“Il bimbo che vendeva ‘gotin’ di mare” (Giba)

Ancora un pomeriggio a dissetarmi con tanti ‘goti’ colmi di silenzio.

Non c’è verso.

Devo, devo uscire, scappare, devo andare a trovare il mio mare!

Un ultimo goto di silenzio. Mi allaccio le scarpe, poi le scale, il marciapiede. Sgattaiolo clandestino rasentando i palazzi.

Devo, devo vedere il mio mare.

I giochi dei bimbi supini e dormienti, i giardini e poi lì davanti finalmente tra le palme, lì davanti tra le barche e le vele, lì davanti :

il mio mare!

 

Tra un goto e l’altro di silenzio ho sognato questo momento.

“Mi toglierò le scarpe, poi le calze, mi tirerò su i lembi dei pantaloni per far penzolare dal gradone i piedi e lasciarli in un abbraccio con il mio mare ?”

“Mi fermerò su una panchina a vedere la sua prua venirmi incontro ?”

“Prenderò la rincorsa per un tuffo a conchetta e poi nuotare, nuotare, nuotare ? “

“Prenderò alcuni datterini da terra, mi piegherò come da bimbo a lanciarli sul mare per vedere se arrivano laggiù dove c’è l’orizzonte ? ”

“Mi sdraierò sul gradone per arrivare a toccare con le falangette la sua acqua per portarla a bagnare il mio volto, le mie palpebre, i miei occhi ? “

Poi una voce di bimbo.

Mi giro e lo vedo. Mi viene vicino.

I pantaloncini alla zuava, i sandali ad occhi e in mano un gotin pieno d’acqua di mare.

Non ci credo: sono io da bimbo !

Ma lui sembra non riconoscermi.

“Mi compra questo gotin, prego signore mi compra questo gotin di mare !“

“Ma non ti ricordi di me, sei tu… son io“

“Se non ha soldi signore lasci stare“

Con addosso una lisa borsa a tracolla piena di gotin di mare mi passa davanti.

“Comprate gotin, gotin di mare“

e si allontana nel silenzio di un passeggiata deserta vicina al tramonto.

Lo guardo sgomento girare laggiù verso il faro.

 

La sua voce lontano “comprate gotin, gotin di mare, comprate gotin di mareeeee”

Mi accorgo che è tardi, è il momento di tornare a sgattaiolare clandestino rasentando di nuovo i palazzi.

Nessuno mi ha visto altrimenti multa e galera.

Di nuovo in casa.

Mi tolgo le scarpe, mi lavo le mani, entro in sala, apro il terrazzo.

Lì fuori sornione mi attende il solito goto con il silenzio oramai all’orlo.

“Dove sei andato ?“ esclama “Mi hai lasciato qui solo !“

D’istinto porto le mani ad accarezzare il mio volto che sa di mare, che è bianco di sale.

“Sono andato a vedere se c’era ancora il mio mare!”


* gotin: bicchierino da osteria

Giancarlo Guani

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