Giovanni Paxia, «Vigneti Cinque Terre a rischio»

I vigneti delle Cinque Terre e di Tramonti, una storia che deve andare avanti, una storia che vuole diventare futuro.

Parliamo di due progetti, che si muovono nella stessa direzione, il recupero del paesaggio e la difesa del territorio dal degrado idrogeologico.

La prima storia riguarda il percorso della Fondazione Manarola, iniziato nel 2014. La spinta a realizzare il progetto nasce dalla constatazione che l’abbandono dei terrazzamenti che circondano l’abitato di Manarola ha provocato due gravi conseguenze. La prima è il rischio della perdita di un paesaggio tradizionale, quello delle terrazze e dei muri a secco, di grande valore storico ed economico. La seconda è il rischio della perdita della regimazione delle acque con conseguenze per la sicurezza delle abitazioni e della popolazione.

Nasce così l’idea di costituire una fondazione di partecipazione, uno strumento di aggregazione della popolazione, con la possibilità di diventare un collettore di donazioni e raccolta fondi. La Fondazione inizia la sua azione chiedendo ai proprietari di terreni abbandonati e ormai spesso privi di muri a secco di sostegno, di partecipare al capitale della fondazione cedendo i terreni e/o conferendo quote in denaro. In un secondo tempo, una volta costituito il capitale, la fondazione stipula contratti di affitto con altri proprietari in modo da garantirsi la possibilità di intervenire.

Una volta ripuliti i terreni e ricostruiti o consolidati i muri a secco, la Fondazione cede in subaffitto i terreni ad aziende agricole interessate alla produzione di vino.

Questi sono i numeri:

7.809 mq terreni disboscati

  • 418,50 mq muri ricostruiti

  • 3.053 mq terreni assegnati a 4 aziende locali private

  • 4.953 mq terreni in fase di assegnazione alla Cooperativa Agricola Cinque Terre

La seconda storia riguarda il CIMENTO, il vino dai vigneti di Tramonti recuperati.

L’Associazione Per Tramonti, una organizzazione di volontariato, nel 2013 avvia un progetto di recupero di terreni abbandonati. L’area di Tramonti si trova tra Riomaggiore e Portovenere e anch’essa fa parte del Parco Nazionale delle Cinque Terre.

I vigneti di questa zona sono da secoli coltivati da famiglie che si tramandano da generazione in generazione il possesso della terra e le tecniche di coltivazione. Poi, qualcosa si è inceppato, le ultime generazioni, quelle dei nati dopo la seconda guerra mondiale, non hanno raccolto, salvo alcune eccezioni, questa eredità. È successo quindi che le persone che si curano delle vigne, una volta diventate anziane, hanno cominciato ad abbandonare i terreni. Molte vigne sono state invase dalla vegetazione, molti muri delle terrazze, una volta crollati, non sono stati più ricostruiti.

Sono stati presi contatti con i proprietari che stavano abbandonando i terreni ed è stato loro proposto di cedere i terreni in comodato gratuito per un periodo di 20 anni. In questo modo essi potevano mantenere la proprietà e garantire ai terreni stessi una sopravvivenza e un futuro in termini di cure agricole.

Nei primi due anni l’Associazione ha raccolto fondi attraverso donazioni e campagne di crowd funding per realizzare la prima fase del progetto: l’impianto dei nuovi vigneti.

Per l’allevamento dei vigneti e per la vinificazione l’associazione si è avvale della collaborazione appassionata di Walter De Battè, uno dei produttori più impegnati nella riscoperta di vini legati al territorio delle Cinque Terre.

Da diversi anni i vigneti sono in produzione ed è possibile sostenere il progetto e ricevere in cambio un riconoscimento tangibile, le bottiglie di vino, in proporzione al sostegno fornito.

Quali risultati in termini di recupero del territorio dall’abbandono?

Al momento sono stati recuperati 2.500 mq.

Il progetto ha innescato un processo analogo da parte di altre associazioni, di privati e di aziende agricole. Complessivamente al momento sono stati recuperati da altri soggetti 4.000 mq e sono in corso iniziative per altri 1.000 mq.

Rispetto al 2019 ci sono 7.500 mq in più, recuperati e in fase di recupero.

Queste cifre incoraggianti sono state raggiunte grazie al sostegno che il progetto dell’Associazione riceve attraverso l’acquisto delle bottiglie di Cimento, il vino prodotto. Con gli introiti l’Associazione è in grado di coprire le spese e, nelle annate migliori, di incrementare la quantità di terreni recuperati.

Il Cimento si è anche accreditato come un vino di qualità e viene regolarmente acquistato da molte enoteche e ristoranti locali, La Cambusa (La Spezia) , A pie de ma (Riomaggiore), Il filo di paglia (Carro), A pie de campu (Manarola), La cantina del macellaio (Riomaggiore), Enoteca internazionale (Monterosso), Osteria della corte (La Spezia), Trattoria La Brinca (Chiavari), Azienda Agricola Arvaxia (Tramonti), Il Barlume (Sant’Antonio), Il Melograno (Lavagna)

Che significato ha tutto questo?

Significa invertire una tendenza che sembrava inarrestabile.

Significa mantenere viva una tradizione locale di valore storico ed economico: la produzione del vino.

Il Cimento è un vino apprezzato da molti ristoranti ed enoteche della Spezia, di Portovenere e delle Cinque Terre. Ma non è solo un buon vino, un vino che esprime Il territorio attraverso la tecnica di coltivazione e vinificazione rispettose dell‘ambiente. È soprattutto il veicolo, lo strumento, il testimone che permette a tutti di partecipare in modo concreto al sostegno di un progetto che non è più solo un sogno.

Sui progetti di questo tipo incombe però una limitazione che rischia di impedirne la prosecuzione.

Con l’entrata in vigore del Testo unico della vite e del vino Legge 238 del 12/12/2016 non è più possibile effettuare la denuncia tardiva dei vigneti con sanzione, prevista dalla normativa precedente.

Il Testo unico recepisce un regolamento europeo che intende porre limiti a eccessi nella produzione vitivinicola attraverso la limitazione dei nuovi impianti. Per intenderci il problema riguarda aree nelle quali vi sono coltivazioni molto estese di vigneti. Ad esempio nelle Langhe e Roero ci sono circa 45.000 ettari, nella Borgogna 28.300. Ma nelle Cinque Terre dove gli ettari coltivati nel 2012 erano 142, nel 2020 158 (trend positivo), su un totale di superfici terrazzate compreso tra i 1100 ed i 1400 ettari totali su 3800 (per avere un’idea dei potenziali margina di recupero), la norma rischia di avere un effetto negativo e paradossale.

I terreni, anche se così indicati nel catasto urbano come vigneti, non possono più essere dichiarati tali all’ispettorato dell’agricoltura e inseriti nel fascicolo aziendale.

Questo comporta l’impossibilità da parte delle aziende di acquisire terreni nell’area, in quanto non è consentito l’impianto di nuovi vigneti (se non in percentuale minima).

Di fatto tutto questo determina un ostacolo ai progetti di recupero dei terreni dell’area delle Cinque Terre e di Tramonti.

L’unica soluzione sembra essere un intervento legislativo che eventualmente potrebbe riguardare il Decreto n. 6899 del 30/06/2020, concernente la salvaguardia dei vigneti eroici e storici.

Il decreto, molto generico, ha recepito quanto la Legge 12 dicembre 2016, n. 238, prevedeva all’articolo 7 comma 3.

Giovanni Paxia
(Presidente dell’Associazione Per Tramonti ODV)

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