Il nonno racconta ai nipotini la storia del virus

C’era una volta un gruppo di persone che si trovarono a cena una sera per decidere le sorti dell’universo.

Tra queste persone mi trovavo pure io, piccolo ed invisibile agli altri.

Non capivo come mai mi trovassi in quel posto. Mi pareva di avere circa quarant’anni o forse trenta o forse sessantacinque o forse qualche millennio.

Eravamo in un grande salone con al centro un enorme tavolo di ciliegio.

La sala aveva ai lati una vetrata che dava la vista ad un grande giardino fiorito dove si vedeva da lontano arrivare alcuni bimbi.

Attorno a me tanta gente vestita in modi diversi: chi portava i pantaloni alla zuava, chi era vestito in uno splendido doppio petto, chi portava i jeans: altri avevano la tunica bianca che toccava terra…altri ancora erano a torso nudo e poi tante donne con i vestiti più strani e diversi.

Mi aggiravo in questa discreta moltitudine di persone senza capire il perché della mia presenza.

Notai subito che anche gli altri erano imbarazzati come me.

“Mi ha invitato lui , sono stato invitato da lei, e tu chi ti ha invitato ? E’ stato lui“

Ma nessuno capiva a chi fosse venuta per primo l’idea di quella riunione.

C’era stato una specie di contagio degli inviti.

Ognuno dei partecipanti aveva ricevuto l’invito ed a sua volta aveva invitato un altro e così di seguito. Era l’inizio della pandemia dell’invito!

Il tavolo di ciliegio era apparecchiato per la cena e vi erano tanti inservienti pronti per servirci.

“Visto che tutti vanno a sedersi, ma sì, ci vado anch’io! ”

A fianco sulla mia sinistra un personaggio con la faccia tonda e rosea come un prosciutto e sulla mia destra una donna che sembrava un uomo con degli occhi che parevano di un animale e le mani posate sul tavolo che non capivo se erano di una bambina o di un adulto.

Mi trovavo ancora una volta ospite parassita in una cena tra vecchi amici.

Poi finalmente iniziò la serata.

Si cominciò con dello stufato che sembrava dal gusto di montone o di bisonte o di cinghiale, poi arrivarono lasagne dolci ed ancora del brodo che dal colore sembrava di gallina ma che aveva un gusto di anatra o di fagiano o di vitello …e poi ancora delle fritture di pesce di lago, di mare, di fiume, di canale e di ruscello messi tutti insieme.

I piatti continuavano ad arrivare con ritmo sostenuto: ravioli ai frutti di mare e di bosco messi insieme, scaloppine al pesto ed agli ortaggi, bistecche di maiale e di cavallo e poi contorni di ogni genere: patate lesse, verdure grigliate, erbe miste legate a finocchietti, spinaci e carciofi e bietole e barbabietole e zucchine e cavolfiori e porri e fagiolini e fagioli tutti assembrati in un’unica porzione.

E più mangiavano più portavano.

“Prosciutto “ accanto a me ci dava di brutto e per ripararsi da tutto l’unto che gli colava dalla bocca si era fatto portare una tovaglia che si era legata dietro il collo.

L’altra vicina/vicino mangiava in silenzio e quando parlava si rivolgeva sempre dalla parte opposta la mia.

Io me ne stavo tranquillo a vedere tutto quello che mi stava attorno.

Era un continuo togliere il tappo a bottiglie di Chianti, Tokay, Barbera

Poi venne il momento dei dolci.

Entrarono gli inservienti trascinando carrelli strapieni di ogni prelibatezza.

E allora giù a mangiare: ‘ pancia mia fatti capanna’

Ma il bello doveva ancora venire.

D’improvviso dalla grande porta principale entrò una ballerina che qualcuno, con la vista che si annebbiava, scambiò per ballerino.

“Che bella – che bello “   “ guarda che gambe “ “ balla proprio bene il tango “ “ guarda come balla la danza del ventre “ “ non ho mai visto ballare così bene il valzer “ “ hai visto che spaccata ! “ “ guarda, guarda, che passo di rumba ”

Intanto era terminata la cena e dopo l’esibizione delle ballerina/ballerino furono fatti allontanare gli inservienti: stava per iniziare la riunione.

Nessuno però voleva prendere per primo la parola, nessuno era il capo, nessuno se la sentiva.

Perché eravamo tutti in quel posto?

Chi era tra i presenti il numero zero da cui era partito il primo invito?

Ognuno guardava l’altro ma nessuno se la sentiva di iniziare altrimenti si sarebbe scoperto l’ideatore di questa riunione.

Poi d’improvviso si sentì una voce: era di un uomo o forse una donna ne alto-alta ne basso-bassa ne brutto-brutta- ne bello-bella ne magro-magra ne grasso-grassa che tenendo in mano un calice mezzo pieno-mezzo vuoto prese finalmente la parola:

“amici” e parlava all’ingresso del salone “ finalmente sono arrivate le mascherine. Mi raccomando di mettersi in fila, prima i più anziani.”

E’ così che apparvero 4 uomini-donne che appoggiarono a terra alcuni scatoloni. Erano uomini-donne coperti totalmente da una tuta bianca, guanti ed occhiali bianchi, sul volto mascherine di colori diversi e la testa anch’essa coperta da un cappuccio sempre bianco.

“Sono finalmente arrivate le mascherine e siamo salvi! Ora possiamo debellare questo maledetto virus”

Mi avete chiamato ed ora che sono tra voi avete paura e vi nascondete, fu il mio primo pensiero.

Si formarono subito 4 file e tutti ad una dovuta distanza cominciarono a mascherarsi.

In breve la sala divenne una tavolozza di colori. Tantissime maschere e nessun volto.

Terminata la consegna un uomo o forse una donna fece scendere la mascherina e tenendo in mano un calice mezzo vuoto e mezzo pieno prese nuovamente la parola:

“ amici “ iniziò mezzo alzato-alzata e mezzo seduto-seduta “ è ora giunto il momento di decidere cosa vogliamo fare di questo mondo “

Aveva appena terminato la frase che tutti ci girammo verso una parte di vetrata da cui giungevano grida di bimbi. Ci avvicinammo tutti per assistere alla scena.

Nel giardino un bimbo con una fionda lanciava sassi verso il cielo mentre altri suoi compagni avevano lo sguardo rivolto verso l’alto.

“ i soliti sbandati che invece di andare a scuola passano il tempo a divertirsi “

Mentre si tornava tutti verso il tavolo di ciliegio nessuno aveva visto il cielo a cui erano indirizzati i sassi del bimbo. Un cielo infettato da veleni, droga, degrado. Solo io avevo visto.

E’ così che tutti ora rivolgevano lo sguardo dove da una delle grandi porte della sala entrarono alcuni domestici portando a fatica quello che pareva una grandissima mela.

“fate piano, mi raccomando fate piano: ecco, ecco, sistematelo al centro del tavolo, così piano, piano, bravissimi, potete andare “

Poi la solita ed unica voce uomo-donna si rivolse verso tutti i presenti :

“ eccolo, lo vedete, un grande artista ha fatto per noi questo incredibile mappamondo “

Una breve sosta per finire il bicchiere

“ stasera noi decideremo il futuro del mondo ! “

Tutti i presenti presi dalla sorpresa e dalla bellezza dell’opera si avvicinarono al tavolo.

Era proprio un mappamondo mai visto con raffigurati oceani, stati, fiumi, montagne, laghi.

Guardando attentamente il mappamondo sembrava ora fatto di cristallo, ora di carta, ora di semplice vetro.

Ed io partecipe, a loro invisibile, che continuavo a non capire

E’ così che l’uomo-donna riprese a parlare :

“come vedete là in alto l’artista ha praticato un foro dove ognuno di noi dovrà gettare un ingrediente che andrà a formare la storia di ogni nazione, abbiamo portato ingredienti buoni ed alcuni purtroppo non buoni, quando andremo ad agitare il tutto dovremo fare in modo che questi ingredienti siano sparsi ed amalgamati bene senza sproporzioni. Prima però di iniziare questa cosa fondamentale per l’umanità riempiamo i nostri calici e brindiamo con l’augurio di un buon lavoro ! “

Nessuno dei presenti se lo fece dire un’altra volta.

Scesa la mascherina i calici si riempirono velocemente : “cin cin“ “cin cin“

Appena terminato il tintinnio dei bicchieri l’uomo-donna salì su una sedia ed una volta sul tavolo cominciò a versare il primo ingrediente dentro il foro del mappamondo.

Iniziava la piccola processione: ognuno saliva sulla sedia ed una volta sul tavolo gettava un ingrediente nella bocca del mappamondo.

“Una manciata di fratellanza, una spolveratina di tolleranza, qualche briciola di odio, un’altra manciata di amore, un pizzico di legalità, una goccia di guerra “

La tentazione di entrare anch’io e tuffarmi attraverso quel foro era grande.

Intanto c’era chi gettava un batuffolo di invidia, chi buttava una lacrima di terrore ed ancora due gocce di fame.

Quando l’ultimo ebbe gettato una buona dose di dittature l’uomo –donna invitò tutti ad un nuovo brindisi prima di iniziare a spargere in maniera equa gli ingredienti inseriti nel mappamondo.

Altre mascherine che scendevano e altre bottiglie che si aprivano, tappi che saltavano allegri e spensierati, altri bicchieri che si riempivano, altri brindisi: “cin cin“ “cin cin“ “è questo il momento più importante per noi e per l’umanità, da come agiteremo questo mappamondo dipenderà la storia futura dell’uomo. ”

Mentre parlava aveva gli occhi mezzi aperti e mezzi chiusi e così le mani: mezze aperte e mezze chiuse.

Solo in quel momento si accorse che per agitare bene il mappamondo era necessario che alcune persone salissero sul tavolo.

“Saliamo sul tavolo noi quattro “ed indicò altri tre presenti“ così lo alziamo e cerchiamo di agitarlo per distribuire bene gli ingredienti “

Tra questi scelse proprio Prosciutto.

A turno salirono sulla sedia per trovarsi assieme sul tavolo.

Questo esercizio, semplice in stato normale, non lo era dopo una lunga festa e dopo ripetuti cin cin.

Sul tavolo, ai lati del mappamondo, sembravano ora alti ora bassi e vedevano gli altri rimasti in basso ora magri ora grassi – ora uomini ora donne – ora che parlavano ora che tacevano – ora con i capelli ora senza capelli.

“Siamo pronti!“ era la voce dell’uomo-donna che sembrava un sussurro o un grido

“ci siamo, ecco piano, piano, attenzione, solleviamo il mappamondo”

Ma mentre cercavano di sollevarlo per agitarlo pareva loro di alzare ora un peso da 100 chili ora un ramo di ulivo.

“Ecco, ancora un poco a destra (e andavano a sinistra) ora un poco a sinistra (e andavano a destra) un poco di qua (e andavano di là) no un poco di là (e andavano di qua).”

“Aspettate, aspettate! ci sono anch’io! non mi vedete ma io in questi millenni vi ho visto infettare il mondo con il vostro agire: guerre, omicidi, divisioni, terrore, religioni contro religioni e chi più ne ha più ne metta. Non avete ancora imparato nulla dalle esperienze passate!”

“Da dove proviene questa vocina “ è il solito Prosciutto che interviene

“Mi conoscete bene perché troppo spesso mi chiamate quando ci sono grandi guerre, quando tutto va alla deriva e allora entro dentro di voi ad infettare dove c’è già l’infezione e assieme conviviamo fino a quando non cercate di fare un uso diverso del tempo.

Guardiamo se questa volta vi ravvedete per sempre perché anch’io ho voglia di stare a riposo, per ora faccio un piccolo tuffo sperando sia l’ultimo”

Tutti i presenti si guardarono negli occhi senza capire il messaggio dettato dalla mia vocina. Una ultima scrollatina e il mappamondo divenne nuovamente mondo.

A fatica scesero dal tavolo del tutto ubriachi.

Così mentre in strada il vento giocava a cercare oggetti da sbattere in aria e la luce del giorno stava morendo era nato l’ennesimo mondo ed io non volevo esserci ma c’ero!

In giardino due bimbi non ancora contagiati giocavano al “dottore”

Giancarlo Guani

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