Sanità, è sempre l’ora dei privati … di Renzo Raffaelli

Più di un milione di euro spesi dall’Asl in tre mesi per smaltire gli esami arretrati. 

LA SPEZIA – In meno di tre mesi l’Asl ha speso 1 milione e 200 mila euro per recuperare le prestazioni sanitarie arretrate a causa della pandemia. E’ la somma versata ai laboratori privati accreditati per esami diagnostici che l’azienda sanitaria non aveva potuto eseguire. Il progetto dello smaltimento dell’arretrato – qualcosa come 5 mila prestazioni – difficilmente potrà essere ultimato entro i prossimi mesi. Lo si capisce dai tempi che il Cud in questi giorni assegna ai pazienti per una visita o per un esame. Ci sono accertamenti che slittano di molti mesi. La situazione è difficile e rischia di diventarlo ancora di più se aumenteranno i contagi e i ricoveri in ospedale.

Quando l’Asl è in difficoltà ricorre da sempre ai privati convenzionati. E lo farà sempre di più considerando gli organici carenti in tutte le branche specialistiche. Persino la medicina d’urgenza è drammaticamente sotto organico in tutta la Regione e un recente censimento ha certificato la carenza di almeno 81 medici in Liguria nei servizi di emergenza, cioè per interventi non procrastinabili. Ci sono 5-6 medici in meno rispetto all’organico previsto in ogni pronto soccorso e anche il 118, cioè le automediche della Liguria, viaggiano con almeno 34 medici in meno.

Un deficit difficile da colmare considerando che i giovani medici riluttano a lavorare nell’emergenza, per lo stress e i rischi che comporta, e scelgono altre specializzazioni.

Il ricorso al privato diventa necessario quando le politiche sanitarie non investono nel personale e nelle attrezzature diagnostiche come avviene nel nostro Paese dove mancano 25 mila medici e 60 mila infermieri.

Alla Spezia il privato è oggetto di discussione anche per la costruzione del nuovo ospedale. La Regione per il nuovo Felettino punta su una collaborazione pubblico-privato ma i partiti del centrosinistra e i Comitati popolari osteggiano fortemente questa soluzione. Sostengono che gli 86 milioni che tirerebbe fuori il privato per realizzare il nuovo ospedale dal costo complessivo di 264 milioni si tradurrebbero per il pubblico in un canone annuo da versare al privato di 14 milioni e 800 mila euro per 12 anni. Un fardello pesantissimo sia che venga caricato sui bilanci dell’ASL che su quelli della Regione.

Sarà il Comitato istituzionale di gestione e attuazione degli accordi tra Stato e Regioni a stabilire se il progetto pubblico-privato di Spezia è realizzabile e sostenibile. Di questo Comitato fanno parte rappresentanti del ministero delle Finanze, della Salute e della Regione Liguria. Il Comitato ha terminato l’istruttoria e presto – così se lo augurano tutti – dovrebbe dare il suo parere. Che farà iniziare il percorso di costruzione del nuovo ospedale che la città attende da trent’anni.

Renzo Raffaelli

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