Mediterraneo protetto: una partita da non perdere per salvare il nostro mare

“Quella per il Mediterraneo è una partita da vincere assolutamente entro il 2021. Dobbiamo dare al mare la stessa attenzione che riserviamo alla terra perché è anche dal suo stato di salute che dipende e dipenderà il benessere della nostra vita sul pianeta. Sarà possibile farlo solo attraverso un vero e proprio lavoro di squadra fra ministeri, Aree Marine protette, enti di ricerca e tutte le imprese e i settori coinvolti, a partire da quello della pesca. Lanciamo anche una proposta, che è anche una speranza, quella di veder nascere finalmente un Parco nazionale che coniughi l’Area marina protetta di Portofino con l’area protetta terrestre”.

La presidente del WWF Italia Donatella Bianchi apre così l’evento “30by30 per rigenerare il Mediterraneo”, che vuole galvanizzare lo slancio per proteggere  entro il 2030 il 30% del nostro mare in modo efficace e invertire così il trend di perdita di biodiversità.

E’ questo il messaggio che la Blue Panda, la barca ambasciatrice del WWF, sta portando in tutto il Mediterraneo con un viaggio attraverso sei aree marine protette. L’incontro si è tenuto oggi nella sala consiliare del comune di Santa Margherita Ligure ed è stato trasmesso in diretta streaming sul profilo FB dell’Associazione.

Oggi i paesi del Mediterraneo e l’Italia sono ancora lontani da questo obbiettivo: le Aree Marine Protette e i Siti Natura 2000 coprono il 9.68% del Mar Mediterraneo, ma solo l’1,27% di queste è efficacemente gestito.

Carlo Zaghi, Direttore Generale, Direzione Generale per il Mare e le Coste, Ministero della Transizione Ecologica ha dichiarato: “Preservare il mare significa innanzitutto contribuire alla sfida epocale del cambiamento climatico, dato il contributo che gli oceani forniscono al livello planetario alla regolazione del clima. Il primo contributo nel 2021 dell’Italia per raggiungere il 30% di mare protetto entro il 2030 è dato con il  Piano nazionale sulla resilienza (PNRR) che prevede un’importante progetto per la salvaguardia del mare che si sviluppa con 3 azioni: potenziamento del sistema di osservazione e monitoraggio attraverso strutture adeguate di rilevamento, mappatura ad ampio raggio degli habitat marini per identificare quelli che  necessitano tutela. Nel percorso di incremento della superficie protetta sarà importante il dialogo con le comunità locali per evidenziare i benefici economici della conservazione”.

Leonardo Tunesi, Dirigente Ricerca e responsabile area tutela biodiversità, habitat e specie marine protette di ISPRA ha affermato: “ISPRA è già impegnato a supporto tecnico-scientifico del MiTE affinché l’Italia potenzi ulteriormente il suo sistema di AMP e adotti ulteriori efficaci misure di gestione per proteggere l’ambiente marino. Ciò affinché il nostro Paese possa rispondere a pieno all’ambizioso progetto dell’Unione Europea, e tutelare la biodiversità in modo che i nostri mari possano continuare ad assicurare i beni e i servizi indispensabili per il nostro paese e per l’Umanità”.

L’azione concreta che possono svolgere le AMP per l’obiettivo 30by30 è stata ricordata da Valentina Cappanera, responsabile scientifico dell’AMP di Portofino: “La nostra è un’area di alto pregio ma al tempo stesso molto fruita a partire dall’attività subacquea, con una media di circa 38.000 immersioni in 20 anni. Siamo riusciti a costruire un rapporto col territorio importante e stiamo diventando anche sentinelle di monitoraggio sugli effetti dei cambiamenti climatici su specie come le gorgonie rosse. Le AMP possono svolgere, infatti, progetti di ripristino e restauro degli habitat marini e fare networking, come è accaduto per la costruzione della rete AMP all’interno del Santuario Pelagos. Però la possibilità di fare conservazione negli ultimi anni è stata  legata sempre più spesso ai finanziamenti dei progetti europei. La richiesta delle AMP è di avere a disposizione fondi più consistenti per costruire strutture stabili nel tempo e che possono garantire tutela a lungo termine. Tra le richieste, velocizzare gli aggiornamenti dei regolamenti e pensare a figure di guardiaparco che possano aggiungersi agli organi preposti per la sorveglianza, da esercitare anche nei Siti natura 2000 che sconfinano oltre i limiti delle AMP”.

Il Sindaco di S.ta M.Ligure, Paolo Donadoni,  ringraziando il WWF per la sua azione di divulgazione, ha sottolineato l’importanza di trasferire la conoscenza al grande pubblico dei reali problemi del mare e delle sue opportunità. L’augurio lanciato dal primo cittadino è quello di  proseguire questo percorso, partito con la Blue Panda Week,  insieme a WWF e l’Area Marina  Protetta di Portofino.

LO STUDIO DEL WWF: GLI EFFETTI DEL ‘FATTORE DI PROTEZIONE 30”

Nel 2021 il WWF ha commissionato uno studio a un team di ricercatori internazionale per valutare gli effetti di una protezione del 30% del Mediterraneo sulla biodiversità e sugli stock ittici e per identificare gli scenari di protezione che danno i maggiori benefici.

“Il primo risultato chiaro evidenziato dal report  WWF è che se verrà mantenuto lo status quo da qui al 2030 in termini di superfici protette e gestione della pesca, la biodiversità e gli stock ittici continueranno a diminuire e nel 2030 il Mediterraneo si troverà in una situazione irreversibile – ha ricordato Alessandra Prampolini, direttore generale di WWF Italia – Abbiamo identificato  le macro aree marine dove una designazione di aree protette fino a raggiungere il 30% della superficie porterebbe i maggiori benefici e da queste risulta come l’Italia abbia una grande responsabilità  per contribuire alla rigenerazione del Mediterraneo”.

Tutti gli scenari concordano, infatti, sulle aree chiave del Mediterraneo che, se efficacemente protette, daranno i massimi benefici in termini di conservazione. Tra queste ci sono il Mar Adriatico, il Canale di Sicilia, il nord-ovest del Mediterraneo (e poi il Mar Egeo, il Mar di Levante, il Mare di Alborán e l’Arco Ellenico). In questi scenari, la biomassa di specie predatorie quali i cetacei, le foche monache e altri pesci predatori è prevista aumentare fino al 4%, mentre quella dei pesci pelagici come pescespada, tonni e squali fino al 9% rispetto allo status quo.

LE RICHIESTE DEL WWF

Il WWF ha proposto un percorso con le Aree Marine Protette, ISPRA e il Ministero della Transizione Ecologica per aggiornare il sistema di gestione delle AMP, attraverso l’identificazione di Obbiettivi SMART (specifici, misurabili, realizzabili, rilevanti e scadenzati) per i target di biodiversità delle Aree protette, che possano essere in seguito efficacemente monitorati per una corretta valutazione dell’efficacia di gestione. Ma sono necessari fondi stabili e mirati a implementare le azioni di monitoraggio e conservazione necessarie al raggiungimento degli obiettivi SMART. Inoltre occorre uno sforzo per migliorare il sistema di sorveglianza, per contrastare le attività illegali o non sostenibili dentro le AMP. A tal fine il WWF ha intrapreso un confronto tra Capitanerie, AMP e magistrati per identificare soluzioni condivise. Essenziale anche che le AMP agiscano concordemente su scala nazionale per la tutela della biodiversità marina – come sta avvenendo con il coordinamento delle AMP nel Santuario dei Cetacei, che vede come capofila l’AMP di Portofino. Oltre alle azioni per le AMP si può incrementare la superficie protetta integrando tutti gli strumenti possibili, includendo ad esempio anche aree cosiddette OECM (Other Effective Area-based Conservation Measures) secondo la CBD, ovvero aree geograficamente definite e diverse dalle Aree Protette, governate e gestite in modo da ottenere risultati positivi e duraturi a lungo termine per la conservazione della biodiversità in situ, con funzioni e servizi ecosistemici associati e, ove applicabili, valori culturali, spirituali, socioeconomici e altri valori rilevanti a livello locale. In particolare le OECM possono creare sinergie tra le politiche ambientali e quelle di gestione della pesca: a tal fine, il WWF ha avviato colloqui con MiTE e MIPAAF per identificare sinergie tra Siti Natura 2000, Zone di tutela biologica e Zone di restrizione della pesca affinché rispondano ai criteri necessari per essere considerate OECM e conteggiare nel 30%. La parola chiave è sempre ‘cogestione’ tra tutti gli attori.

L’EROSIONE DEL CAPITALE BLU DEL MEDITERRANEO

Il WWF ricorda come il Mediterraneo sia capace di generare un reddito annuo stimato di 450 miliardi di dollari ma al tempo stesso stia erodendo ogni anno il suo capitale naturale a causa di una crescita economica insostenibile. I segnali sono la costante perdita di biodiversità e la crisi degli stock ittici dovuta allo sfruttamento eccessivo della pesca: negli ultimi 50 anni il Mediterraneo ha perso il 41% della popolazione di mammiferi marina e il 34% della popolazione ittica totale. Ma si può e si deve ancora invertire il trend, aumentando la superficie protetta e l’efficacia delle Aree Marine Protette già esistenti e l’Italia ha un ruolo chiave per rigenerare il nostro mare. Nell’ambito delle discussioni internazionali sul quadro post-2020 per la biodiversità della Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD) la comunità internazionale sta richiedendo che l’obiettivo di tutela efficace del 30% dei mari diventi una priorità se si vuole invertire il trend comune a tutti gli oceani di perdita della biodiversità. In Europa questa ambizione è stata sottoscritta con la nuova strategia sulla biodiversità post 2020.

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