spiegato l’autrice, il volume si inserisce, in un’ottica di pensiero cristiano, all’interno di un percorso di analisi antropologica ed etica sulla condizione dell’uomo di oggi, sui problemi esistenziali che lo coinvolgono, e sul processo stesso di disgregamento della persona umana. Bovassi, in particolare, ha trattato il trma legato al venir meno progressivamente di un ruolo maschile attivo, nella funzione del padre ma non solo, il che sta comportando molte pericolose derive ideologiche.

Alla volta di Leucade
Il poeta e scrittore Paolo Bassani (La Spezia, 1940) ha riunito in un agile libretto, edito da “Youcanprint”, alcuni racconti a suo tempo ospitati sul blog “Alla volta di Leucade”, titolo della pubblicazione. Autore di innumerevoli poesie, Bassani si propone ora nella narrativa con esiti altrettanto apprezzabili. L’attualità, ma soprattutto la memoria sono ingredienti che trovano spazio sia nei componimenti poetici sia nelle esposizioni brevi. Bassani traccia così un itinerario che fa tappa su vicende personali, non trascurando di dedicare affettuose pagine al ricordo di amati uomini di chiesa. Così, richiamando il busto dello scultore Rino Mordacci, rivolge il suo immutato affetto a don Mario Scarpato, “intelligenza acuta, aperta alla sincerità, sempre disponibile al dialogo”; a don Bruno Baldacci, martire nel 2006 in Brasile; a padre Dionisio, straordinario testimone della carità; a don Giuseppe Storti, parroco di Vezzano Alto dal 1893 al 1951, amatissimo dai vezzanesi. Nel suo assai lusinghiero giudizio, il professor Nazario Pardini osserva come la scrittura, in Bassani, “segue con passo morbido e fedele un animo tutto vòlto a raccontare, a ri–vivere, e ad amare”. (V.P.C.)

Sacerdoti da dieci anni
Due giovani sacerdoti hanno ricordato nei giorni scorsi un importante traguardo della vita sacerdotale. Si tratta di don Pietro Cattaneo, parroco di Santa Caterina a Sarzana, e di don Filippo Santini, parroco di Piana Battolla e Bottagna. Venerdì, insieme alle loro comunità, hanno festeggiato il decimo anniversario di ordinazione. Con i rallegramenti, giunga loro il nostro augurio: «ad multos annos…».

Presepe vivente alla Pianta
Domenica 17 dicembre si tiene alla Pianta, nel cortile della parrocchia di San Paolo, la prima edizione del “presepe vivente”, dalle 16.30 alle 20. Gli abitanti del quartiere faranno rivivere l’atmosfera di Betlemme, tra antichi mestieri, botteghe, pastori e veri animali, grazie alla collaborazione dell’azienda agricola Scapazzoni di Beverino. Al centro di tutto ci sarà la capanna, con la rappresentazione del “mistero” dell’Incarnazione. Sarà presente una lanterna con la “Luce della pace”, proveniente da Betlemme, alla quale si potrà attingere per illuminare il proprio focolare.

 «Plasmare»
E’ stata inaugurata ieri alla Spezia, al centro “Angiolo Del Santo” di via Don Minzoni 62, la rassegna di scultura “Plasmare”, promossa dall’Unione artisti cattolici. Espongono, sino al 16 dicembre, Umberta Forti, Giobatta Framarin, Giuliana Garbusi, Marisa Marino, Nina Meloni, Maria Luisa Petri e Maria Rosa Taliercio. La rassegna, presentata da Valerio Paolo Cremolini, è visitabile dal martedì al sabato, dalle 17.30 alle 19.

La “Luce di Betlemme”
Sabato 16 dicembre (tra due sabati) alle 16.45 tornerà alla stazione centrale della Spezia, la “Luce di Betlemme” o “Luce della pace”: si tratta di una lampada che, accesa nel luogo della nascita di Gesù, accende tante altre lampade portate nel mondo in vista del Natale. In Italia, da sempre, ed anche alla Spezia, è il Movimento adulti scout a farsi carico di questa bella iniziativa. Quest’anno la lampada verrà subito trasferita per una veglia notturna nella chiesa dei Santi Giovanni e Agostino.

Chiusura della Curia
In occasione della festa dell’Immacolata, gli uffici della Curia resteranno chiusi anche nelle giornate di venerdì e sabato. Riapriranno lunedì 11 dicembre.

Scuola della Parola
E’ iniziata ieri alla Spezia la “Scuola della Parola”, proposta anche quest’anno dall’Azione cattolica diocesana. Don Francesco Vannini ha commentato il brano del Vangelo di Luca sull’Annunciazione dell’arcangelo a Maria. Il prossimo incontro sarà venerdì 12 gennaio a Molicciara.

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