Le 5 bugie della carne Frankenstein

Nessun vantaggio per ambiente, animali e consumatori: solo abili strategie di marketing delle multinazionali. 

Al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione Coldiretti smaschera i 5 segreti della carne di Frankenstein: non salva gli animali perché viene fabbricata sfruttando i feti delle mucche; non salva l’ambiente perché consuma più acqua ed energia di molti allevamenti tradizionali; non aiuta la salute perché non c’è garanzia che i prodotti chimici usati siano sicuri per il consumo alimentare; non è accessibile a tutti poiché per farla serve un bioreattore; e non è neppure carne ma un prodotto sintetico e ingegnerizzato.

La prima bugia è relativa alla presunta salubrità della carne in provetta: l’alto tasso di proliferazione cellulare può indurre instabilità genetica delle cellule sostenendo la potenziale proliferazione di cellule cancerose sporadiche; inoltre, non c’è finora la garanzia che tutti i prodotti chimici necessari per la coltura cellulare siano sicuri nel contesto del consumo alimentare e c’è il rischio anche che si generi carenza nutrizionale associata al mancato consumo di proteine animali. Ma la carne Frankenstein non salva neppure l’ambiente né riduce gli impatti sui cambiamenti climatici: secondo un recente studio condotto da un gruppo di scienziati della Oxford Martin School, gli impatti ambientali della bistecca sintetica, cui è associato un intenso consumo di energia, potrebbero provocare nel lungo termine un maggiore riscaldamento globale; inoltre, il processo di produzione richiede consumi di acqua che sono di gran lunga superiori a quelli di molti allevamenti, producendo peraltro enormi quantità di molecole chimiche e organiche i cui residui sono altamente inquinanti per le risorse idriche secondo l’Inra French Institute for Agricultural Research.

Un’altra menzogna è che la carne artificiale elimini le sofferenze degli animali, ma in realtà per farla serve siero fetale bovino per la crescita alimentare in laboratorio, una coltura a base di cellule staminali di vitello: perciò, dopo che una vacca madre è stata macellata e squartata, il suo utero, che contiene il feto, viene rimosso (scegliendo solo quelli di età superiore a tre mesi altrimenti il cuore è troppo piccolo per perforarsi) e in tutto questo processo non viene somministrata alcuna anestesia. Ad ingannare è anche l’utilizzo di nomi, come “carne coltivata”, per costruire un percepito che rimanda alle piante, e quindi alla terra e alla salubrità. Al contrario, la carne sintetica è prodotta a partire da strisce di fibra muscolare, che crescono attraverso la fusione di cellule staminali embrionali all’interno di un bio-reattore utilizzando le tecniche di ingegneria tessutale praticate da diversi anni nella medicina rigenerativa. Il prodotto sintetico e ingegnerizzato è dunque il risultato di un processo di laboratorio che non ha nulla a che fare con il concetto di cibo.

Infine, si pensa che la carne sintetica possa sfamare la popolazione diventando una risorsa accessibile a tutti ma in realtà la tecnologia usata ha costi di ingresso elevati e rendimenti di scala crescenti. Gli investimenti nel campo della biologia sintetica stanno crescendo molto negli ultimi anni e i nomi più impegnati sono soprattutto noti per essere protagonisti del settore hitech e della nuova finanza mondiale: da Bill Gates (fondatore di Microsoft) ad Eric Schmidt (cofondatore di Google), da Peter Thiel (co-fondatore di PayPal) a Marc Andreessen (fondatore di Netscape), da Jerry Yang (co-fondatore di Yahoo!) a Vinod Khosla (Sun Microsystems). Solo nel 2020 sono stati raccolti 366 milioni di dollari investiti nel settore della carne artificiale e negli ultimi 5 anni (2016-2020) gli investimenti sono cresciuti di circa il 6000%; inoltre, paradossalmente, queste iniziative private hanno incassato anche sostegni pubblici come nel caso dello stanziamento di 2 milioni di euro di fondi per la ripresa dal Covid concessi dall’Unione Europea a due aziende olandesi impegnate nella produzione di “carne” in laboratorio da cellule in vitro, la Nutreco e la Mosa Meat dove ha investito anche il famoso attore americano Leonardo DiCaprio che non ha certo bisogno dei soldi dei cittadini europei.

“Le bugie della carne in provetta confermano che dietro i ripetuti e infondati allarmismi sulla carne rossa c’è una precisa strategia delle multinazionali che con abili operazioni di marketing puntano a modificare stili alimentari naturali fondati sulla qualità e la tradizione -affermano Gianluca Boeri Presidente Coldiretti Liguria e Bruno Rivarossa Delegato Conferderale – Legare la produzione di cibo e la sua disponibilità all’accensione di un bio-reattore porta alla separazione degli attori chiave della filiera e marginalizza in particolare gli agricoltori e i consumatori, aumentando le disparità; non bisogna dimenticare, inoltre, che l’attività di allevamento non ha solo una funzione alimentare ma anche una rilevanza sociale e ambientale: quando una stalla chiude si perde un intero sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di formaggi tipici e soprattutto di persone impegnate a combattere, spesso da intere generazioni, lo spopolamento e il degrado dei territori, soprattutto in zone svantaggiate”.

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