Un pomeriggio di fine estate in Ciassa Brin

LA SPEZIA – Quando si inizia con “c’era una volta” ci si rende conto che si parla di qualcosa che non c’è più, che non può tornare.

“La scatola, dove ho messo la scatola dei ricordi?”

‘La cerbottana, la fionda, le biglie, i miei sandali ad occhi che mi avevano salvato dalla ‘ghifa’ che mi voleva prendere per vietarmi di giocare con la palla in strada e poi ancora il ‘tappino’ con dentro la foto di Coppi”.

C’era una volta.

“Alle belle statuine siete pronte signorine?”

“Un due tre stella!”

“Alla luna la luna, alle due il bue”

Un pomeriggio in Ciassa Brin come una volta.

Mancano i bomboloni di Stoppa, i falò in cortile del Batiston, i maglioni a far da pali ….

Un pomeriggio nella mia Ciassa ancora una volta contagiata dai giochi che hanno ammalato di entusiasmo alcune generazioni. Ed allora ti chiedi perchè l’uomo lunare ha abbandonato il bimbo privandolo di uno degli aspetti più importanti come crescita individuale e sociale.

Sono solo banalità.

Prima del ritorno a casa mi chiedo ancora una volta:

Quando è che potranno i bimbi del mondo giocare per strada.

Le ginocchia sbucciate senza il fucile.

Quando è che potranno i bimbi del mondo giocare all’aperto.

Con il pollice e l’indice non tirare il grilletto.

Giocare e giocare come veri bambini?

C’era una volta.

Giancarlo Guani

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