Graziano Leonardi (UILM): «Leonardo non ha mai creduto, né investito nella ex Otomelara spa»

Il Segretario Provinciale Uilm La Spezia Graziano Leonardi.

LA SPEZIA – «In merito alla notizia pubblicata sui giornali della vendita di Oto Melara a Fincantieri, come Uilm riteniamo che sia necessario approfondire i dettagli di questa possibile operazione. Innanzitutto si deve ragionare della BU Sistemi di Difesa nella sua interezza, che è composta da quattro siti: oltre a La Spezia anche Brescia, Livorno e Pozzuoli. Le attività si compongono di quattro linee di business principali: Navale, terrestre, Underwater e Munizionamento intelligente.

Leonardo non ha mai creduto, né investito in questa realtà, declassando le ex Otomelara spa e Wass prima facendole diventare una Divisione di Leonardo, poi relegandole a semplici BU all’interno della Divisione Elettronica. Nonostante questo disinteresse della capogruppo, la BU Sistemi di Difesa ha dimostrato di essere una eccellenza all’interno del gruppo portando i migliori risultati della propria storia proprio nell’anno della pandemia, quando la stessa Leonardo ha avuto risultati non proprio eclatanti.

Proprio per le problematiche di liquidità e per l’investimento che ha fatto per l’acquisto della tedesca Hensoldt Leonardo sta cercando di far cassa, vendendo i gioielli di famiglia. Una politica già iniziata dalla precedente gestione Moretti.

Fincantieri invece si sta rafforzando sulla parte sistemistica. Recentemente ha acquistato Issel Nord, Insis e ha tentato di acquistare Vitrociset (quest’ultima poi acquisita da Leonardo): tutte aziende di ingegneria. L’ingresso di Sistemi di Difesa in ambito Fincantieri rappresenterebbe un ulteriore e importante passo nel rafforzamento della parte sistemistica di Fincantieri.

Come Uilm non abbiamo preclusioni a discuterne. Ma prima di esprimere un giudizio è necessario chiarire diversi punti e conoscere i dettagli di questa operazione.

Innanzitutto è necessario capire le motivazioni, quindi il piano industriale, che sta dietro a questa scelta. Se è solo un’operazione per far cassa da parte di Leonardo senza una prospettiva dall’altra parte non è accettabile.

In secondo luogo non accetteremo spacchettamenti di attività: Sistemi di Difesa ha quattro linee di business che devono rimanere assieme.

l’azienda ha un carico di lavoro importante ed è strutturata in maniera efficiente, quindi è necessario capire come si intende strutturarla in caso di passaggio di proprietà: se si intende creare una nuova SpA o se si pensa ad una Divisione all’interno di Fincantieri. È necessario trovare una formula che garantisca la necessaria autonomia e che non stravolga l’organizzazione aziendale; oggi l’azienda funziona e produce utili, stravolgerla rischia di romperne l’equilibrio. Naturalmente ci sono margini di miglioramento, ma senza stravolgimenti.

deve avere autonomia commerciale; oggi Sistemi di Difesa fornisce solamente una parte della propria produzione per l’installazione sulla piattaforma di Fincantieri sulla parte navale/underwater; deve essere lasciata l’autonomia di vendere i propri prodotti anche ad altri piattaformisti.

Fincantieri ha la tendenza di appaltare moltissime attività. Questo non potrebbe funzionare con i Sistemi di Difesa, per le alte competenze richieste dal proprio prodotto che devono essere mantenute internamente.

Già oggi l’azienda ha carenza di organico rispetto al carico di lavoro; non sarebbe accettabile una riduzione degli organici per spostare attività all’esterno. Una volta chiariti questi e diversi altri aspetti per noi l’operazione ha le premesse per una proficua discussione.

In questi giorni c’è chi evoca il famoso Polo della Difesa, una proposta della Uilm di trent’anni fa che è stata negli anni successivi cavalcata un po’ da tutti e che, con le notizie di questi ultimi tempi è tornata di attualità. Come Uilm, nel frattempo, abbiamo elaborato una evoluzione di quella proposta, che potrebbe concretizzarsi con questa operazione. Nel nostro congresso provinciale del 2014 lanciammo la proposta di creare un soggetto industriale integrato, che unisse le competenze di Fincantieri e Oto Melara con l’ausilio e l’utilizzo delle infrastrutture della MMI e dell’Arsenale presenti sul nostro territorio, che potesse presentarsi sul mercato con la forza di tutte queste realtà. Già allora avevamo immaginato il passaggio della Oto Melara spa sotto la proprietà azionaria di Fintecna.

Oggi questa idea andrebbe aggiornata pensando a tutta la BU Sistemi di Difesa che comprende, oltre al sito di Brescia, anche la ex Wass di Livorno e Pozzuoli. La nostra proposta vedeva Fintecna come capogruppo in quanto le attività di Sistemi di Difesa rientrerebbero nel proprio business e perché Fintecna ha le risorse necessarie per fare gli investimenti che Leonardo non ha mai fatto. Già allora avevamo intuito che Finmeccanica (oggi Leonardo) si stava focalizzando sui business dell’avionica, spazio, elicotteri ed elettronica. Il settore dei sistemi di difesa, dal 2014 in poi, non è più stato una priorità per Leonardo. Quindi entrare a far parte di un Gruppo che ha come proprio Core Business la Difesa, se fatto nella maniera corretta, non può che essere positivo per questa azienda storica.»

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