Marino Fiasella ricorda l’alluvione del 2011

LA SPEZIA – Il 25 ottobre del 2011 – esattamente dieci anni fa – la nostra provincia fu investita da un tragico alluvione che provocò tredici vittime in val di Vara, in val di Magra e nelle Cinque Terre. Marino Fiasella – che all’epoca era il Presidente della Provincia – ripercorre sul filo della memoria quelle drammatiche ore.

– Qual è il suo ricordo di quei giorni tragici?

Di un evento di proporzioni gigantesche, secondo solo alla guerra. Era un dramma, ricordo vivissimamente il senso di impotenza, di smarrimento. Di fronte alla forza della Natura come uomini ci siamo sentiti piccoli piccoli.

– Accanto tragedia tanti episodi di solidarietà commuoventi. Si avvertiva un senso di comunità molto forte?

Certamente, nella enorme difficoltà la gente tirò fuori la parte migliore di sé. Ricordo gli Ultras dello Spezia che vennero a spalare il fango, gli sms solidali, gli aiuti che arrivarono da ogni parte del mondo.
Ricordo il momento del pranzo, che interrompeva il lavoro di rimozione del fango che veniva ripreso subito dopo aver mangiato: ci si sentiva una comunità. Una comunità ferita ma che con lo sforzo di tutti sarebbe riuscita a rialzarsi.

– Come limitare il più possibile il rischio che analoghi eventi possano ripetersi in futuro?

Sicuramente occorre prendere sempre più coscienza che prendersi cura del territorio è vitale. La Liguria e la nostra provincia in particolare sono territori magnifici ma molto fragili.
Quell’evento ha messo in moto un pensiero diverso da quello che si praticava fino ad allora, quando si pensava che si potesse utilizzare il suolo a nostro piacemento, utilizzando la nostra conoscenza tecnologica. Il suolo rigetta le cose che non sopporta, noi uomini non siamo onnipotenti.
La Natura è il dono che ci è stato consegnato, dentro quel dono ci siamo noi che facciamo parte del Creato: se non ristabiliamo questo equilibrio il destino dell’umanità in futuro sarà sempre complicato.

Vimal Carlo Gabbiani

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