La parabola di Jacopo..

Le parabole del calcio come quelle della vita, un giorno sull’altare, l’altro nella polvere, non fa differenza la storia di Jacopo Sala, da giocatore in ascesa a dimenticato e ora di nuovo protagonista. Il gol è una perla e testimonia anche la buona attitudine al tiro che Jacopo possiede, poi la corsa liberatrice sotto la “Ferrovia” e quella maglia da tenersi stretta…

LA SPEZIA – Le parabole del calcio come quelle della vita, un giorno sull’altare, l’altro nella polvere, non fa differenza la storia di Jacopo Sala, da giocatore in ascesa a dimenticato e ora di nuovo protagonista.
Una carriera iniziata all’estero, Chelsea e poi Amburgo, con l’esordio in Bundesliga, proseguita poi in Italia al Verona.

È proprio nei due anni a mezzo all’Hellas che Jacopo gioca in prevalenza a centrocampo, mettendosi in particolare evidenza, nonostante qualche problema fisico che ne ha limitato le presenze.
A metà stagione 15/16 va alla Sampdoria ed è subito fermato da altri due infortuni muscolari.

L’annata successiva è un susseguirsi di infortuni e di presenze da titolare nella posizione prevalente di terzino destro.
Sempre alla Sampdoria, la stagione 17/18 è quella dove la sua parabola inizia a scendere, con più panchine che gare da titolare, sempre da terzino, così come nella prima parte della stagione 18/19.
Torna titolare nella seconda parte della stagione come terzino destro.
La sua parentesi a Genova si chiude alla fine della stagione per trasferirsi alla Spal nell’annata 19/20, dove viene impiegato da quinto a centrocampo di destra, sino a che non viene messo fuori rosa per qualche mese, prima di tornare in squadra per il finale di stagione, sfortunato perché gli emiliani retrocedono in Serie B.
Lo Spezia lo prende l’anno dopo da svincolato, con Vincenzo Italiano a considerarlo il possibile titolare per la fascia destra.
Arriva a Spezia da giocatore più esperto della squadra grazie alle 150 gare in Serie A, ma dopo 4 presenze si infortuna, al rientro altre due gare, culminate con la trasferta di Crotone, dove entra nella ripresa, prestando il fianco, come i compagni, ai padroni di casa che vincono per 4 a 1.
Qui si chiude la sua stagione, perché il tecnico lo mette fuori rosa, e li resterà per tutto il resto della stagione.
Di certo ci mette nel suo nella gare giocate, ma non gli viene più data l’opportunità di esprimersi, ne sulla fascia, ne a centrocampo.
A fine stagione con la conferma di Italiano, in pratica viene messo sul mercato, ma l’arrivo successivo di Thiago Motta cambia tutto, il tecnico italo-brasiliano infatti, nel periodo pur problematico del ritiro, utilizza i giocatori a disposizione anche in altri ruoli, per testarne la duttilità.
È proprio in questo periodo che Jacopo viene utilizzato a centrocampo e li resta, venendo anche considerato un punto fermo della squadra.
È a quel punto che rientra a tutti gli effetti in gruppo diventandone anche un punto di riferimento, anche per la sua esperienza, visto che a dicembre compirà trentanni.
Il resto è storia recente, utile nelle prime gare, poi l’infortunio ma con la consapevolezza di poter rientrare al più presto per dare una mano alla squadra in un momento delicato proprio lì, in mezzo al campo.
Il secondo tempo a Firenze per riprendere un po’ di gamba e la maglia da titolare con il Torino, davanti alla difesa, per garantire anche quel filtro che in troppe gare è mancato.
Il gol è una perla e testimonia anche la buona attitudine al tiro che Jacopo possiede, poi la corsa liberatrice sotto la “Ferrovia“.
E poi quella maglia che a fine gara si tiene stretta e non lancia ai tifosi, del resto è la maglia del primo gol con lo Spezia, sono 6 in totale da professionista, un ricordo da custodire e che rappresenta un nuovo inizio, una nuova parabola
Enrico Lazzeri

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