Paolo Asti, ricordo di Bruno Montefiori

LA SPEZIA – Ho conosciuto Bruno Montefiori che quasi portavo ancora i pantaloni corti, era la campagna elettorale delle amministrative del 1985 a cui partecipai come candidato nella IV circoscrizione. Sandro Pertini era al Quirinale e Bettino Craxi da Palazzo Chigi inseguiva l’onda lunga socialista. Alla Spezia, Bruno Montefiori condivideva la militanza socialista nella corrente della sinistra socialista insieme a Sauro Baruzzo, Antonello Pischedda, Ettore Dazzara, Carlo Barbanente, Pino Meneghini e pochi altri ancora, pesando all’interno del partito dell’epoca, grazie alla loro capacità di fare politica, molto più del peso che gli accordi nazionali riconoscessero alla corrente.

Non per caso dunque, nel momento del massimo consenso del segretario nazionale e presidente del consiglio, molti di loro vennero chiamati a un ruolo politico nazionale o amministrativo locale di primissimo piano nonostante lo schieramento di opposizione interna al partito. Fu una campagna elettorale entusiasmante capace di eleggere un socialista a Sindaco della Spezia con modalità elettive e politiche completamente diverse da quelle conosciute oggi.

La scelta interna avvenne dopo il confronto con un altro grande socialista: Gianfranco Mariotti e la stampa riportò l’ipotesi di una staffetta tra i due simbolo di una mediazione politica che oggi non esiste più. Gianfranco Mariotti venne eletto successivamente senatore e Bruno ebbe modo di completare il proprio mandato costruendo le basi di quella che sarebbe diventate Spezia degli anni duemila.

Ero poco più di un ragazzo e rimasi colpito dal fascino di quel gruppo di uomini capaci di andare contro corrente e di tenere fede a qualcosa di più che l’appartenenza a un partito, di mantenere un’amicizia al di sopra dei piccoli interessi personali. Inutile parlare della lucidità politica amministrativa ed anche degli errori compiuti, ma un ricordo mi piace condividerlo di quando ebbi modo di compiere un viaggio in auto da Spezia a Genova. In autostrada Bruno chiese all’autista di farsi da parte per prendere lui la guida dell’Alfa Romeo per non giungere a Genova con l’evento già cominciato.

Ma indimenticabile resta lo stupore nel viso del poliziotto che ci fermo per la velocità un po’ troppo elevata quando apprese che quello seduto a fianco dell’uomo alla guida non era il sindaco ma l’autista. I fatti del 1992 hanno cambiato tutto, sono saltate le alleanze, ognuno ha compiuto scelte senza mai far venire meno la stima personale.

Di loro  resta l’insegnamento dato dall’esempio di uomini politici che questa ormai terza Repubblica non può che rimpiangere.

Paolo Asti

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