“Stop alla mostra Militare-Navale: riconvertiamo SEAFUTURE!”

LA SPEZIA – La manifestazione “SeaFuture 2021” di La Spezia è diventata la nuova esibizione navale-militare in sostituzione della Mostra navale bellica che si teneva a Genova negli anni ottanta: un evento promosso dal comparto militare navale e una piattaforma di affari per le aziende del settore “difesa e sicurezza” ammantato di sostenibilità ambientale e innovazione tecnologica.

La settima edizione di SeaFuture, in programma dal 28 settembre all’1 ottobre prossimi all’Arsenale Militare Marittimo di La Spezia organizzata da Italian Blue Growth S.r.l. in collaborazione con la Marina Militare, conferma il radicale mutamento della manifestazione: da evento ideato nel 2009 come “la prima fiera internazionale dell’area mediterranea dedicata a innovazione, ricerca, sviluppo e tecnologie inerenti al mare”, nel corso degli anni è stata trasformata nell’unica mostra militare in Italia dove gli operatori principali sono le aziende del settore militare insieme alla Marina Militare. L’evento ha così rimpiazzato la “Mostra navale italiana”, di fatto la “Mostra navale bellica”, che si è tenuta a Genova negli anni ottanta: non a caso i principali sponsor di “SeaFuture 2021” sono proprio le maggiori aziende del comparto militare come Fincantieri (Strategic sponsor), Leonardo (Platinum sponsor), MBDA (Gold sponsor), Elettronica Group, Orizzonte Sistemi Navali e Cabi Cattaneo (Silver sponsor) e gran parte dei “media partner” sono agenzie e riviste del settore militare.

Come per la precedente edizione, anche quest’anno l’“importanza strategica” dell’evento viene attribuita allo “sviluppo di opportunità di business” per le imprese nazionali, gli Enti e le Agenzie del “comparto difesa”. E la rilevanza internazionale dell’evento è promossa attraverso l’invito alle Marine Militari di paesi esteri ed in particolare ai rappresentanti delle Marine Militari di numerosi paesi dell’Africa e del Medio Oriente che – come riportava il comunicato ufficiale della precedente edizione – “potrebbero essere interessate all’acquisizione delle unità navali della Marina Militare italiana non più funzionali alle esigenze della Squadra Navale, dopo un refitting effettuato da parte dell’industria di settore”: un salone dell’usato militare ben lontano dall’innovazione e dalla sostenibilità.

Consideriamo insopportabile che la Marina Militare che per più di 150 anni ha inquinato la città e il porto della Spezia usando il mare come discarica di liquami e rifiuti tossici anche radioattivi, tuttora presenti, intenda dare lezioni sulla sostenibilità ambientale utilizzando gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite per il proprio green-washing: un’operazione di facciata per continuare a nascondere l’inquinamento prodotto da strutture come l’Arsenale Militare (sede dell’evento Seafuture) tuttora in buona parte ricoperto di eternit e amianto. 

Riteniamo inaccettabile l’invito a partecipare all’evento rivolto dagli organizzatori ai rappresentanti delle Forze armate di paesi esteri belligeranti, responsabili di gravi violazioni dei diritti umani, delle libertà democratiche e del diritto internazionale umanitario.

Reputiamo ingiustificabile misconoscere che nei porti italiani vengono imbarcati sistemi militari e continuano a transitare armamenti destinati a paesi in guerra ed a governi responsabili di gravi violazioni del diritti umani e del diritto umanitario, in aperto contrasto con le norme nazionali e internazionali sul commercio di armi.

Consideriamo inammissibile la tendenza, che abbiamo evidenziato già dalle scorse edizioni, ad assimilare nell’ambito militare anche le iniziative riguardanti la “Economia Blu” e, soprattutto, la totale mancanza di attenzione al problema della “transizione ecologica” a favore delle tematiche relative ai Fondi Europei per la Difesa (European Defence Fund) a cui è stato dedicato, non a caso, il principale evento online finora organizzato da “Seafuture 2021”.

Riteniamo soprattutto intollerabile la completa disattenzione al problema centrale del Mediterraneo: le migrazioni. “Il Mediterraneo è diventato il cimitero più grande dell’Europa” – ha detto di recente papa Francesco invitando ad “abbattere il muro dell’indifferenza”, muro che i promotori di SeaFuture intendono invece ignorare se non contribuire ad innalzare.

Esprimiamo, infine, forte preoccupazione riguardo al possibile coinvolgimento degli studenti delle scuole secondarie in Seafuture per la mancanza di un’informazione completa e pluralistica sul significato dell’evento e della sua trasformazione in rassegna promossa dal comparto militare.

Nelle nostre coscienze e nella nostra visione, il futuro dell’industria navale e del mare non possono continuare a dipendere dalla produzione e dal commercio di sistemi militari sostenuti sottraendo risorse al settore civile. Il Mediterraneo deve essere un ponte di incontro tra i popoli e le culture, tra i centri di ricerca e tutte le realtà interessate a promuovere la tutela del mare, la sostenibilità ambientale, il turismo responsabile e lo sviluppo sostenibile nel rispetto dei diritti delle persone e dei popoli. Per questo nei giorni di “SeaFuture 2021” promuoveremo una serie di eventi, manifestazioni e convegni di approfondimento per chiedere che:

• SeaFuture sia riconvertito alla sua mission originaria: una fiera internazionale dell’area mediterranea dedicata a innovazione, ricerca, sviluppo delle tecnologie civili inerenti al mare, per promuovere la sostenibilità ambientale e sociale.

• Se necessario, alle esigenze del comparto militare-industriale sia dedicato uno specifico evento al di fuori di Seafuture, evento da riservarsi agli operatori professionali del settore, italiani ed esteri, in rigorosa osservanza delle restrizioni sulle esportazioni di sistemi e tecnologie militari ai sensi delle normative italiane e internazionali.

• Come previsto dalla legge n. 185 del 1990 siano predisposte “misure idonee ad assecondare la graduale differenziazione produttiva e la conversione a fini civili delle industrie nel settore della difesa”, salvaguardando e incrementando l’occupazione, liberando così i lavoratori dal ricatto occupazionale che li costringe a cooperare con un sistema militare-industriale che alimenta i conflitti, produce nuove vittime, provoca migrazioni e nuove povertà, soprattutto fra i popoli del Sud del mondo.

Invitiamo tutte le associazioni locali e nazionali a sottoscrivere questo appello inviando la propria adesione al Comitato promotore: RiconvertiamoSeafuture@gmail.com

I promotori locali dell’appello “Riconvertiamo Seafuture”:

Accademia Apuana della Pace, ACLI (La Spezia), ANPI (Sarzana), ARCI (La Spezia), Archivi della Resistenza – Circolo Edoardo Bassignani, Associazione Culturale Mediterraneo (La Spezia), Associazione Amici di Padre Damarco, Associazione di solidarietà al popolo Saharawi (La Spezia), Associazione Murati Vivi (Marola),  Associazione Posidonia (Portovenere), Caritas Diocesana (La Spezia), Chiesa Battista (La Spezia), Chiesa Metodista (La Spezia), Circolo ARCI Canaletto, Cittadinanzattiva, Comitato Acquabenecomune (La Spezia), Emergency (La Spezia), Gruppo di Azione Nonviolenta (La Spezia), Informazione Sostenibile, Legambiente (La Spezia), L’égalité (Sarzana), Libera (La Spezia), Rifondazione Comunista (La Spezia).

Aderiscono all’appello:

Associazione nazionale per la Pace (Assopace), Assopace Palestina, Beati i costruttori di pace, Casa per la Pace di Modena, Centro di Documentazione del Manifesto Pacifista Internazionale (Bologna), Centro Studi Sereno Regis, Città Visibili (Firenze), Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali – CALP (Genova), Comitato Piazza Carlo Giuliani (Genova), Commissione globalizzazione e ambiente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, Fondazione Finanza Etica, Greenpeace Italia, Movimento Internazionale della Riconciliazione – Italia, Movimento Nonviolento, Noi siamo chiesa, Osservatorio permanente sulle armi leggere e le politiche di sicurezza e difesa (Brescia), Pax Christi Italia, Unione Sindacale di Base (Porto di Genova), Un ponte per, Weapon Watch.

L’appello è promosso in collaborazione con Rete italiana pace e disarmo

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