Su: Lorenza Zannoni | Giù: Lorenzo Guerini

SU
LORENZA ZANNONI
commerciante e scrittrice

UN PATTO COL CANCRO
PER IL NUOVO FELETTINO

Parla del cancro, che combatte da anni, e lo fa senza infingimenti. Ma parla anche con il cancro, con il suo perfido inquilino. Lo sfida, lo insulta, lo supplica, patteggia con lui.

Lorenza Zannoni è una donna coraggiosa e solare. Che ha fatto della sua malattia una opportunità per indagare su se stessa e per dare una mano alle altre donne che invita, col suo esempio, a non arrendersi mai alla “bestiaccia” e a non rinchiudersi nella paura.

Quando, dieci anni fa, scoprì che l’inquilino era tornato, cominciò a scrivere pensieri e sensazioni indirizzate ad una donna immaginaria, con il tumore come lei, che non aveva il coraggio di parlarne. Scrivere le dava sollievo, come ha raccontato a Lerici durante un incontro pubblico sulla sanità.

«Gli parlavo e sono arrivata a fare un patto con lui – ha detto – Non farmi morire e io ti porto in giro e ti racconto tutto ciò che faccio».

In questi anni Lorenza ha scritto libri sul suo inquilino infido e minaccioso e ha vinto premi, continuando a incoraggiare altre donne. Al cancro ha chiesto di lasciarla vivere sino a veder terminato il nuovo ospedale.

Dice che l’oncologia a Spezia è una vergogna, che in ospedale non c’è neppure una sala d’attesa e che ha visto pazienti in coda svenire per la lunga attesa. Aggiunge che i sacrifici imposti ai malati sono da terzo mondo e per il Felettino non c’è più tempo da perdere.


GIU’
Lorenzo Guerini
ministro della Difesa

I SINDACATI, L’ARSENALE
E IL DESERTO DEI TARTARI

E’ vero, l’incontro non era in programma ed è anche vero che i ministri, quando si muovono hanno sempre i tempi contingentati. Ma il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, intervenuto alla base navale della città per inaugurare la settima edizione di Sea Future, cinque minuti per i sindacati poteva trovarli.

Bastavano cinque minuti per stringere loro la mano e impegnarsi ad incontrarli in un altro momento. Amarezza e delusione per i segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil che avevano molte cose da chiedere al ministro sul futuro dell’Arsenale che sembra vivere da anni una lenta, irreversibile agonia.

Lara Ghiglione, Antonio Carro e Mario Ghini speravano di avere da lui qualche notizia sul piano Brin (è ancora nell’agenda del Governo?) sulla ventilata joint venture tra Fincantieri e Oto Melara e sulla politica delle assunzioni negli arsenali militari. L’organico di quello spezzino è ai minimi storici, mentre in quello di Taranto si sta procedendo, con un bando, all’assunzione di personale civile.

A Spezia, invece, non si muove foglia. E anche i sindacati vivono la sindrome del sottotenente Drogo nella Fortezza Bastiani che domina una pianura chiamata deserto dei Tartari di un Paese immaginario. Drogo è pronto a rintuzzare l’incursione dei nemici ma all’orizzonte nulla appare perché la Fortezza da tempo non ha più alcuna importanza strategica ed è svuotata di funzioni. Sembra proprio l’Arsenale.

Renzo Raffaelli

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