Il DNA ritrovato

Le due vittorie esterne di Napoli e di Genova hanno mostrato, pur in contesti differenti, una squadra compatta, capace di palleggiare anche con disinvoltura, vogliosa di andare ad attaccare qualche metro più avanti, desiderosa di ritrovare quella profondità perduta sugli esterni. Il primo tempo di Genova ha rispolverato agli occhi di tutti un tratto indispensabile del DNA di questa squadra, del DNA degli ultimi anni.

LA SPEZIA – Non è un caso se Simone Bastoni, l’eroe di un’altra vittoria al Ferraris che resterà nella storia del club aquilotto, parla di “aggressività e coraggio” come di elementi determinanti per arrivare ai tre punti.

Proprio su questo aspetto dovranno battere da ora in poi i ragazzi di Thiago Motta per tenere viva questa nuova media punti salvezza, su questa via battuta troppo di rado negli ultimi tempi, in quelle lunghe settimane caratterizzate da prestazioni, oltre che risultati, deludenti.
Prestazioni e risultati che parevano assolutamente conseguenziali, una squadra che da tempo si mostrava prigioniera, forse, di qualche equivoco tattico di troppo o, semplicemente, la necessità di riparare qualcosa di meno funzionante, ha finito per imbrigliare i propri punti di forza.

Le due vittorie esterne di Napoli e di Genova hanno mostrato, pur in contesti differenti, una squadra compatta, capace di palleggiare anche con disinvoltura, vogliosa di andare ad attaccare qualche metro più avanti, desiderosa di ritrovare quella profondità perduta sugli esterni.
È nelle gare interne, adesso, che andrà ricercato l’ulteriore, decisivo passo in avanti.
Ritrovare il 4-3-3, e con esso l’imprevedibilità e l’estro di alcuni giocatori determinanti o imprevedibili come Verde, Agudelo Gyasi – rimesso al suo posto – può avere eccome lo scopo di arretrare il baricentro avversario in un campo, il “Picco”, fatto su misura per andare in difficoltà se vieni attaccato e messo alle strette, al di la delle qualità avversarie e del loro blasone.

Comunque sia dovrà probabilmente evitare, il tecnico aquilotto, di ricadere nell’errore di interpretare questo modulo con estrema prudenza, onde evitare di lasciare troppo palleggio e troppa iniziativa nella zona nevralgica del campo dove le qualità avversarie possono trovare agevolmente il modo per farti girare a vuoto, finendo per soffocarti, come avvenuto contro il Verona una settimana fa.

Il primo tempo di Genova ha rispolverato agli occhi di tutti un tratto indispensabile del DNA di questa squadra, del DNA degli ultimi anni: pensare in avanti, giocare anche con un certo grado di spensieratezza, soffocare per primi l’iniziativa avversaria, dare un certo tipo di messaggio alla partita.
Quale migliore occasione, ora, di tornare a battere su questo tipo di mentalità tra le mura amiche, la mentalità che può farti trovare con più naturalezza la via dei tre punti per il numero di gare sufficienti a traguardare la quota salvezza.
Ricordare la scorsa annata, sotto questo punto di vista, non è assolutamente un errore.

Dennis Maggiani

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