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“Spezia 1917 – Rotta e Rivoluzione”, le condizioni della città un secolo fa

LA SPEZIA – È nelle librerie “Spezia 1917 – Rotta e Rivoluzione” (Ed. Cinque Terre, pag. 184, € 10) con cui Alberto Scaramuccia esamina quali erano le condizioni della città un secolo fa.

Se la nota saliente del 1916 era stata l’angosciata ed improvvisa presa di coscienza che il nemico poteva colpire anche lontano dalla linea del fuoco, ciò che nel ‘17 marca gli Spezzini è la fame, la continua sensazione di pancia vuota che accomuna tutti gli abitanti dato che per la guerra le derrate alimentari erano sparite come neve al sole. Non era questione di disponibilità economica, il cibo mancava per tutti e tutti lo richiedevano a gran voce, ma inutilmente.

Proprio la condizione di estrema inedia e di difficoltà alimentare determina quanto succede in città.

Il Comune ha l’obbligo di provvedere alla distribuzione razionata del poco che c’è, ma non riesce nel compito. Non è solo inefficienza burocratica; c’entra anche il fatto che il numero della popolazione reale che deve essere nutrita, è molto superiore alla cifra di quella che figura sulla carta. Ma è su questa cifra che si effettuano i conteggi e tutto va di conseguenza. Cioè, il cibo non basta.

Così, ben presto la situazione diventa insopportabile e la fame è in continuo aumento. Alla fine è la Marina Militare a prendere in mano la situazione: prima esautorando di fatto Sindaco, Giunta e Consiglio comunale, quindi, alla fine dell’anno, facendo sciogliere da Roma l’Istituzione locale che viene sostituita da un Commissario Regio.

Se i provvedimenti immediatamente assunti dal Governo per sanare in qualche modo la situazione, suscitano giustificati sospetti sulla neutralità dell’Esecutivo, sta di fatto che non esiste nessuna possibilità di recupero per il Consiglio eletto dai cittadini che torneranno ad esprimere la loro volontà solo tre anni dopo.

Con la rivoluzione russa, anche Caporetto, la rovinosa rotta dell’esercito italiano, interviene con tutto il suo peso nella vita cittadina. Anche alla Spezia, come del resto in tutto il Paese, si esprime forte la solidarietà verso quanti in maniera più diretta erano stati colpiti dalla rovinosa disfatta: dai soldati al fronte alle popolazioni del Nord Est che devono sfollare, a quanti soffrivano per la guerra.

Nonostante non sia per nulla facile tirare avanti, mai gli Spezzini rifiutarono di porgere il proprio aiuto solidale a chi stava peggio di loro, così come mai ci si dimentica di contribuire a favore dell’Orfanotrofio Garibaldi. Chiunque viveva in riva della Sprugola, considerò quei bimbi sfortunati come propri figli e in nessun momento fece mancare loro il proprio appoggio.